Il blog di E-Lex

Tribunale di Milano: si devono pagare i diritti d’autore a Soundreef, non basta la Siae

Il tribunale ordinario di Milano, con un decreto ingiuntivo emesso il 19 luglio, ha ordinato a Showbees, l’organizzatore di un concerto di Fedez, di versare a Soundreef il compenso dovuto all’artista a titolo di compensi per diritto d’autore. L’organizzatore – che aveva ceduto alle richieste di Siae e aveva scelto di pagare solo quest’ultima – avrà ora 40 giorni per decidere se pagare Soundreef o opporsi al decreto ingiuntivo. Lo rende noto la stessa Soundreef. La decisione, seppure emessa in sede monitoria, costituisce, secondo Soundreef, «un importante precedente e contribuisce a far chiarezza: chi utilizza i diritti d’autore di un artista o di un editore è tenuto a pagare direttamente i titolari dei diritti o chi abbia ricevuto da questi ultimi il mandato alla gestione dei diritti e non può pagare sempre e comunque la Siae anche in relazione a diritti estranei al repertorio dei propri mandanti e associati». «Alcuni organizzatori di concerti non versano a Soundreef quanto dovuto perché sviati e confusi da pratiche commerciali della Siae che formano attualmente oggetto di un procedimento davanti all’Antitrust – commenta il legale di Soundreef, l’avvocato Guido Scorza -. Questa decisione, per quanto pronunciata in sede sommaria, potrebbe contribuire a chiarire ciò che dovrebbe essere ovvio: nessuno Siae, inclusa, può gestire diritti d’autore e incassare compensi in assenza di un mandato da parte del titolare dei diritti. La volontà di un autore deve essere sempre e comunque rispettata e non c’è questione di mercato, né esclusiva che possa travolgere questo principio elementare.

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Le “certificazioni privacy” ed il Regolamento UE

Tra le maggiori novità introdotte dal cd. “Regolamento Privacy”, merita di essere segnalata, sicuramente, quella delle certificazioni: è ora previsto il coinvolgimento di Organismi di certificazione accreditati per valutare la conformità dei sistemi di protezione dei dati attivati dai titolari o dai responsabili del trattamento soggetti al Regolamento.
L’introduzione delle certificazioni – le prime, per quanto è dato sapere, a livello legislativo in materia di protezione dei dati personali – si segnala per una molteplicità di ragioni.
Innanzitutto, perché si ha l’impressione che, nella difficoltà di dettare regole giuridiche comuni, proprie dello strumento normativo adoperato, si è fatto ricorso a forme di unificazione da un punto di vista tecnologico: in altri termini, le certificazioni non incontrano i limiti delle regole giuridiche, dal momento che non risentono delle singole tradizioni nazionali e sono identiche per tutti gli Stati membri.
Infine, l’adozione delle certificazioni serve ai titolari del trattamento per offrire – nella prospettiva risk based che permea l’intero Regolamento – uno strumento per dimostrare (o, quanto meno, per determinare una presunzione) di aver adottato delle misure di sicurezza efficaci, nonché per limitare l’importo della sanzione, in caso di eventuale contestazione da parte dell’Autorità competente.
Dunque, mentre gli operatori vedono incombere l’onda del cd. “Regolamento Privacy”, acquista sempre più importanza la scialuppa di salvataggio della certificazione.
La domanda è: esiste già, oggi, una certificazione utilizzabile? Se sì, chi può rilasciarla?

Partendo dal dato normativo, il Legislatore Comunitario menziona tali certificazioni in numerose norme, tra cui gli artt. 42 “Certificazione” e 43 “Organismi di Certificazione”, che individuano il meccanismo di base individuato dal legislatore europeo.
In particolare:
• Gli Stati membri, le autorità di controllo, il comitato e la Commissione incoraggiano, soprattutto a livello di Unione, l’istituzione di meccanismi di certificazione della protezione dei dati nonché di sigilli e marchi di protezione dei dati allo scopo di dimostrare la conformità al Regolamento dei trattamenti effettuati dai titolari e dai responsabili del trattamento. Sono tenute in considerazione le esigenze specifiche delle micro, piccole e medie imprese (art. 42 comma 1).
• La certificazione, da un lato, non è obbligatoria (art. 42 comma 3); dall’altro, non è completamente risolutiva, in quanto lascia impregiudicata la possibilità per il Garante di contestare eventuali non conformità al Regolamento delle misure adottate dal titolare del trattamento (art. 42 comma 4). A tal proposito, vanno allora lette con equilibrio alcune disposizioni del Regolamento (quali ad esempio l’art. 32 comma 3 in materia di misure di sicurezza) che sì, valorizzano la certificazione, ma nello stesso tempo ne sanciscono la non esaustività.
• La certificazione può essere rilasciata direttamente dal Garante (art. 42 comma 5) ovvero, in alternativa, dagli Organismi di certificazione che si siano preventivamente accreditati presso il Garante o presso il “certificatore dei certificatori”, rappresentato nel nostro Paese da Accredia (Ente unico nazionale designato dal governo in base al regolamento EU n 765/08, conformemente alla norma EN- ISO/IEC 17065/2012).
Saranno gli Stati europei a garantire che l’accreditamento sia affidato a uno solo o a entrambi i soggetti indicati nel provvedimento.
• A tal proposito, ai fini dell’accreditamento di tali Organismi da parte del Garante ovvero di Accredia, sarà necessario che gli Organismi richiedenti dimostrino di avere determinati requisiti: di essere soggetti indipendenti; non in conflitto di interessi; competenti in materia di protezione dati; che abbiano formalizzato apposite procedure (per il rilascio, il riesame periodico, il ritiro delle certificazioni e per la gestione dei reclami). Inoltre, devono dimostrare di soddisfare i criteri (di cui all’articolo 42 paragrafo 5) approvati dall’Autorità di controllo (artt. 55 e 56) o dal Comitato (art. 63), unitamente ai requisiti previsti dal Regolamento CE 765/2008 e da altre norme tecniche in materia.
Con riferimento a quanto appena esposto, si precisa che ad oggi il Garante e/o il Comitato non hanno ancora adottato alcun criterio.
L’accreditamento è rilasciato per un periodo di 5 anni ed è rinnovabile, ovvero revocabile, dal Garante o da Accredia.
• È previsto che gli Organismi di certificazione, cosí accreditati, trasmettano all’Autorità di controllo i motivi a sostegno della rilasciata o negata certificazione e che, successivamente, le Autorità di controllo provvedano a trasmetterli al Comitato. Il Comitato deve raccogliere in un Registro tutti i meccanismi di certificazione e i sigilli di protezione dei dati e li deve rendere pubblici con qualsiasi mezzo appropriato.
Gli Organismi di certificazione accreditati sono pertanto ritenuti responsabili della valutazione che comporta il rilascio (ovvero la revoca) della certificazione richiesta, fatta salva la specifica responsabilità del titolare.
• In linea generale, ai fini della certificazione, il titolare del trattamento (o il responsabile del trattamento che sottopone il trattamento effettuato al meccanismo di certificazione) fornisce all’Organismo di certificazione di cui all’articolo 43 ovvero all’Autorità di controllo competente tutte le informazioni e l’accesso alle attività di trattamento necessarie ad espletare la procedura di certificazione.
La certificazione è rilasciata al titolare del trattamento o responsabile del trattamento per un periodo massimo di tre anni. Essa può essere rinnovata alle stesse condizioni purché continuino a essere soddisfatti i requisiti pertinenti, ovvero può essere revocata qualora tali requisiti non siano più soddisfatti.
• La certificazione, rilasciata come sopra esposto, deve rispondere ai criteri approvati dall’Autorità di controllo (art. 58) oppure dal Comitato europeo per la protezione dei dati, istituito dal Regolamento stesso (art. 63).
• Il Regolamento, infine, prevede cha la Commissione europea possa adottare atti di esecuzione per stabilire norme tecniche riguardanti i meccanismi di certificazione e i sigilli e marchi di protezione dei dati, nonché le modalità per promuoverli e riconoscerli (art. 43, comma 9).
In poche parole, il sistema di valutazione delle conformità previsto dal Regolamento si fonda su una struttura gerarchico-piramidale composta da entità diverse, tra loro autonome e indipendenti:
 l’ente accreditatore;
 l’organismo di valutazione;
 il soggetto da certificare.
L’indipendenza e la terzietà di ciascuna di tali parti costituiscono requisiti essenziali per la corretta affidabilità dell’intero sistema.

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Workshop “Il futuro del mobile messaging”

Dopo l’apertura di Verona, il workshop “Il futuro del mobile messaging” organizzato da rdcom.it farà tappa a Milano il 19 giugno e a Roma il 22 giugno.

L’obiettivo è quello di condividere una visione a breve-medio termine di come il messaging mobile potrà essere protagonista delle strategie di marketing delle imprese.

Il contenuto del workshop comprende l’esperienza e la visione dell’agenzia, in qualità di player italiano con una presenza sul mercato internazionale, in prima linea nel confronto con le esigenze più evolute e con lo sviluppo di soluzioni innovative. Il contributo dei relatori che si alterneranno sul palco è di grande interesse.

Marta Valsecchi, direttrice dell’Osservatorio Mobile B2c Strategy del Politecnico di Milano, porterà la migliore fotografia del mercato mobile in Italia con particolare attenzione ai prossimi trend che fanno capolino sul mercato.

Giovanni Maria Riccio, Partner di e-Lex, approfondirà le tematiche riguardanti la Privacy che saranno, ancor più di ora, un fattore fondamentale per la scelta degli strumenti di messaging mobile.

Interessante anche il punto di osservazione di Mauro Spennato, Direttore di ehi!, che, da agenzia creativa, “contestualizzerà” il mobile messaging tra i media digitali.

Daniele Poerio, Fondatore e Ceo di rdcom.it, ha fortemente voluto questo evento, per dare una visione globale del mercato del mobile Messaging. Strumenti e Player saranno analizzati in base agli aspetti realmente utili per inserirle nelle strategie di marketing delle Aziende.

Un focus specifico sulle attività di advertising, sarà il contributo di Serena Lotto, Product Manager di mobSPOT, che anticiperà le linee di sviluppo della nuova piattaforma di mobile Advertising di rdcom.it.
Scopri di più su https://www.engage.it/eventi/futuro-del-mobile-messaging-workshop-rdcom-it/110846#B1gyBIC868AlzgqA.99
Les mer på https://www.engage.it/eventi/futuro-del-mobile-messaging-workshop-rdcom-it/110846#catPffcpm5jXHm9P.99

E-Lex membro di “Defender – Defending the European Energy Infrastructures”

Il 22 maggio si terrà a Roma il kick-off meeting del progetto “Defender – Defending the European Energy Infrastructures”, finanziato dalla Commissione europea per i prossimi tre anni.

Lo Studio E-Lex, con il coordinamento dell’avv. Adriana Peduto, si occuperà della raccolta e della gestione dei dati personali e fornirà le guidelines agli altri membri del progetto per il rispetto della normativa in materia di privacy.

 

Corso E-Lex / Maggioli – Adeguamento al Regolamento Privacy

Entro il 25 maggio 2018, tutte le amministrazioni – al pari dei soggetti privati – dovranno adeguarsi nuovo Regolamento Europeo UE 2016/679 in materia di protezione dei dati personali (noto anche come “GDPR – General Data Protection Regulation”). C’è solo un anno per completare il percorso di adeguamento e le pubbliche amministrazioni, nella mia esperienza, sono molto indietro… anche sotto il profilo della consapevolezza di quello che sta per cambiare. Per questo motivo, l’8 giugno a Roma si terrà un’iniziativa formativa – organizzata con Gruppo Maggioli – nell’ambito della quale io e il mio socio Giovanni Maria Riccio affronteremo le principali problematiche del Regolamento, con particolare attenzione alle criticità che possono incontrare le pubbliche amministrazioni (come ad esempio il provvedimento di nomina del Data Protection Officer o le modalità per adeguare i contratti in essere con i propri fornitori). Per info su programma e iscrizioni cliccate qui: https://lnkd.in/d8deZrD

Orsacchiotti (troppo) parlanti, internet delle cose e privacy.

Bambole e bambolotti di una volta, capaci di registrare grazie ad un dispositivo nascosto nel pancino le parole di bambini ed adulti e ripeterle a richiesta stanno progressivamente andando in pensione e lasciano il posto a giocattoli sempre più sofisticati che, ormai, registrano suoni e voci e li spediscono tra le nuvole – quelle dei servizi cloud – per tenerle a disposizione dei loro “padroni”.

Sembrerebbe essere accaduto così che i messaggi sussurrati da centinaia di migliaia di bambini in giro per il mondo – e, probabilmente, dai relativi genitori – nell’orecchio di simpatici orsacchiotti di peluche siano rimasti esposti per intere settimane alla mercé del mondo intero e, in qualche caso, abbiano attratto l’attenzione di malintenzionati che ne avrebbero fatto incetta online.

All’origine dell’episodio raccontato in queste ore da diverse testate online in giro per il mondo la scelta scellerata del produttore di non adottare alcuna misura di sicurezza per proteggere il database nel  quale i possessori del giocattolo venuto da un futuro che è già presente hanno riversato le loro parole, i loro messaggi, le loro confessioni all’orecchio degli orsacchiotti “magici”.

E’ un episodio come tanti già sentiti e tanti che, probabilmente, sentiremo raccontare negli anni che verranno nel corso dei quali l’internet delle cose, quella degli oggetti connessi si diffonderà ed entrerà nelle nostre case, nelle nostre auto e nelle nostre vite.

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Al via il primo seminario di E-Lex e Fabrique du Cinéma

Al via a Roma il primo seminario Fabrique du Cinéma dedicato ad attori, autori e produttori per districarsi nella giungla dei contratti cinematografici, a cura di E-Lex. Special guest:Francesca Valtorta

La firma del primo contratto per tanti giovani autori, attori e persino produttori è un momento estremamente delicato: tante sono le incognite e districarsi tra postille, cavilli e rescissioni a volte può rivelarsi un’impresa ardua. Non è una coincidenza che numerosi personaggi del mondo dello spettacolo si affidino a professionisti del settore per la tutela del loro lavoro e della loro immagine.

Indubbiamente per un artista alle prime armi una tale consulenza può risultare troppo onerosa, ed è per questo che Fabrique du Cinéma ha organizzato il primo seminario gratuito su Cinema e Contratti in collaborazione con i legali dello studio E-Lex.

Tenuto dall’avvocato Giovanni Maria Riccio, il convegno verterà su alcuni temi-cardine quando si parla di accordi legali: le clausole di esclusiva, i diritti di immagine, di opzione e di prelazione, il pay-or-play e il right of first refusal, il deposito e la tutela dal plagio e tanto altro.

L’incontro si terrà venerdì 3 marzo 2017 alle ore 17.30 presso la sede di E-Lex di via dei Barbieri 6 a Roma, e avrà come ospite speciale Francesca Valtorta (Baciami ancora, Immaturi-il viaggio, Braccialetti rossi, Squadra antimafia).

Al termine del seminario è previsto un buffet a cura di Alchimia Foodlab.

Cinema e contratti. Seminario di E-Lex e Fabrique du Cinéma

“Ecco, finalmente è arrivato il mio contratto! E adesso?”

Ti senti come Cenerentola con il lupo cattivo?  E allora noi di Fabrique du Cinéma saremo il tuo cacciatore e ti difenderemo dai lupi!  Prepara il panierino, riempilo con le torte di mele e scappa al seminario che abbiamo organizzato con le nostre nonnine, gli avvocati dello studio legale E-Lex, che sapranno darti tanti consigli utili per non farti mangiare!

Si parlerà di contratti, di clausole di esclusiva, di diritti di immagine, diritti di opzione e di prelazione, di pay-or-play e right of first refusal, deposito e tutela dal plagio e di tanto altro.

Sei un attore? Un autore? Allora questo seminario è per te! Ti aspettiamo! Gli avvocati di E-Lex saranno anche a tua disposizione per chiarire i tuoi dubbi.

Il contratto cinematografico – Seminario

A chi è rivolto:        Attori, autori, produttori
Quando:                  3 marzo 2017 alle 17,30
Dove:                      Studio Legale E-Lex, via dei Barbieri 6, 00186
Costo:                     La partecipazione è gratuita, con prenotazione online    

Programma

Ore 17.30
Accoglienza

Ore 18.00
Il contratto cinematografico
Diritti di immagine, diritti di opzione e diritti di 
prelazione
Pay-or-play e right of first refusal
Deposito e tutela dal plagio

a seguire
Buffet

P.A. Digitale Channel: a febbraio riprendono gli incontri di formazione

Continuano gli incontri di formazione di P.A. Digitale Channel.

Che cos’è PA Digitale CHANNEL?
E’ il nuovo canale di formazione on line dedicato alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.
11 video conferenze in diretta all’anno – con cadenza mensile e della durata di un’ora circa – in occasione delle quali l’Avv. Ernesto Belisario illustrerà le principali novità in tema di:
– dematerializzazione degli archivi
– comunicazioni telematiche
– servizi on-line
– sicurezza informatica.
Le video-conferenze, di taglio fortemente operativo, evidenzieranno anche gli adempimenti (e relative scadenze) a carico delle Amministrazioni.
L’obiettivo è quello di supportare gli Enti nel processo di adeguamento giuridico, tecnologico e organizzativo, per garantire la legittimità degli atti e procedimenti e, conseguentemente, evitare azioni di responsabilità.

Prossimo appuntamento: 13 febbraio 2017.

Qui maggiori informazioni sui corsi.

E-Lex aderisce al “Manifesto del Lavoro Ben Fatto”

Lo Studio legale E-lex è uno studio-boutique giovane, dinamico e con lo sguardo rivolto al futuro, nato dalla fusione di diverse realtà professionali operanti da anni nel settore del diritto dell’informatica e delle nuove tecnologie in Italia e nel resto d’Europa.

In E-lex siamo convinti che uno Studio legale possa e debba rappresentare il migliore alleato di un Cliente – che si tratti di una multinazionale, una startup o un’Amministrazione – e che debba accompagnarlo lungo il suo cammino, passo dopo passo, senza limitarsi ad incrociarne la strada in modo episodico.

Siamo convinti, anche, che uno Studio Legale debba condividere le scommesse del cliente e farle proprie, lavorando per tutelarne i diritti egli interessi ed evitando che le norme diventino un ostacolo all’innovazione.

È per questo motivo che E-Lex aderisce con convinzione al “Manifesto del Lavoro Ben Fatto”, l’iniziativa promossa dal sociologo Vincenzo Moretti.

Il manifesto, che riproduciamo di seguito, è articolato in cinquantadue tesi che ben rappresentano la filosofia di lavoro del nostro Studio e che ci piace condividere all’inizio del nuovo anno.

Con l’auspicio di un 2017 all’insegna delle “buone cause” e dei “lavori ben fatti”.

 

IL MANIFESTO DEL LAVORO BEN FATTO

1. Qualsiasi lavoro, se lo fai bene, ha senso.
2. Nel lavoro tutto è facile e niente è facile, è questione di applicazione, dove tieni la mano devi tenere la testa, dove tieni la testa devi tenere il cuore.
3. Ciò che va quasi bene, non va bene.

4. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, grazie al lavoro delle donne, degli uomini e delle macchine.
5. Un mondo che sa dare più valore al lavoro e meno valore ai soldi, più valore a ciò che sappiamo e sappiamo fare e meno valore a ciò che abbiamo, è un mondo migliore.
6. Il lavoro è identità, dignità, autonomia, rispetto di sé e degli altri, comunità, sviluppo, futuro.

7. Il lavoro ben fatto non può fare a meno dell’amore per quello che si fa e del piacere di farlo.
8. Il lavoro ben fatto non può fare a meno dei diritti, della dignità, della soddisfazione, del rispetto e del riconoscimento sociale di chi lavora, indipendentemente dal lavoro che fa.
9. Il lavoro ben fatto non può fare a meno dell’etica, della cultura, dell’approccio, del modo di essere e di fare fondati sulla necessità di fare bene le cose a prescindere, in qualunque contesto o situazione.
10. Il lavoro ben fatto non può fare a meno dei doveri di chi lavora, del suo impegno a mettere in campo in ogni momento tutto quello che sa e che sa fare per fare bene il proprio lavoro, come persona e come componente delle strutture delle quali fa parte, con spirito collaborativo, indipendentemente dal lavoro che fa.

11. Fare bene le cose è bello.
12. Fare bene le cose è giusto.
13. Fare bene le cose conviene.

14. Il lavoro ben fatto non è soltanto un modo etico, cooperativo, sociale di pensare e di fare le cose.
15. Il lavoro ben fatto è prima di tutto un modo razionale, utile, conveniente di pensare e di fare le cose.
16. Non importa quello che fai, quanti anni hai, di che colore, sesso, lingua, religione sei. Quello che importa, quando fai una cosa, è farla come se dovessi essere il numero uno al mondo. Il numero uno, non il due o il tre. Poi puoi essere pure il penultimo, non importa, la prossima volta andrà meglio, ma questo riguarda il risultato non l’approccio, nell’approccio hai una sola possibilità, cercare di essere il migliore.

17. Lavoro ben fatto è mettere sempre una parte di te in quello che fai.
18. Lavoro ben fatto è il calore che fai quando fai bene qualcosa, qualunque cosa tu faccia, progettare un ponte, pulire una strada, lavare il pavimento del bar dopo che hai abbassato la saracinesca.
19. Lavoro ben fatto è rispetto di sé, visione, fiducia, voglia di non arrendersi.
20. Lavoro ben fatto è soddisfazione, conoscenza, creatività, potenziale, intelligenza, intraprendenza, connessione, autonomia, innovazione, dedizione, professionalità. Delle persone e delle organizzazioni.
21. Lavoro ben fatto è la qualità che fa muovere un Paese, che lo fa ripartire, che lo sostiene nei suoi percorsi di cambiamento e di sviluppo, che non si accontenta dei casi di eccellenza, che si fa norma, che traduce gli obiettivi in risultati.
22. Lavoro ben fatto è intelligenza collettiva, bellezza che diventa ricchezza, cultura che diventa sviluppo, storia che diventa futuro.

23. Cogliere e moltiplicare le opportunità è lavoro ben fatto.
24. Connettere maestria, creatività e bellezza è lavoro ben fatto.
25. Mettere a valore il sapere e il saper fare delle persone, la conoscenza esplicita e tacita delle organizzazioni, la cultura e la storia delle città e delle comunità è lavoro ben fatto.
26. Investire nella scuola, nella formazione, nella conoscenza, nell’innovazione, nella ricerca scientifica è lavoro ben fatto.
27. Leggere le relazioni tra le persone e le organizzazioni, e i loro significati, dal punto di vista della conoscenza, è lavoro ben fatto.
28. Riconoscere il valore delle donne e degli uomini che ogni giorno con il proprio lavoro danno più significato alle proprie vite e più futuro al proprio Paese è lavoro ben fatto.

29. Il cambiamento riguarda tutti.
30. Le singole persone, senza le quali il lavoro ben fatto non può diventare modo di essere e di fare, senso comune, missione condivisa.
31. Le organizzazioni, destinate ad avere tanto più futuro quanto più riescono a connettere il fare con il pensare, ad affermare idee e modelli gestionali in grado di tradurre con più efficacia le idee in azioni e gli obiettivi in risultati.
32. Le classi dirigenti a ogni livello, alle quali tocca ricostruire il nesso tra potere, inteso come possibilità di disporre di risorse e di prendere decisioni, e responsabilità, intesa come necessità di operare nell’interesse generale delle istituzioni e dei cittadini che si rappresentano.
33. Non è tempo di piccoli aggiustamenti.
34. A partire dal lavoro e dal suo riconoscimento sociale va ridefinito il background, la tavola di valori, di riferimenti e di interpretazioni condivise necessari alle famiglie, alle comunità, ai paesi, al mondo, per pensare il proprio futuro in maniera più inclusiva e meno ingiusta.
35. Va ripensata la relazione esistente tra la capacità di innovare, di competere e di conquistare spazi di mercato e il riconoscimento sociale del valore del lavoro, la possibilità che chi lavora abbia una vita più ricca e consapevole.
36. Il sapere, il saper fare, l’apprendimento per tutto il corso della vita sono una componente essenziale non solo dei processi di emancipazione delle persone ma anche della capacità di attrarre e di competere delle imprese, delle PA, dei territori dei diversi Paesi.

37. Il lavoro ben fatto è il suo racconto.
38. Il racconto ha origini antiche come le montagne.
39. Ogni cosa che accade è un racconto.
40. Raccontando storie ci prendiamo cura di noi.
41. Connettiamo vite, fatti, eventi.
42. Diamo senso al trascorrere del tempo.
43. Ricostruiamo ciò che è successo a vantaggio del significato.
44. Istituiamo ambienti sensati.
45. Incrementiamo il valore sociale delle organizzazioni e delle comunità con le quali in vario modo interagiamo.
46. Attiviamo processi di innovazione e di cambiamento.

47. È tempo di nuovi Omero, di nuova epica, di nuovi eroi.
48. È tempo di donne e di uomini che ogni mattina mettono i piedi giù dal letto e fanno bene quello che devono fare, a prescindere, perché è così che si fa.
49. È tempo di persone normali.
50. È tempo di fare bene le cose perché è così che si fa.

51. Siamo quelli del lavoro ben fatto e vogliamo cambiare il mondo.
52. Nessuno si senta escluso.

 

 

 

 

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