P.A. Digitale Channel: a febbraio riprendono gli incontri di formazione

Continuano gli incontri di formazione di P.A. Digitale Channel.

Che cos’è PA Digitale CHANNEL?
E’ il nuovo canale di formazione on line dedicato alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.
11 video conferenze in diretta all’anno – con cadenza mensile e della durata di un’ora circa – in occasione delle quali l’Avv. Ernesto Belisario illustrerà le principali novità in tema di:
– dematerializzazione degli archivi
– comunicazioni telematiche
– servizi on-line
– sicurezza informatica.
Le video-conferenze, di taglio fortemente operativo, evidenzieranno anche gli adempimenti (e relative scadenze) a carico delle Amministrazioni.
L’obiettivo è quello di supportare gli Enti nel processo di adeguamento giuridico, tecnologico e organizzativo, per garantire la legittimità degli atti e procedimenti e, conseguentemente, evitare azioni di responsabilità.

Prossimo appuntamento: 13 febbraio 2017.

Qui maggiori informazioni sui corsi.

Start up e diritto: cosa bisogna sapere?

In questo video, pubblicato da SMAU Academy, Giovanni Maria Riccio, socio dello studio e-Lex spiega i principi giuridici della start-up.

 

L’Avv. Ernesto Belisario sarà docente al corso: Per una P.A. “Aperta”, trasparente, accessibile.

L’avvocato Ernesto Belisario parteciperà, in qualità di docente esperto in nuove tecnologie e pubblica amministrazione, al corso promosso dall’Università di Udine sulla Comunicazione istituzionale intitolato: Per una P.A. “Aperta”, trasparente, accessibile

(altro…)

FATTURAZIONE ELETTRONICA: l’intervento di Ernesto Belisario al Convegno di MenoCarta

Sono stati pubblicati sul sito di menocarta.net gli interventi del Convegno tenutosi a Roma sul tema della Fatturazione elettronica Btb

Tra gli interventi pubblicati, quello dell’Avvocato Ernesto Belisario che ha chiarito i profili giuridici più rilevanti alla luce delle normative vigenti.

Per vedere il l’intervento clicca quihttps://www.youtube.com/watch?v=hRVoVz6MWtE&feature=youtu.be (minuto 3′ 33”).

Master in comunicazione 3.0: come cambia il rapporto tra amministrazione e cittadini

Gli ultimi interventi normativi in tema di trasparenza nelle PA hanno fatto sì che la comunicazione istituzionale diventasse un leva strategica e trasversale per il funzionamento del nuovo impianto organizzativo della Pubblica Amministrazione.
Tuttavia, il cambiamento radicale del sistema di comunicazione, l’accelerazione improvvisa delle sue nuove modalità e il contestuale invecchiamento della popolazione hanno creato un divide che si allarga sempre di più, ponendo ai margini del dibattito una larga fetta della popolazione adulta.
Lo strumento della comunicazione istituzionale appare, dunque, decisivo nella definizione delle nuove relazioni virtuose con i cittadini, e oggi più di ieri, è fondamentale per costruire dal basso una nuova forma di convivenza tra gli attori che compongono le diverse anime della società attuale.
In tale contesto, comunicare con il cittadino è diventata un’attività multidisciplinare che richiede nuove competenze.
Saranno queste le tematiche e i principali obiettivi che si porrà il Master sulla comunicazione pubblica 3.0 organizzato dalla Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica.
Tra i docenti sarà presente l’Avv. Ernesto Belisario in qualità di esperto di nuove tecnologie e di amministrazione digitale.
Le lezioni si terranno da marzo a maggio 2016 presso la Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica (Villa Umbra, Loc. Pila – Perugia).

Per maggiori informazioni vai al sito:http://www.villaumbra.gov.it/home.aspx

Corso su Cloud computing e contratti informatici della PA

La Pubblica Amministrazione, al fine di migliorare le performance e ridurre i costi delle proprie attività, negli ultimi anni, ha notevolmente ampliato l’uso delle nuove tecnologie dando luogo ad una vera e propria rivoluzione informatica all’interno dei propri uffici.

Gli interventi normativi in materia sono stati molteplici e le PA, per di adeguarsi più velocemente possibile ai nuovi obblighi legislativi, hanno acquisito con sempre maggiore frequenza i beni e i servizi informatici necessari allo svolgimento delle proprie attività istituzionali, con l’intento di migliorare e rendere più efficienti anche i rapporti con i cittadini e le imprese.

All’interno di questo nuovo contesto, acquisisce senz’altro notevole risalto l’utilizzo di metodi di cloud computing: sono e saranno, infatti, sempre più numerosi gli Enti che decideranno di fruire di servizi cloud in virtù dei vantaggi economici e organizzativi che comportano.

Per agevolare gli Enti (e i loro consulenti e fornitori) e sviluppare maggiore confidenza e chiarezza verso queste nuove realtà tecnologiche, Maggioli organizza un corso dedicato dal titolo “Gli acquisti di beni e servizi informatici dopo la Legge di stabilità 2016. Cloud computing e contratti informatici”

In particolare, il percorso formativo si pone l’obiettivo di fornire ai partecipanti indicazioni, strumenti, modelli per la piena competenza della materia attraverso l’analisi dei principali contratti stipulati dalle Pubbliche amministrazioni esaminando, per ciascuno di essi, le disposizioni normative applicabili e le prassi negoziali più diffuse.

Parteciperà in qualità di relatore L’Avv. Prof. Ernesto Belisario.

Il corso si terrà nelle seguenti date e località:

Milano, 23 febbraio 2016

Bologna, 15 marzo 2016

Roma, 22 marzo 201

Per informazioni e iscrizioni: http://www.formazione.maggioli.it/corso/3347/i-contratti-informatici-e-il-cloud-computing-della-pubblica-amministrazione/

Garante privacy: linee guida sul dossier sanitario elettronico

Il Garante per la protezione dei dati personali ha adottato, con il Provvedimento n. 331 del 4 giugno 2015, le “Linee guida in materia di dossier sanitario elettronico” . Si tratta di un documento molto importante, non solo per i cittadini ma anche per l’organizzazione dei sistemi informativi attraverso i quali è costituito e consultato il dossier.

Infatti, nel corso degli ultimi anni – come noto – il legislatore ha deciso di rendere ancor più cogente l’utilizzo delle tecnologie in ambito sanitario, al fine di consentire la gestione e la consultazione delle informazioni relative alla storia clinica di un determinato individuo (su tutte, spiccano la disciplina giuridica del Fascicolo sanitario elettronico e l’intervento normativo in materia di conservazione in forma digitale della cartella clinica).

Gli interventi normativi in materia di sanità digitale rispondono non solo alla necessità di ridurre i costi legati alla gestione della documentazione cartacea e all’assistenza, ma considerano la condivisione delle informazioni del paziente tra i diversi operatori sanitari uno strumento per rendere più efficienti i processi di diagnosi e cura. Tuttavia, fin qui, i processi di integrazione dei dati sanitari sono stati realizzati in modo difforme tra le diverse strutture, non coniugando in modo omogeneo i principi di efficacia e di efficienza con la tutela del diritto fondamentale alla riservatezza dei dati personali. È questo il motivo che ha spinto il Garante ad intervenire per dare ai differenti sistemi di dossier sanitario un approccio strutturato e omogeneo, che consenta di contemperare efficienze e risparmi con le garanzie di riservatezza ed integrità delle informazioni.

Il dossier sanitario, pur non essendo previsto da alcuna norma di rango primario, nel corso degli ultimi anni si è affermato come strumento utilizzato nella prassi. In base alla definizione contenuta nel provvedimento del Garante (Allegato C), il Dossier è definito come l’insieme dei dati personali generati da eventi clinici presenti e trascorsi riguardanti l’interessato, messi in condivisione logica dai professionisti sanitari che lo assistono, al fine di documentarne la storia clinica e di offrirgli un migliore processo di cura. Tale strumento è costituito presso un organismo sanitario in qualità di unico titolare del trattamento (es., ospedale o clinica privata) al cui interno operino più professionisti.

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Ernesto Belisario e Guido Scorza incontrano Tim Berners Lee

Ernesto Belisario e Guido Scorza parteciperanno questa mattina all’incontro con Tim Berners Lee, “papà” del web e direttore del World wide web Consortium, in occasione del workshop con il Ministro Madia sull’implementazione dell’Agenda digitale italiana. Si parlerà di SPID (sistema di identità digitale), domicilio digitale e comunicazioni tra PA e cittadino.

Ernesto Belisario interviene a Eataly sulla fatturazione elettronica

Ernesto Belisario sarà relatore all’incontro su Fatturazione Elettronica, dopo la Pubblica Amministrazione il B2B: nuovi servizi professionali a valore aggiunto per il controllo di gestione, lo snodo e l’interoperabilità verso altri ecosistemi. Il seminario si terrà presso EATALY Roma, il 20 gennaio 2016.
Una successione di tavole rotonde dove interverranno referenti accademici e istituzionali, rappresentanti del settore bancario, imprenditoriale e professionale, con la partecipazione dei responsabili di alcune importanti associazioni di categoria. Un’occasione per trasferire le eccellenze nell’ambito dell’evoluzione dei processi amministrativi, contabili e finanziari legati all’adozione della “fatturazione elettronica”. Si darà voce ad esperienze concrete, con testimonianze e contributi autorevoli, per cogliere i prossimi incentivi, gestire per tempo le criticità, e conoscere i nuovi scenari.
Il programma è disponibile qui.

Presentata in Brasile la Carta di Internet

“L’accesso a Internet è diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale”. E’ questo l’articolo 2 della Dichiarazione dei diritti in Internet, un documento composto da un preambolo e quattordici articoli che ha visto la luce nella sala del mappamondo della Camera dei Deputati. La presentazione è avvenuta a un anno esatto dall’annuncio, da parte della Presidente della Camera, Laura Boldrini, dell’istituzione della Commissione di studio per l’elaborazione di principi in tema di diritti e doveri relativi ad Internet, presieduta da Stefano Rodotà, con il compito, appunto, di arrivare alla stesura di un Internet bill of rights italiano ma con un’ambizione europea e, anzi, globale.
Non è, infatti, un caso che nella relazione di accompagnamento si citi espressamente il Marco Civil brasiliano – il primo Internet bill of rights ad essere approvato in un Parlamento – perché è proprio in Brasile, a Joao Pessoa, che il 9 novembre, nel corso dell’Internet Governance Forum 2015, è stata tenuta a battesimo la Dichiarazione dei diritti in Internet, nel suo debutto nella società internazionale.
Un gesto carico di significato perché, per una volta, il nostro Paese si è presentato alla comunità globale che si occupa di Internet, anziché per raccontare degli enormi ritardi e divide digitali che ne rallentano l’ingresso nella società dell’informazione, di una sua eccellenza nello studio ed elaborazione di un insieme di diritti che potrebbero davvero rappresentare il cuore di una Carta costituzionale del cyberspazio.
E, in effetti, la Dichiarazione dei diritti in Internet “rischia” davvero di andare ad allungare l’elenco dei tanti esempi di italiche virtù destinati ad essere più apprezzati e famosi all’estero che nel nostro Paese, perché, in Italia, per il momento, sarà “solo” una mozione con la quale il Parlamento, a settembre, impegnerà il governo a tenere in debito conto i princìpi che vi sono fissati nelle future iniziative in materia digitale.
Non poco, naturalmente, ma meno di quanto meriterebbe un documento che non è esagerato definire storico, sia per il metodo attraverso il quale si è arrivati alla sua stesura – una commissione nell’ambito della quale parlamentari, esperti, stakeholder e società civile si sono confrontati in modo franco ed aperto, acquisendo decine di opinioni e pareri – sia per il suo contenuto.
E basta leggere alcuni passaggi dei quattordici articoli lungo i quali la Dichiarazione dei diritti in Internet si snoda per capire che si tratta di una Carta che va al cuore delle questioni dalle quali dipende il futuro della Rete in Italia e nel mondo e, attraverso la Rete, probabilmente quello di un’umanità che, ormai, vive, dialoga, cresce e si trasforma in una dimensione di interconnessione telematica costante ed universale.
E’ l’articolo 1, come è giusto che sia, che riassume il senso dell’intera dichiarazione: “Sono garantiti in Internet i diritti fondamentali di ogni persona riconosciuti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dalle costituzioni nazionali e dalle dichiarazioni internazionali in materia”.
Internet non è un altrove rispetto ai nostri Stati, Internet non è un far west, Internet non è altro se non un ambito nuovo – e, anzi, ormai neppure così tanto nuovo – nel quale non c’è ragione per la quale non riconoscere, ad ogni essere umano, quei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino attorno ai quali, la comunità internazionale, con alcune tristi eccezioni, si riconosce ormai da decenni.
E basterebbe, probabilmente questo, se la Dichiarazione dei diritti in Internet fosse, per davvero, una carta costituzionale – e basterà quando lo sarà – per far ordine tra tante piccole e grandi ingiustizie che i cittadini hanno subito e subiscono nella loro dimensione telematica, probabilmente, più spesso per mano degli Stati che li governano che dei grandi protagonisti privati del web che, pure, naturalmente, non sono senza “peccati”.
Deroghe ed eccezioni ai diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino sono, infatti, negli ultimi lustri – in Italia ed all’estero – diventate tanto frequenti da potersi considerare la regola.
La “velocità” delle comunicazioni online, l’immaterialità delle condotte nelle reti telematiche, la dimensione extraterritoriale e globale di internet hanno finito con il far passare un principio del quale sono intrise decine di leggi, secondo il quale ciò che è tecnicamente possibile fare per contrastare qualsiasi genere di fenomeno illecito – piccolo o grande che sia – può e deve essere considerato anche giuridicamente legittimo e democraticamente sostenibile.
Non si può, quindi, che salutare con entusiasmo – e forse un pizzico di patriottica fierezza – la Dichiarazione dei diritti in Internet, quando, navigando tra i suoi articoli, ci si imbatte nel diritto di accesso a Internet, in quello alla conoscenza ed all’educazione anche attraverso il web ed il digitale, nel diritto alla privacy ed all’identità personali ed in quello ad una rete neutrale nella quale ciò che si cerca ed i contenuti o servizi verso i quali si naviga non incidono sulla “libertà di circolazione” dei dati e degli utenti.

Si scrive FOIA, si legge diritto di sapere (e di contare). Ed è ora che arrivi in Italia

Quali sono le principali cause di decesso nel Comune in cui viviamo da quando è stato aperto uno stabilimento industriale? Quali sono le spese per cui i nostri parlamentari hanno chiesto il rimborso? Quali sono stati i ristoranti che hanno avuto ispezioni per violazioni igieniche nelle cucine?

Si tratta di domande la cui risposta è contenuta in archivi e documenti che sono a disposizione della Pubblica Amministrazione ma che, purtroppo, non abbiamo il diritto di conoscere.

Nel nostro Paese, infatti, le informazioni della pubblica amministrazione non sono conoscibili da tutti i cittadini

Ciascuno può avere accesso soltanto ai documenti per i quali nutra un interesse “diretto, concreto e attuale” nell’ambito di uno specifico procedimento amministrativo che lo riguardi (ad esempio, i miei compiti in caso di partecipazione ad un pubblico concorso). Ma la cosa ancora più grave è che la legge che disciplina la “trasparenza” (la “vecchia” Legge n. 241/1990) prevede espressamente che non sono ammissibili le richieste di accesso agli atti amministrativi “preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”.

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La tutela del domicilio informatico, anche ai sensi dell’art. 51 c.p. :la sentenza della Cassazione n. 52075 del 2014

Il concetto di domicilio informatico è una tema sempre più frequentemente affrontato dalla Suprema Corte.

Con la sentenza n. 52075 del 29 ottobre 2014, la Quinta sezione penale si è pronunciata relativamente ad una sentenza del Tribunale di Cremona che, all’esito di un giudizio abbreviato, aveva condannato un commercialista per aver acceduto abusivamente alla casella mail del suo collega di studio, prendendo cognizione di alcuni messaggi inviati dallo stesso – di professione avvocato – in cui si facevano pesanti apprezzamenti sui magistrati ed avvocati del proprio foro.

La linea difensiva dell’imputato era quella di sostenere, nel caso di specie, la sussistenza della scriminante dell’esercizio di un diritto relativamente all’accesso abusivo ad un sistema informatico protetto: il commercialista aveva infatti affermato che tutta l’attività realizzata sulla casella email del collega di studio era funzionale alla sua difesa in un procedimento penale che lo riguardava, al fine di far emergere una macchinazione nei suoi confronti: da tale supposta macchinazione, era scaturito un procedimento incardinato presso la Procura della Repubblica di Cremona, che lo vedeva appunto figurare tra gli indagati.

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Webinar “Il piano di informatizzazione delle procedure: quali adempimenti per le amministrazioni?”

Il 16 febbraio 2015 scade il termine previsto dal legislatore per la pubblicazione – da parte di tutte le pubbliche amministrazioni – del “Piano di informatizzazione delle procedure” previsto dall’art. 24, comma 3-bis, D. L. n. 90/2014.

Il documento dovrà essere predisposto con riferimento a tutte le procedure di presentazione di istanze, dichiarazioni e segnalazioni e dovrà contenere la descrizione di tutte le azioni da compiere per permettere il completamento della procedure, il tracciamento dell’istanza con individuazione del responsabile del procedimento e, ove applicabile, l’indicazione dei termini entro i quali il richiedente ha diritto ad ottenere una risposta.

Le amministrazioni sono quindi chiamate ad un duplice adempimento:

  • da un lato, predisporre e pubblicare il Piano;
  • dall’altro ad attuarlo, consentendo ai propri utenti di fruire dei servizi in rete.

Su tali argomenti Maggioli formazione ha organizzato un webinar, che si terrà lunedì 9 febbraio dalle 11:15 alle 12:15. Nel corso dell’incontro saranno esaminati i passi che le singole amministrazioni devono porre in essere e sarà suggerita una struttura per la redazione del documento.

Docente del corso sarà l’Avv. Ernesto Belisario, senior partner di E-Lex.

Maggiori informazioni sul corso e per iscriversi sono disponibili qui.

 

Documento informatico: ecco cosa prevedono le nuove regole tecniche

Un nuovo tassello si aggiunge al quadro della digitalizzazione della PA italiana.

È stato, infatti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 8 del 12 gennaio 2015 il DPCM 13 novembre 2014 contenente le regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici nonché di formazione e conservazione dei documenti informatici delle pubbliche amministrazioni.

Il decreto (che entrerà in vigore dopo 30 giorni dalla pubblicazione in GU) detta le regole per la formazione, trasmissione e l’archiviazione con strumenti informatici dei documenti e definisce le modalità con le quali produrre un file digitale con pieno valore legale, sia che si tratti di un certificato che di un qualsiasi altro atto amministrativo.

Si tratta delle disposizioni attuative del Codice dell’Amministrazione Digitale che vanno a completare il quadro normativo in materia di creazione, gestione e conservazione documentale.

Le nuove norme, in sostanza, vanno a potenziare le cautele da rispettare nelle fasi di creazione, gestione e conservazione del documento, completando così il quadro giàdelineato dalle disposizioni in materia di protocollo, conservazione e gestione documentale.

Cosa

Nel decreto sono contenute le regole relative a:

a) formazione del documento informatico;

b) copie, duplicati ed estratti informatici;

c) formazione del documento amministrativo informatico;

d) fascicoli informatici;

e) formazione di registri e repertori della PA;

Chi

Sono tenuti al rispetto del decreto i soggetti di cui all’art. 2, commi 2 e 3, del D. Lgs. n. 82/2005, nonché gli altri soggetti a cui è eventualmente affidata la gestione o la conservazione dei documenti informatici.

L’ambito di applicazione, pertanto, abbraccia tutte le pubbliche amministrazioni in senso esteso, ivi comprese le società partecipate da enti pubblici.

Quando

Il decreto entrerà in vigore trenta giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (11 febbraio 2015), dopodiché decorrerà un termine di 18 mesi per l’adeguamento.

L’art. 17 del DPCM, infatti, dispone che “le pubbliche amministrazioni adeguano i propri sistemi di gestione informatica dei documenti entro e non oltre diciotto mesi dall’entrata in vigore del presente decreto. Fino al completamento di tale processo possono essere applicate le previgenti regole tecniche. Decorso tale termine si applicano le presenti regole tecniche”.

Il punto è abbastanza controverso in quanto le “previgenti regole tecniche” cui si fa riferimento non sono mai state adottate. Ciò induce a ritenere che gli enti siano tenuti fin da subito ad adeguare i propri sistemi alle presenti regole tecniche preferibilmente, entro l’11 ottobre 2015. Entro questa data, infatti, le amministrazioni dovranno redigere e pubblicare il manuale di gestione documentale (DPCM 3 dicembre 2013) in cui descrivere le modalità di formazione degli originali informatici ai sensi dell’art. 40, comma 1, D. Lgs. n. 82/2005.

E-Lex presenta il secondo “Report annuale sullo stato del diritto e della politica dell’innovazione in Italia”

Lo Studio legale E-Lex Scorza, Belisario, Riccio & Partners ha pubblicato, così come per il 2013, il report annuale sullo stato del diritto e della politica dell’innovazione in Italia.

Il documento racconta gli eventi principali registratisi nel corso del 2014, a livello legislativo e giurisprudenziale, nel mondo di internet, della privacy e della proprietà intellettuale.

Il Report è gratuitamente scaricabile, con link ai principali testi normativi e giurisprudenziali che hanno caratterizzato l’anno appena trascorso.

Scarica il report in formato EPUB.

Scarica il report in formato MOBI.

In Gazzetta Ufficiale il Decreto sull’identità digitale

Adesso ci siamo davvero o, meglio, ci saremo prima che arrivi la primavera.

Il Decreto che stabilisce le regole per il rilascio, l’utilizzo e la gestione delle identità digitali delle imprese e dei cittadini italiani è stato pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica.

Perché SPID – acronimo del Sistema Pubblico di Identità digitale – entri in funzione, a questo punto, manca solo che, al più tardi dopo la pausa natalizia l’Agenzia per l’Italia digitale, sentito il Garante per la Privacy, definisca le regole tecniche e le modalità attuative e che, sempre sentita l’Autorità Garante per la Privacy – entro sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta del Decreto, la stessa Agenzia vari il proprio regolamento relativo alle modalità di accreditamento  dei soggetti SPID e quello relativo alle   procedure   necessarie   a consentire ai gestori dell’identità digitale, tramite l’utilizzo  di altri sistemi di identificazione informatica  conformi  ai  requisiti dello SPID, il rilascio dell’identità digitale.

Poi ci saremo davvero o, almeno, potremmo esserci se il mercato e le pubbliche amministrazioni faranno la loro parte iniziando ad utilizzare e far utilizzare l’identità digitale a cittadini ed imprese.

[Continua qui su Nova de Il Sole 24 Ore]

Garante Privacy: nuove regole in materia di biometria

Con un provvedimento generale di carattere prescrittivo del 12 novembre 2014, il Garante per la protezione dei dati personali ha fornito un quadro unitario di misure di carattere tecnico, organizzativo e procedurale per consentire ai titolari di conformare i trattamenti di dati biometrici alla disciplina vigente in materia di dati personali e per accrescerne i livelli di sicurezza.

In ragione dei particolari rischi connessi al trattamento di dati biometrici, per tale tipologia di trattamento è necessario sottoporre al Garante una richiesta di verifica preliminare ai sensi dell’art 17 del Codice Privacy.

Con il provvedimento in questione il Garante ha individuato alcune tipologie di trattamenti che presenterebbero minori rischi e che, pertanto, qualora posti in essere nel rispetto delle regole dettate, non necessiterebbero della verifica preliminare da parte dell’Autorità.

Questi i casi di esonero previsti dal provvedimento:

  1. a) Nell’autenticazione informatica, il trattamento di caratteristiche biometriche utilizzate come credenziali per l’accesso a banche dati e sistemi informatici (impronta digitale o emissione vocale), può avvenire, anche senza il consenso dell’interessato, purché sia svolto nel rispetto delle prescrizioni dettate per la raccolta, la cancellazione e la conservazione dei dati.
  2. b) Nel controllo dell’accesso fisico a luoghi “sensibili”, il trattamento di caratteristiche biometriche (impronta digitale o topografia della mano) può avvenire, anche senza il consenso dell’interessato, purché sia posto in essere nel rispetto delle prescrizione dettate dal provvedimento per l’acquisizione, la trasmissione tra dispositivi di acquisizione e postazioni di controllo e per la conservazione del riferimento biometrico.
  3. c) Al fine di regolare e semplificare l’accesso fisico di utenti ad aree fisiche pubbliche (es. biblioteche) o private o a servizi, possono utilizzarsi caratteristiche biometriche (impronta digitale o topografia della mano). In tal caso il trattamento dovrà avvenire, oltre che nel rispetto delle prescrizioni dettate, solo previa acquisizione del consenso dell’interessato. Devono comunque essere previste modalità alternative per chi rifiuta di rilasciare i propri dati biometrici.
  4. d) Per la sottoscrizione di documenti informatici, è ammesso il trattamento di dati biometrici costituiti da informazioni dinamiche associate all’apposizione a mano libera di una firma autografa avvalendosi di specifici dispositivi hardware, laddove si utilizzino sistemi di firma grafometrica posti a base di una soluzione di firma elettronica avanzata, così come definita dal D. Lgs. 82/2005, che non prevedono la conservazione centralizzata di dati.

In ambito pubblico non è necessario il consenso dell’interessato se il trattamento di dati biometrici è necessario per il perseguimento di finalità istituzionali; al contrario, in ambito privato il presupposto di legittimità di tale trattamento è dato dal consenso libero degli interessati, che ha validità, fino alla sua revoca, per tutti i documenti da sottoscrivere. Deve sempre rendersi disponibile un sistema alternativo di sottoscrizione (cartaceo o digitale) che non comporti l’utilizzo di dati biometrici.

I dati biometrici e grafometrici non possono essere conservati, neanche temporaneamente, su dispositivi hardware utilizzati per la raccolta, ma devono essere memorizzati all’interno dei documenti informatici sottoscritti in forma cifrata tramite sistemi di crittografia a chiave pubblica con dimensione della chiave adeguata al ciclo di vita del documento e certificato digitale emesso da un certificatore accreditato.

L’accesso al modello grafometrico cifrato può avvenire esclusivamente tramite l’utilizzo della chiave privata e solo in caso di insorgenza di un contenzioso sull’autenticità della firma, a seguito di richiesta dell’autorità giudiziaria.

Al fine di informare i titolari del trattamento, i produttori di tecnologie biometriche e i fornitori di servizi, il Garante ha adottato delle Linee guida in materia di riconoscimento biometrico e firma grafometrica, che costituiscono parte integrante del provvedimento.

Per i titolari di trattamenti biometrici che rientrano nei casi di esonero e che abbiano già richiesto la verifica preliminare ai sensi dell’art. 17, il provvedimento dispone di comunicare la conformità del trattamento alle regole prescritte e che tale comunicazione comporterà il non luogo a provvedere sulle relative istanze.

Voucher a fondo perduto per l’ammodernamento tecnologico delle MPMI. Decreto in Gazzetta

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 269 del 19 novembre 2014 il decreto 23 settembre 2014 del Ministro dello Sviluppo Economico, volto a favorire la digitalizzazione dei processi aziendali e l’ammodernamento tecnologico delle micro, piccole e medie imprese.

Il provvedimento (che dà attuazione all’art. 6 del D.L. n. 145/2013, c.d. “Destinazione Italia”) definisce – per le finalità predette – le modalità per l’erogazione di Voucher di importo massimo di 10.000,00 euro.

Ambito soggettivo di applicazione

Possono beneficiare dei contributi le imprese in possesso dei seguenti requisiti:

  1. qualificarsi come micro, piccola o media impresa (MPMI) ai sensi della raccomandazione 2003/361/CE, del 6 maggio 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 124 del 20 maggio 2003, recepita con decreto ministeriale 18 aprile 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 238 del 18 ottobre 2005, indipendentemente dalla loro forma giuridica, nonché dal regime contabile adottato;
  2. non rientrare tra le imprese attive nei settori esclusi dall’articolo 1 del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013;
  3. avere sede legale e/o unità locale attiva sul territorio nazionale ed essere iscritte al Registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente;
  4. non essere sottoposte a procedura concorsuale e non trovarsi in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente secondo la normativa vigente;
  5. non aver ricevuto altri contributi pubblici per le spese oggetto della concessione del Voucher;
  6. non trovarsi nella situazione di aver ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti sui quali pende un ordine di recupero, a seguito di una precedente decisione della Commissione europea che dichiara l’aiuto illegale e incompatibile con il mercato comune.

Attività e spese ammissibili

Le attività ammesse ai fini dell’ottenimento del Voucher devono riguardare l’acquisto di software, hardware o servizi che consentano:

  1. il miglioramento dell’efficienza aziendale;
  2. la modernizzazione dell’organizzazione del lavoro, tale da favorire l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità, tra cui il telelavoro;
  3. lo sviluppo di soluzioni di e-commerce;
  4. la connettività a banda larga e ultralarga;
  5. il collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare, attraverso l’acquisto e l’attivazione di decoder e parabole, nelle aree dove le condizioni geomorfologiche non consentano l’accesso a soluzioni adeguate attraverso le reti terrestri o laddove gli interventi infrastrutturali risultino scarsamente sostenibili economicamente o non realizzabili;
  6. la formazione qualificata, nel campo ICT, del personale delle suddette piccole e medie imprese.

In particolare, relativamente agli ambiti appena menzionati sono ammissibili le spese:

  1. per l’acquisto di hardware, software e servizi di consulenza specialistica strettamente finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali;
  2. per l’acquisto di hardware, software e servizi di consulenza specialistica strettamente finalizzati alla modernizzazione dell’organizzazione del lavoro, con particolare riferimento all’utilizzo di strumenti tecnologici e all’introduzione di forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  3. per l’acquisto di hardware, software, inclusi software specifici per la gestione delle transazioni on-line e per i sistemi di sicurezza della connessione di rete, e servizi di consulenza specialistica strettamente finalizzati allo sviluppo di soluzioni di e-commerce;
  4. di attivazione del servizio sostenute una tantum, con esclusivo riferimento ai costi di realizzazione delle opere infrastrutturali e tecniche, quali lavori di fornitura, posa, attestazione, collaudo dei cavi, e ai costi di dotazione e installazione degli apparati necessari alla connettività a banda larga e ultralarga;
  5. relative all’acquisto e all’attivazione di decoder e parabole per il collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  6. le spese per la partecipazione a corsi e per l’acquisizione di servizi di formazione qualificata, rivolti al personale dell’impresa che ottiene il Voucher (titolari, legali rappresentanti, amministratori, soci, dipendenti) risultante dal registro delle imprese o dal libro unico del lavoro.

Si segnala che, sulla base di quanto detto, sono ammissibili per l’ottenimento del Voucher le spese relative ai servizi legali finalizzati agli ambiti descritti.

Presentazione della domanda

Le imprese interessate dovranno presentare al Ministero un’istanza di accesso all’agevolazione, riportando l’elenco delle spese che si intendono sostenere ed indicando l’importo del Voucher richiesto.

I servizi e le soluzioni informatiche devono essere acquisiti successivamente all’assegnazione del Voucher, che – stante il possesso dei requisiti richiesti e la correttezza della domanda – sarà concesso nella misura massima del 50 per cento del totale delle spese ammissibili.

Per qualsiasi informazione è possibile contattare lo Studio E-Lex direttamente dal form presente in fondo a questa pagina.

Nominati i primi 100 digital champions italiani

 

Si è svolta il 20 novembre a Roma la presentazione dei primi 100 digital champions italiani. Ma è solo l’inizio: l’obiettivo di Riccardo Luna è quello di nominare un digital champion per ogni comune italiano entro gennaio 2015.

Il Digital Champion è una carica istituita dall’Unione Europea nel 2012. Ogni Paese ne ha uno, con il compito di diffondere la cultura dell’innovazione cercando di rendere i propri cittadini “digitali”.

Con questa iniziativa, il digital champion italiano intende declinare sul territorio la carica ricevuta, prevedendo per ognuno degli 8000 comuni italiani una figura che abbia il compito di aiutare i cittadini sui temi del digitale.

I compiti dei “facilitatori” territoriali sono i seguenti:

  1. dovranno essere una sorta di help desk per gli amministratori pubblici sui temi del digitale;
  2. dovranno muoversi come difensori del cittadino in caso di assenza di banda larga, wifi ed altri diritti negati;
  3. dovranno promuovere, anche con il ricorso al crowdfunding, progetti di alfabetizzazione digitale, dai bambini ai nonni.

Sulla piattaforma digitalchampions.it è possibile candidarsi per diventare il digital champions del proprio comune, collaborare come sviluppatore o semplicemente raccontare la propria esperienza innovativa di successo.

Nel corso dell’iniziativa gli Avvocati Guido Scorza ed Ernesto Belisario, sono stati nominati rispettivamente digital champion per il legal e digital champion per la pubblica amministrazione.

In GU il DPCM per la pubblicazione dei dati di bilancio e degli indicatori di tempestività dei pagamenti nella PA

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14.11.2014 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 settembre 2014 recante “Definizione degli schemi e delle modalità per la pubblicazione su internet dei dati relativi alle entrate e alla spesa dei bilanci preventivi e consuntivi e dell’indicatore annuale di tempestività dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni”.

Il provvedimento, che dà attuazione alle disposizioni previste dagli artt. 29, comma 1-bis e 33, comma 1, del D.Lgs. n. 33/2013, si compone di 11 articoli ed è indirizzato a tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ivi comprese le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione.

Compito del decreto è quello di definire le modalità di pubblicazione dei dati relativi alle entrate e alla spesa del bilancio preventivo e di consuntivo delle P.P.A.A.: tali dati devono essere pubblicati entro 30 giorni dall’approvazione dei bilanci e dei consuntivi da parte degli organi preposti. A livello centrale, i dati relativi alla Legge di bilancio devono essere pubblicati entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento e quelli relativi al Rendiconto generale dello Stato entro il 31 luglio dell’anno successivo a quello di riferimento. I 6 allegati al decreto illustrano, inoltre, gli schemi di pubblicazione.

Oltre alla pubblicazione dei dati relativi alle entrate e alla spesa, il provvedimento definisce le modalità di pubblicazione dell’indicatore di tempestività dei pagamenti. Sul punto, è previsto che le amministrazioni debbano pubblicare l’indicatore annuale di tempestività dei pagamenti entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento e – a decorrere dal 2015 – l’indicatore trimestrale di tempestività dei pagamenti entro il trentesimo giorno dalla conclusione del trimestre di riferimento.

I dati devono essere pubblicati nella sezione “Amministrazione Trasparente” (sotto-sezione di primo livello “Bilanci” per i dati relativi alle entrate e alla spesa dei bilanci preventivi e consuntivi; sotto-sezione di primo livello “Pagamenti dell’amministrazione” per quanto concerne gli indicatori di tempestività dei pagamenti) in formato tabellare di tipo aperto che ne consenta l’esportazione, il trattamento ed il riutilizzo in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 7 del D.Lgs. n. 33/2013.

In assenza di termini per l’adeguamento, le amministrazioni dovranno ottemperare fin da subito a quanto previsto dal DPCM.

L’intervento di Ernesto Belisario al Personal Democracy Forum

Il 29 settembre scorso si è svolto a Roma il Personal Democracy Forum (PDF), conferenza che analizza l’impatto della tecnologia sulla democrazia e la società.

Nato a New York nel 2004, ogni anno Personal Democracy Forum fa incontrare professionisti dell’innovazione sociale, cittadini, attivisti e decisori politici che comprendono l’impatto della rivoluzione digitale nel rapporto dei cittadini con la politica e l’amministrazione pubblica. Dal 2009 vengono organizzate conferenze anche in vari paesi d’Europa e in Sud America.

Questo l’intervento dell’Avv. Ernesto Belisario:

Ernesto Belisario nominato membro del Tavolo permanente per l’innovazione e l’Agenda Digitale Italiana

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Con le nomine degli esperti del Tavolo permanente per l’innovazione e l’Agenda Digitale Italiana, un altro importante tassello nella governance dell’Agenda Digitale ha trovato collocazione.

Istituito con il c.d. “Decreto del Fare” (D.L. n. 69/2013) il Tavolo permanente per l’innovazione e l’Agenda Digitale Italiana, designato nell’ambito della cabina di regia, è un organismo consultivo permanente composto da esperti in materia di innovazione tecnologica e da esponenti delle imprese private e delle università, presieduto dal Commissario del Governo per l’attuazione dell’Agenda digitale

Oltre all’Avv. Ernesto Belisario, socio fondatore dello studio E-Lex, il decreto ha sancito altresì la nomina di Flavia Marzano, Francesco Sacco, Luca De Biase, Diego Ruffini, Eugenio Prosperetti, Paolo Coppola, Massimo Mantellini, Dianora Bardi e Lorenzo Benussi.

Digital Venice 2014: il video dell’intervento di Ernesto Belisario

Nell’Ambito di Digital Venice, E-Lex e l’Istituto per le politiche dell’innovazione hanno organizzato – in collaborazione con TechEconomy.it – l’incontro dibattito “Innovation vs. regulation. Clash or opportunity?”.

Questo l’intervento di Ernesto Belisario, socio fondatore di E-Lex.

Ciclo di seminari su protocollo, conservazione e fatturazione elettronica nella PA

I due DPCM 3 dicembre 2013 ed il D.M. n. 55/2013 rappresentano un importante tassello che completa il quadro normativo in materia di dematerializzazione dell’attività amministrativa a cui tutti gli Enti son ottenuti ad adeguarsi in tempi certi se vogliono evitare sanzioni e irregolarità.

In particolare, i primi decreti contengono le regole tecniche relative al protocollo e alla conservazione, in virtù dei quali gli Enti sono tenuti ad intraprendere un percorso di adeguamento tecnologico ed operativo dei propri sistemi di gestione dei documenti e degli archivi digitali.

Il secondo decreto introduce una piccola rivoluzione, sancendo che a partire dal 6 giugno 2014 (per Ministeri, Agenzie fiscali, Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale) e dal 31 marzo 2015 (per tutti gli altri Enti Pubblici) le P.P.A.A. possono ricevere fatture solo in formato digitale. I fornitori devono produrre, nei confronti degli Enti, esclusivamente fatture elettroniche, secondo le specifiche tecniche reperibili sul sito www.fatturapa.gov.it. Le fatture cartacee, ormai, dovranno essere restituite al mittente.

Per agevolare gli Enti (e i loro consulenti e fornitori) in questo percorso di adeguamento, Maggioli organizza un seminario dal titolo “Le norme della PA digitale: protocollo, conservazione e fatturazione elettronica”.

In particolare, il percorso formativo si pone la finalità di fornire ai partecipanti indicazioni, strumenti, modelli per la piena competenza della normativa relativa agli ambiti summenzionati.

Parteciperanno in qualità di relatori due professionisti di E-Lex: l’Avv. Prof. Ernesto Belisario e l’Avv. Giorgio Romeo.

Il seminario si terrà nelle seguenti date e località:

Bolzano, 18 settembre 2014
Torino, 25 settembre 2014
Bari, 2 ottobre 2014
Trieste, 9 ottobre 2014
Palermo, 23 ottobre 2014
Roma, 30 ottobre 2014
Bologna, 20 novembre 2014

Per informazioni e iscrizioni: http://www.convegni.maggioli.it

Pubblicato il decreto sulla conservazione e riproduzione dei documenti fiscali

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 giugno 2014, il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 17 giugno 2014 recante “Modalità di assolvimento degli obblighi fiscali relativi ai documenti informatici ed alla loro riproduzione su diversi tipi di supporto – articolo 21, comma 5, del decreto legislativo n. 82/2005”.
Il Decreto detta le norme da osservare al fine di una corretta gestione, in tutte le sue fasi, del documento informatico rilevante ai fini fiscali, in ottemperanza alle disposizioni del Codice dell’Amministrazione Digitale.
Di seguito, raccolte per punti, le novità maggiormente rilevanti.
Comunicazione. Il contribuente deve comunicare l’effettuazione della conservazione in modalità elettronica dei documenti rilevanti ai fini tributari nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta di riferimento. Scompare, dunque, l’obbligo di inviare l’impronta dell’archivio informatico all’agenzia delle entrate.
Conservazione delle fatture. Il processo di conservazione dei documenti informatici ai fini della loro rilevanza fiscale dovrà essere eseguito annualmente, inveche che ogni quindici giorni, entro tre mesi dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione annuale.
Esibizione delle fatture. In caso di verifiche, controlli o ispezioni il documento informatico deve essere reso leggibile e, a richiesta, disponibile su supporto cartaceo o informatico presso la sede del contribuente o presso il luogo di conservazione delle scritture dichiarato dal soggetto. Le Agenzie fiscali con specifici provvedimenti potranno disciplinare modalità di esibizione telematica dei documenti conservati.
Imposta di bollo. Quando dovuta, l’imposta di bollo dovrà essere assolta con modalità esclusivamente telematica entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio. Sulle fatture elettroniche per le quali è obbligatorio l’assolvimento del bollo, andrà inserita apposita annotazione indicante che l’assolvimento è avvenuto ai sensi del DM 17 giugno 2014.
Tale adempimento, dapprima introdotto dal D.L. n. 5/2012 e poi abrogato dalla Legge di Stabilità 2014 nella quale è confluito al comma 596 dell’art. 1, risulta allo stato abbastanza problematico.
Infatti, la Legge di stabilità prevede che “al fine di consentire a cittadini e imprese di assolvere per via telematica a tutti gli obblighi connessi all’invio di una istanza a una pubblica amministrazione o a qualsiasi ente o autorità competente, con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate d’intesa con il capo del Dipartimento della funzione pubblica, da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità per il pagamento per via telematica dell’imposta di bollo dovuta per le istanze e per i relativi atti e provvedimenti, anche attraverso l’utilizzo di carte di credito, di debito o prepagate”.
Tuttavia, a fronte del termine gia scaduto, non è ancora stato emanato il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate necessario a rendere pienamente operativo il pagamento del bollo con modalità telematiche.
In mancanza di tale atto, una possibile soluzione è quella di adottare la procedura indicata dall’art. 7 del D.M. 23 gennaio 2004 del Ministero dell’Economia e delle Finanze. La norma prevede che le Amministrazioni inviino una comunicazione all’Agenzia delle entrate indicando il numero degli atti previsti (in cui sono comprese sia le richieste inviate dai cittadini che gli atti emessi dall’Amministrazione) in modo tale che il richiedente possa versare all’Amministrazione l’imposta di bollo.

Le 5 cose da sapere sulla Fatturazione elettronica

Da oggi, 6 giugno 2014, diventa operativo l’obbligo di fatturazione elettronica per i fornitori di amministrazioni centrali, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza e assistenza. A fronte dell’obbligo per i fornitori, è fatto divieto, per gli uffici destinatari, di accettare fatture su carta.
Tutte le imprese e i lavoratori autonomi che hanno rapporti con la Pubblica Amministrazione sono dunque tenuti a confrontarsi con questa importante riforma (che non riguarda, al momento, i fornitori stranieri). 

Ecco cosa c’è da sapere:

1. Chi è tenuto a tali obblighi?

Ministeri, Agenzie fiscali, Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale e tutte le altre Pubbliche Amministrazioni non potranno accettare le fatture emesse o trasmesse in forma cartacea oltre a non poter procedere al pagamento dei propri fornitori, neppure parziale, fino allʹinvio del documento in forma elettronica.

Di conseguenza, tutte le imprese ed i professionisti sono tenuei a fatturare in modalità elettronica – nel rispetto della normativa tecnica di cui al D.M. n. 55/2013 – nei confronti della P.A..

2. Quali sono le scadenze?

La fatturazione elettronica diventa obbligatoria il 6 giugno 2014 per i Ministeri, le Agenzie fiscali e gli Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale.

Per le altre Pubbliche Amministrazioni – dopo l’emanazione del decreto Irpef (D.L. n. 66/2014) – l’obbligo diventerà operativo entro il  31 marzo 2015.

3. Come si emettono le fatture elettroniche?

L’allegato A al D.M. n. 55/2013 dispone che i dati della fattura elettronica devono essere rappresentati in un file .XML non contenente macroistruzioni o codici eseguibili tali da attivare funzionalità che possano modificare gli atti, i fatti o i dati nello stesso rappresentati, che dovrà essere firmato digitalmente.

Le specifiche tecniche operative sono disponibili sul sito del Sistema di Interscambio www.fatturapa.gov.it.

La fattura deve rispettare specifici requisiti di contenuto e sintattici affinché possa essere correttamente inoltrata.

4. Come si inviano le fatture elettroniche?

Il file preparato, firmato e nominato nel rispetto delle regole previste, può essere inviato al Sistema di Interscambio attraverso cinque diversi canali di trasmissione per l’invio dei file:

Il Sistema di Interscambio, una volta ricevuto il file nel formato FatturaPA, effettuerà i controlli sui file ricevuti e procederà all’inoltro all’Amministrazione destinataria della fattura.

5. Come si conservano le fatture elettroniche?
Sia i fornitori che le Pubbliche Amministrazioni sono tenuti a conservare le fatture esclusivamente in modalità digitale.
Il processo di conservazione prevede che sulla fattura da conservare debba essere indicizzata in modo univoco, andando a confluire in un lotto di conservazione.
Su questo verrà apposta la marca temporale e, successivamente, la firma digitale del responsabile della conservazione.
MATERIALI UTILI
Se hai altre domande sulla fatturazione elettronica, scrivi a posta@e-lex.it

AgID: pubblicata l’Agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico per l’anno 2014

In ottemperanza a quanto previsto dall’art. 52 del Codice dell’Amministrazione Digitale, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha pubblicato l’Agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico per l’anno 2014.

Il documento ha lo scopo di definire le azioni dedicate alla disponibilità, alla fruibilità, alle modalità di accesso e riutilizzo dei dati delle pubbliche amministrazioni, nonché a quelle relative alle basi dati di interesse nazionale.

L’Autorità rende noto che entro maggio 2014 saranno pubblicate le Linee guida (previste dallo stesso art. 52 CAD) per l’anno 2014, attraverso le quali sono fornite le opportune indicazioni operative per l’attuazione dell’Agenda. Il documento sarà oggetto di una consultazione pubblica prima della sua definitiva adozione.

Di seguito l’Agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico.

A.N.AC. avvia una progetto per la raccolta di buone pratiche in materia di trasparenza

Con una nota pubblicata sul proprio sito, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha reso nota la bozza di un progetto volto alla raccolta di buone pratiche, relativamente all’attuazione del D.Lgs. n. 33/2013.

Scopo dell’iniziativa sarà quello di supportare tutte le Amministrazioni nel compito di dare piena attuazione alla normativa sulla trasparenza, attraverso l’analisi e la circolazione delle buone pratiche che gli Enti “virtuosi” intenderanno sottoporre all’Autorità.

Nella bozza di progetto è indicato che, dopo la pubblicazione di un avviso rivolto a tutte le Amministrazioni, l’invio della propria candidatura sarà possibile attraverso la compilazione e l’invio di una scheda di autovalutazione rimessa al Responsabile della prevenzione della corruzione e, laddove individuato, al Responsabile della trasparenza.

La scheda di autovalutazione tratterà i seguenti aspetti dell’innovazione:

  • attori (chi ha promosso l’innovazione?)
  • bisogni (quali obiettivi ci si prefiggeva di raggiungere?)
  • soluzioni (quali strumenti e metodologie sono stati impiegati?)
  • risorse (umane, tecnologiche e finanziarie impegnate dall’innovazione)
  • fattori contestuali (quali aspetti del contesto hanno agevolato/ostacolato l’innovazione?)
  • risultati (quali esiti ha generato l’innovazione?).
Le pratiche di innovazione saranno individuate all’interno dei seguenti ambiti:
  1. Open data
  2. Collegamento trasparenza-performance
  3. Modello organizzativo per la trasmissione pubblicazione dei dati
  4. Sistema informativo
  5. Attestazione dell’assolvimento degli obblighi di pubblicazione
  6. Analisi della soddisfazione degli utenti
  7. Monitoraggio civico
  8. Dati ulteriori da pubblicare
Nell’attesa che venga ufficializzata l’iniziativa è possibile – entro il 23 maggio – inviare osservazioni e suggerimenti all’indirizzo protocollo@anticorruzione.it.

Ferpi organizza il corso “Open Government, trasparenza e comunicazione”

Ferpi – Federazione Relazioni Pubbliche Italiana ha organizzato il corso intitolato “Open Government, trasparenza e comunicazione”.

Obiettivi dell’incontro, che si terrà a Roma il 16 maggio, sono quelli di illustrare le novità normative e il nuovo scenario nel quale le amministrazioni pubbliche sono chiamate a operare sviluppando i servizi online e ridefinendo le loro strategie di comunicazione con i diversi pubblici di riferimento ai quali devono assicurare servizi e a rendere conto; aggiornare sui nuovi obblighi normativi configurati dalla normativa successiva alla Legge 150/2000 fino al Decreto 33/2013 ed evidenziare il ruolo chiave della comunicazione nel dare concreta attuazione alle politiche per la trasparenza e il contrasto alla corruzione nel confronto con altri casi di istituzioni europee e internazionali; analizzare le esperienze dell’Inps riflettendo su vantaggi e criticità derivanti dalla telematizzazione dei servizi, dal ridisegno del modello di front-office e dalla scelta di aprire le amministrazioni all’ascolto e al dialogo con i cittadini.

I docenti saranno Alessandra Fornaci (Inps) e l’Avv. Prof. Ernesto Belisario, senior partner di E-Lex.

Per informazioni sul corso e sulle modalità di iscrizione si rimanda al sito ufficiale Ferpi.

Incentivi fiscali alle startup: decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 marzo 2014 il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 30 gennaio 2014 in materia di incentivi fiscali all’investimento in start-up innovative.

Il Provvedimento, la cui pubblicazione era attesa da tempo, dà attuazione all’articolo 29, del decreto-legge 8 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, dettando i requisiti soggettivi, le modalità e le condizioni per poter usufruire delle agevolazioni previste.

I professionisti di E-Lex, nell’ambito dell’attività di supporto e consulenza a startup e incubatori, forniscono assistenza in ordine all’interpretazione e applicazione delle nuove disposizioni.