Start up e diritto: cosa bisogna sapere?

In questo video, pubblicato da SMAU Academy, Giovanni Maria Riccio, socio dello studio e-Lex spiega i principi giuridici della start-up.

 

SMAU / Startup e diritto: cosa bisogna sapere?

Venerdì mattina alle ore 10, presso lo SMAU di Padova, il prof. Riccio terrà una relazione su “Startup e diritto: cosa bisogna sapere?”.

L’avvio di startup pone una serie di tematiche giuridiche che devono essere affrontate in modo adeguato per definire le scelte strategiche ed impostare le corrette metodologie operative e commerciali. (altro…)

Novità sui marchi comunitari

La Direttiva (UE) 2015/2436 del 16 dicembre 2015 sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa, e il Regolamento (UE) 2015/2424 del 16 dicembre 2015 recante modifica del regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio sul marchio comunitario, che modifica il regolamento (CE) n. 2868/95 della Commissione, recante modalità di esecuzione del regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio sul marchio comunitario, e che abroga il regolamento (CE) n. 2869/95 della Commissione relativo alle tasse da pagare all’Ufficio per l’armonizzazione del mercato interno (marchi, disegni e modelli), sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea rispettivamente il 23 e il 24 dicembre.
Innanzi tutto, due modifiche terminologiche, che sostituiscono quelle di cui al Regolamento (CE) n. 207/2009: l’UAMI prenderà il nome di Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) e il marchio comunitario, invece, sarà denominato marchio dell’Unione europea.
La nuova direttiva trova applicazione a tutti i marchi d’impresa relativi a prodotti o servizi che formano oggetto di una registrazione o di una domanda di registrazione come marchi d’impresa individuali, marchi di garanzia o di certifi¬cazione, ovvero marchi collettivi in uno Stato membro o presso l’ufficio Benelux per la proprietà intellettuale o che sono oggetto di una registrazione internazionale che produce effetti in uno Stato membro.
Le tasse da pagare all’EUIPO al momento di deposito saranno ridotte, dal momento che si pagherà una fee per singola classe merceologica, anziché una tassa che copra sino a tre distinte classi. Le tasse dovute in caso di rinnovazione del marchio, invece, saranno aggiornate automaticamente a far data dal 23 marzo 2016.
Il termine del recepimento è fissato al 14 gennaio 2019, anche se alcune disposizioni dovranno essere recepite solo entro il 14 gennaio 2023 (in particolare, l’art. 45, relativo alla procedura per la decadenza o la dichiarazione di nullità).
Fumata grigia, invece, per i segreti commerciali. Il 15 dicembre scorso, la presidenza lussemburghese ha siglato un accordo provvisorio con i rappresentanti del Parlamento europeo su norme comuni in materia di protezione dei segreti commerciali e delle informazioni riservate delle imprese dell’UE. Le diverse regole nazionali, infatti, si frappongono alla realizzazione degli obiettivi del mercato interno, come ha affermato Etienne Schneider, vice primo ministro e ministro dell’economia del Lussemburgo: “Al giorno d’oggi esiste una grande varietà di sistemi e di definizioni negli Stati membri per quanto riguarda il trattamento e la protezione dei segreti commerciali. Questo nuovo strumento apporterà chiarezza giuridica e garantirà condizioni di parità a tutte le imprese europee. Contribuirà inoltre ad accrescere il loro interesse nei confronti dello sviluppo di attività di ricerca e d’innovazione”.

Lo stemma del Barcelona non è un marchio

Il famoso scudo del Fútbol Club Barcelona, stemma di una delle società calcistiche più note e antiche del mondo, non risponde ai requisiti per la registrabilità quale marchio di impresa. È quanto deciso, con sentenza del 10 dicembre 2015 (causa T-615/14), dal Tribunale UE, poiché il marchio non consentirebe ai consumatori di individuare l’origine commerciale dei prodotti e dei servizi oggetto della domanda di registrazione.
Questi i fatti da cui è originata la decisione in questione. Nell’aprile del 2013, la società calcistica aveva chiesto la registrazione dello stemma, al cui interno è contenuto il logo del Barcellona, caratterizzato dai colori blaugrana, dall’acronimo FCB, la bandiera della Catalogna e la croce di San Giorgio. Le classi per le quali si chiedeva la registrazione erano la 16 (comprendente stampe; fotografie; adesivi), la 25 (abbigliamento; scarpe; cappelleria) e la 41 (istruzione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali).

La società catalana, quindi, non ha richiesto la registrazione dell’intero stemma (peraltro già oggetto di autonoma registrazione), ma dei contorni dello stesso.
L’UAMI, nel maggio del 2014, aveva già respinto la domanda, osservando che il segno figurativo non sarebbe, di per sé, idoneo a richiamare l’attenzione dei consumatori, non essendo immediatamente riconducibile all’origine commerciale dei prodotti e dei servizi. Avverso tale decisione, il Barcellona ha presentato ricorso al Tribunale dell’Unione europea, chiedendo nuovamente l’accoglimento del deposito del marchio.
Il Tribunale UE, con la decisione summenzionata, ha però confermato la decisione dell’UAMI, statuendo che il segno figurativo sarebbe percepito dai consumatori come una forma semplice e non come un marchio di impresa e non consentirebbe loro di distinguere i prodotti o i servizi del suo titolare da quelli delle altre imprese.
La decisione si spinge oltre, negando, in termini generali, che agli stemmi possa essere riconosciuto un carattere distintivo, atteso che “gli stemmi vengono utilizzati abitualmente in ambito commerciale a fini puramente decorativi, senza rivestire una funzione di marchio”.
Nel caso di specie, peraltro, l’elemento dello scudo non sarebbe predominante del marchio, al pari delle lettere F, C e B (iniziali del nome del club); della combinazione dei colori, che sono quelli della maglietta della squadra di calcio; delle bandiere catalana e della città di Barcellona.
Infine, la società calcistica non sarebbe riuscita a provare, nel corso del giudizio, il carattere distintivo che il simbolo rivestirebbe nel pubblico dei consumatori, così come richiesto dal Regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio, del 26 febbraio 2009, sul marchio comunitario.