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Class action e pubblicità ingannevole: raggiunto l’accordo tra Red Bull e consumatori

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Nel gennaio del 2013 il Sig. Benjamin Careathers ha promosso una class action contro la Red Bull dinanzi alla corte distrettuale della città di New York. Il giudizio si è di recente concluso con un accordo transattivo tra il rappresentante della classe e il produttore del noto energy drink; in forza di tale accordo, i consumatori americani avranno tempo sino al 2 marzo 2015 per ottenere un risarcimento di 10 dollari o, in alternativa, per richiedere prodotti a marchio Red Bull del valore complessivo di 15 dollari con spese di consegna a carico del produttore; in ogni caso, a prescindere dal numero di consumatori che decideranno di aderire all’accordo, l’esborso a carico della società  non potrà superare i 13 milioni di dollari.

Senz’altro suggestiva è la tesi che ha dato origine all’azione di classe nei confronti della Red Bull.

A finire sotto accusa sono state le campagne promozionali e di marketing diffuse con ogni mezzo negli Stati Uniti dal produttore degli energy drinks.

Secondo l’attore, infatti, con le campagne promozionali in questione la Red Bull avrebbe diffuso un messaggio ingannevole, inducendo i consumatori a credere che la particolare miscela di ingredienti contenuta all’interno della nota bevanda sarebbe stata in grado di migliorarne le prestazioni fisiche e mentali.

In realtà, secondo alcuni studi citati nell’atto di citazione, non vi sarebbero evidenze scientifiche in grado di porre in una relazione diretta di causa ed effetto gli ingredienti normalmente utilizzati per la produzione di tali bevande e i benefici pubblicizzati dalle aziende interessate; è il caso, per esempio, della taurina – ingrediente base della Red Bull, che secondo l’EFSA – European Food Safety Authority non può essere messa in relazione con il miglioramento delle performance psico-fisiche; allo stesso tempo, i medesimi studi rivelano come l’unico ingrediente che abbia un effetto riconosciuto scientificamente in termini di miglioramento delle prestazioni sia la caffeina.

In tale contesto, stando a quanto riferito dall’attore, la Red Bull spingerebbe i consumatori a credere che i benefici della bevanda siano ricollegabili alla particolare miscela di ingredienti utilizzata piuttosto che al semplice contenuto in caffeina; per questo i consumatori sarebbero disposti a pagare per l’acquisto di una lattina di Red Bull un sovrapprezzo rispetto al costo di una banale tazza di caffè che – almeno negli Stati Uniti – ha un contenuto in caffeina superiore.

Dal canto suo, in un comunicato ufficiale la Red Bull ha negato qualsiasi responsabilità, affermando di aver transatto la lite all’unico scopo di evitare i costi collegati al giudizio.

Maggiori informazioni sull’accordo raggiunto sono disponibili qui

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