Il blog di E-Lex

Corte Europea dei diritti dell’uomo e blocco di YouTube

sipaimm1

Bloccare YouTube, come avvenuto in Turchia, viola i diritti dell’uomo, secondo la Corte Europea dei diritti dell’uomo. Una sentenza la cui importanza si spinge ben oltre il caso di specie.
La Turchia ha violato i diritti dell’uomo bloccando tra il 2008 ed il 2010 YouTube.
Sono queste le conclusioni cui sono giunti i Giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo in una Sentenza depositata il 1 dicembre scorso.
YouTube è, secondo i Giudici “una piattaforma unica che permette la diffusione di informazioni aventi un significativo interesse in particolare in materia politica e sociale” ed è, dunque, da considerare “una fonte di comunicazione importante” con la conseguenza che il suo blocco “rende inaccessibili informazioni specifiche alle quali non è possibile accedere attraverso messi diversi”.
E, aggiungono i magistrati dell’Alta Corte dei Diritti dell’uomo, YouTube “permette altresì l’emersione del c.d. citizen journalism che permette di divulgare informazioni politiche ignorate per i grandi media”.
Ed è muovendo da queste premesse che nella Sentenza si arriva alla conclusione che allorquando i Giudici turchi, tra il 2008 ed il 2010 disposero il blocco integrale di YouTube dalla Turchia come sanzione avverso la pubblicazione, sulle pagine della piattaforma di condivisione video di Google, di una decina di video diffamatori all’indirizzo di Ataturk, i diritti fondamentali dell’uomo e, in particolare, quello alla libera manifestazione del pensiero, vennero violati.
Ma, sfortunatamente – almeno per i difensori della libertà di espressione – i Giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo non si spingono a mettere nero su bianco che chiudere una piattaforma come YouTube, pure ritenuta fondamentale per l’esercizio della libertà di informazione del pensiero, in ragione della pubblicazione solo di una manciata di video ritenuti illegali, sia da considerarsi sempre e comunque un attentato ai diritti fondamentali dell’uomo.
La vera motivazione sulla base della quale i Giudici arrivano alla condanna della Turchia nel caso in questione è, infatti, semplicemente rappresentata dalla circostanza che, all’epoca, la legge turca non riconosceva ai Giudici, espressamente, il potere di ordinare il blocco all’accesso di un’intera piattaforma di condivisione nell’ipotesi in cui fosse contestata solo la legittimità di alcuni contenuti su di essa pubblicati.
La Corte europea, quindi, ha avuto facile gioco nel dichiarare che mancando un presupposto legale per l’adozione del provvedimento di blocco e essendo pacifico che tale provvedimento aveva compresso un diritto fondamentale dell’uomo, esso doveva considerarsi illegittimo.
Gli stessi Giudici, tuttavia, nella Sentenza lasciano intendere – senza tanti giri di parole – che l’esito della partita avrebbe potuto essere diverso se si fossero trovati a pronunciarsi sulla base delle leggi in vigore oggi in Turchia, leggi che, sfortunatamente autorizzano espressamente il blocco di un’intera piattaforma anche nell’ipotesi in cui la violazione riguardi solo una manciata di contenuti su di essa pubblicati.
Guai, però, a negare che la Sentenza è comunque importante in quanto la Corte riconosce espressamente la qualità di “vittime” per lesione dei diritti dell’uomo, a dei semplici utenti – ancorché abituali – di YouTube, lesi nel diritto di accedere e consultare i contenuti audiovisivi pubblicati sulla piattaforma.
Una valutazione, quest’ultima, che apre la strada dell’accesso alla giustizia dei diritti dell’uomo all’intero miliardo e mezzo di utenti di servizi online di tutto il mondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Novità normative e giurisprudenziali dal mondo del diritto delle tecnologie e dal nostro Studio