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Inaugurato dall’Italia il Laboratorio nazionale del DNA, in attuazione del Trattato UE sulla sicurezza del 2005

È stato inaugurato a fine gennaio 2014, presso il carcere romano di Rebibbia, il Laboratorio nazionale del DNA, struttura d’avanguardia costata 16 milioni di euro e realizzata in attuazione del Trattato europeo di Prṻm, sottoscritto dall’Italia il 27 maggio 2005.

Tale Trattato ha previsto l’istituzione, negli stati membri, di una banca dati nazionale del DNA nonché di un laboratorio centrale, allo scopo di contrastare il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e la migrazione illegale. Costituisce quindi un supporto nello svolgimento dell’attività di polizia, sulla base dell’acquisizione di una minima prova biologica, che possa permettere, unitamente alla procedura di cd. “foto segnalamento” (costituito dalla foto segnaletica e dalle impronte digitali), di tracciare geneticamente un soggetto schedato.

La disciplina del trattato è stata recepita dall’Italia con la legge n. 85 del 2009. Elemento più interessante – anche per ovvi motivi di tutela della privacy – è costituito dall’elenco di soggetti i cui codici genetici dovranno essere inseriti nella banca dati nazionale; l’art. 9 della legge di attuazione prevede infatti un obbligo di inserimento dei profili dei detenuti per delitti non colposi, di coloro che sono stati arrestati in flagranza di reato, oppure ancora che siano stati sottoposti a misure alternative alla detenzione. La legge specifica inoltre che in caso di assoluzione per tutti i casi previsti dall’art. 530 c.p.p., sarà disposta di ufficio la cancellazione dei codici genetici degli imputati dal database nazionale.

È evidente come tale tematica possa essere suscettibile di aspetti problematici e controversi: sia in materia di protezione di dati personali, sia in senso più lato con riferimento ai diritti fondamentali dell’individuo: sarà quindi compito del Garante per la protezione dei dati personali – organo individuato dalla legge n. 85 del 2009 quale istituzione di garanzia – attuare un controllo scrupoloso nei confronti della banca dati, che dovrebbe entrare a regime dal gennaio 2015.

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