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L’AGCM accetta gli impegni di Trenitalia per rimborsi più veloci

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Si è chiuso con impegni il procedimento avviato dall’AGCM nei confronti di Trenitalia S.p.A. per due presunte pratiche commerciali scorrette.

La prima pratica contestata alla società ferroviaria – nonché, in prima battuta, a RFI, quale gestore della rete – consisteva nella adozione e gestione di procedure di indennizzo per ritardo dei treni di media e lunga percorrenza reputate dall’AGCM complesse e dispendiose per l’utente del servizio, tanto da scoraggiare le istanze dei consumatori, nonché caratterizzate da eccessiva discrezionalità nella modalità di accertamento del ritardo.

La pratica sarebbe stata posta in essere attraverso una pluralità di condotte afferenti sia alla fase di rilevazione del ritardo e delle relative cause, eventualmente idonee ad escludere la responsabilità del vettore, sia all’attività di comunicazione della informazioni alla clientela.

Con riferimento alle modalità di identificazione della cause del ritardo, da cui deriva l’indennizzabilità o meno dello stesso, nel corso del procedimento è intervenuta una sentenza interpretativa Corte di Giustizia, la quale ha chiarito che la disciplina comunitaria di settore (Reg. CE 1371/2007) si limita ad esonerare il vettore dall’obbligo di risarcimento in caso di ritardo per forza maggiore, ma non esclude che tale ritardo dia diritto al consumatore ad un indennizzo calcolato sul prezzo del biglietto. Pertanto, il vettore non potrà, nelle proprie condizioni di servizio, escludere l’indennizzo per il caso di forza maggiore o causa a lui non imputabile. A parere dell’AGCM, tale rilevante mutamento nel regime degli indennizzi, ha eliminato la rilevanza delle “cause esterne” nella classificazione del ritardo e, di conseguenza, il coinvolgimento nella pratica commerciale di RFI, che, in quanto gestore della rete, validava le cause del ritardo quali “esterne”.

La seconda pratica commerciale, contestata alla sola Trenitalia, atteneva, invece, al mancato riconoscimento, per viaggi composti da più tratte, del cd. “biglietto globale”; tale soluzione determinava una riduzione delle situazioni indennizzabili per ritardo del treno o perdita delle coincidenze in caso di ritardo del treno precedente. Le Condizioni Generali di Trasporto di Trenitalia prevedono, infatti, che il contratto di trasporto è relativo, di norma, all’utilizzo da parte del passeggero di un singolo treno.

Questi i più rilevanti impegni proposti dal vettore ferroviario e accettati dall’AGCM, che li ha resi vincolanti con il provvedimento dello scorso 12 novembre.

Con riferimento alla prima pratica commerciale contestata, Trenitalia si impegna:

– ad informare il consumatore, in caso di ritardo che dà diritto ad indennizzo, delle modalità di erogazione del bonus o dell’indennizzo con un messaggio sonoro a bordo del treno;

– a ridurre i tempi di erogazione dell’indennizzo a 3 giorni dalla data di arrivo a destinazione del treno interessato (dagli attuali 20 giorni) nonché il termine di 3 giorni per l’ottenimento dell’indennizzo;

– a riconoscere un bonus pari al 25% del prezzo del biglietto per il ritardo compreso tra 30 e 59 minuti (fino ad oggi l’azienda, nel rispetto della normativa comunitaria, riconosceva un bonus solo per ritardi superiori ai 60 muniti).

Con riferimento alla seconda pratica commerciale Trenitalia si è impegnata, invece, in caso di ritardo maturato per soluzioni di viaggio che prevedano l’utilizzo di più treni, ad estendere il diritto all’indennizzo da ritardo al prezzo dell’intero servizio acquistato.

L’azienda si è impegnata, inoltre, ad introdurre il c.d. biglietto globale misto per le soluzioni di viaggio che contemplino una servizio del trasporto regionale ed un servizio della media e lunga percorrenza, un modo da garantire al viaggiatore l’indennizzo da ritardo sull’intero importo pagato.

Qui il testo del provvedimento.

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