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Obsolescenza programmata: la Francia ci riprova

La problematica dell’obsolescenza programmata dei prodotti di consumo, in passato oggetto di ampio dibattito sia in Italia che nel resto d’Europa, è tornata al centro delle discussioni a seguito di una importante decisione della Commissione Specializzata dell’Assemblée Nationale francese.

La Commissione, chiamata a pronunciarsi sul disegno di legge in materia di transizione energetica, ha approvato un emendamento che, modificando all’art. L-213-1 del Codice del consumo vigente in Francia, farebbe rientrare l’obsolescenza programmata tra le pratiche ingannevoli nei confronti dei consumatori.

L’art. 213-1 vigente, prevede che “sera puni d’un emprisonnement de deux ans au plus et d’une amende de 300 000 euros quiconque, qu’il soit ou non partie au contrat, aura trompé ou tenté de tromper le contractant, par quelque moyen ou procédé que ce soit, même par l’intermédiaire d’un tiers : 1° Soit sur la nature, l’espèce, l’origine, les qualités substantielles, la composition ou la teneur en principes utiles de toutes marchandises ; 2° Soit sur la quantité des choses livrées ou sur leur identité par la livraison d’une marchandise autre que la chose déterminée qui a fait l’objet du contrat ; 3° Soit sur l’aptitude à l’emploi, les risques inhérents à l’utilisation du produit, les contrôles effectués, les modes d’emploi ou les précautions à prendre.

Le montant de l’amende peut être porté, de manière proportionnée aux avantages tirés du manquement, à 10 % du chiffre d’affaires moyen annuel, calculé sur les trois derniers chiffres d’affaires annuels connus à la date des faits”.

Con l’approvazione dell’emendamento n. 1840, proposto dagli ambientalisti Eric Alauzet Denis Baupin e Cecile Duflot, potrebbe essere inserita una quarta ipotesi di pratica, ossia l’aver intenzionalmente ridotto il ciclo di vita di un prodotto durante la fase della progettazione[1].

Nonostante la modifica legislativa, se definitivamente approvata, potrebbe costituire una novità davvero rilevanti, da più parti sono stati sollevati dubbi sulla reale possibile applicazione pratica. Infatti i consumatori, in un ipotetico giudizio incardinato per richiedere un risarcimento dei danni, dovrebbero essere in grado di provare l’intenzionale riduzione del ciclo di vita del prodotto da parte della casa produttrice, prova che potrebbe rivelarsi estremamente difficile, se non impossibile.

La questione è stata, in passato, oggetto di acceso dibattito anche in Italia. Esattamente un anno fa, ed in particolare il 10 settembre 2013, il deputato Luigi Laquaniti, aveva presentato la proposta di legge n. 1563 recante “disposizioni per il contrasto dell’obsolescenza programmata dei beni di consumo”.

Scopo della proposta sarebbe stato quello di introdurre, sulla falsa riga di una analoga normativa vigente in Belgio ed in aggiunta a precisi obblighi e responsabilità in capo a produttore e venditore, una “presunzione” di obsolescenza programmata in tre ipotesi: quando esiste un sistema di calcolo che ne arresta il funzionamento dopo un determinato periodo di utilizzo; quando, nel periodo di garanzia oppure nel corso dei due anni immediatamente successivi, risulta comunque difettoso e soggetto a guasti ricorrenti; quando, infine, è impedita la riparazione, la sostituzione delle parti componenti o la ricarica del bene stesso o della fonte di energia che ne consente il funzionamento.

La proposta di legge è stata assegnata in data 14 ottobre 2013 alla 10ª Commissione permanente (Attivita’ produttive, commercio e turismo) in sede referente, ma non risulta ancora iniziato l’esame.

Per quanto invece concerne l’iniziativa francese, si potrebbero avere novità già da domani, mercoledì primo ottobre, giorno in cui il disegno di legge sulla transizione energetica verrà discusso in seduta pubblica.


[1] APRÈS L’ARTICLE 22, insérer l’article suivant:

Après le 3° de l’article L. 213‑1 du code de la consommation, il est inséré un alinéa ainsi rédigé : «4° Soit sur la durée de vie du produit intentionnellement raccourcie lors de sa conception.»

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