Il blog di E-Lex

Orsacchiotti (troppo) parlanti, internet delle cose e privacy.

Bambole e bambolotti di una volta, capaci di registrare grazie ad un dispositivo nascosto nel pancino le parole di bambini ed adulti e ripeterle a richiesta stanno progressivamente andando in pensione e lasciano il posto a giocattoli sempre più sofisticati che, ormai, registrano suoni e voci e li spediscono tra le nuvole – quelle dei servizi cloud – per tenerle a disposizione dei loro “padroni”.

Sembrerebbe essere accaduto così che i messaggi sussurrati da centinaia di migliaia di bambini in giro per il mondo – e, probabilmente, dai relativi genitori – nell’orecchio di simpatici orsacchiotti di peluche siano rimasti esposti per intere settimane alla mercé del mondo intero e, in qualche caso, abbiano attratto l’attenzione di malintenzionati che ne avrebbero fatto incetta online.

All’origine dell’episodio raccontato in queste ore da diverse testate online in giro per il mondo la scelta scellerata del produttore di non adottare alcuna misura di sicurezza per proteggere il database nel  quale i possessori del giocattolo venuto da un futuro che è già presente hanno riversato le loro parole, i loro messaggi, le loro confessioni all’orecchio degli orsacchiotti “magici”.

E’ un episodio come tanti già sentiti e tanti che, probabilmente, sentiremo raccontare negli anni che verranno nel corso dei quali l’internet delle cose, quella degli oggetti connessi si diffonderà ed entrerà nelle nostre case, nelle nostre auto e nelle nostre vite.

Continua qui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Novità normative e giurisprudenziali dal mondo del diritto delle tecnologie e dal nostro Studio