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Ritardo del volo aereo: la Corte di Giustizia chiarisce la nozione di “orario di arrivo” effettivo

Con sentenza resa nella causa C-452/13, la Nona Sezione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha chiarito definitivamente la nozione di “orario di arrivo” effettivo di un aereo, ai sensi degli artt. 2, 5 e 7 del Regolamento CE n. 261/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza dei passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato dello stesso.

La domanda di pronuncia pregiudiziale era stata sollevata dal giudice austriaco (Landesgericht Salzburg) nell’ambito di una controversia tra la Germanwings – compagnia aerea low cost tedesca – ed un passeggero – il Sig. Henning – avente ad oggetto la legittimità della richiesta di compensazione pecuniaria a favore del passeggero stesso a fronte di un ritardo dell’aereo di oltre 3 ore rispetto all’orario di arrivo previsto.

Secondo il Sig. Henning, il diritto alla compensazione pecuniaria di 250 Euro – così come prevista dagli artt. 5 e 7 del Regolamento n. 261/2004 – deriverebbe dal fatto che l’aereo Salisburgo/Colonia-Bonn avrebbe raggiunto la posizione di parcheggio con un ritardo di 3 ore e 3 minuti rispetto all’orario di arrivo previsto.

Condannata in primo grado alla corresponsione della compensazione pecuniaria a favore del passeggero, la Germanwings impugnava la decisione, ritenendo che nessuna compensazione pecuniaria sarebbe dovuta, in quanto il ritardo dell’aereo – calcolato sulla base dell’orario effettivo in cui le ruote del velivolo avevano toccato la pista dell’aeroporto di destinazione – sarebbe stato di sole 2 ore e 58 minuti.

Sospeso il procedimento, il Landesgericht Salzburg sottoponeva la questione dell’interpretazione della nozione di “orario di arrivo” effettivo alla Corte di Giustizia, ovvero: “se, ai fini della nozione di “orario di arrivo” utilizzata negli articoli 2, 5 e 7 del regolamento [n. 261/2004] occorra far riferimento:

a) al momento in cui l’aeromobile atterra sulla pista (“touchdown”);
b) al momento in cui l’aeromobile ha raggiunto la posizione di parcheggio e sono azionati i freni di posizionamento o sono posizionati i freni a ceppi (“orario di arrivo alla rampa”);
c) al momento di apertura dei portelloni dell’aeromobile;
d) a un momento definito dalle parti nell’ambito della loro autonomia privata”.

Ad avviso della Corte, la nozione di “orario di arrivo” effettivo deve essere interpretata in modo autonomo e uniforme nell’Unione, il che esclude che possa essere definita contrattualmente dalle parti.

Il ragionamento seguito dai giudici europei al fine di dirimere la controversia prende, invece, in considerazione la “situazione di costrizione” cui sono soggetti i passeggeri di un volo aereo dal momento in cui salgono a bordo dell’aeromobile sino al momento in cui sono autorizzati a lasciare il velivolo, ovvero sino al momento di apertura di almeno uno dei portelloni dell’aeromobile stesso.

E’ quest’ultimo, dunque, il momento da prendere in considerazione al fine di determinare l’entità del ritardo subito dai passeggeri di un volo.

Qui il testo integrale della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

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