Il blog di E-Lex

Secondo la Cassazione non è configurabile il reato di stampa clandestina per le testate online

Con la sentenza n. 23230 del 10 maggio 2012 la Cassazione ha stabilito che l’omessa registrazione della testata online non configura il reato di stampa clandestina previsto dall’art. 16 della Legge 8 febbraio 1948, n. 47.

Secondo la Corte, infatti, il reato in questione riguarderebbe esclusivamente i prodotti stampati, come definiti dall’art. 1 della Legge n. 47/1948, tra i quali non rientrano i giornali telematici in difetto di un’attività di carattere tipografico e della destinazione al pubblico del risultato di tale attività.

D’altra parte, la Cassazione ha poi chiarito che la possibilità di registrare anche la testata telematica, prevista espressamente dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62, ha una valenza esclusivamente amministrativa, configurandosi come un onere a carico degli editori interessati a conseguire i contributi e le provvidenze stabilite a favore dell’editoria.

La decisione della Corte trae origine dalla vicenda del noto blogger siciliano, Carlo Ruta, accusato prima e poi condannato in primo e secondo grado per il reato di stampa clandestina a seguito della mancata registrazione della testata telematica.

Dopo circa 6 anni la Cassazione ha invece assolto definitivamente il Sig. Ruta sul presupposto che il reato in questione non è configurabile per i prodotti editoriali telematici.

Resta da comprendere se il principio affermato dalla Corte di Cassazione è ancora valido dopo l’entrata in vigore della legge di conversione del D. L. 18 maggio 2012 n. 63, secondo cui le testate periodiche diffuse esclusivamente online non sono soggette all’obbligo di registrazione alla duplice condizione che gli editori non abbiano, da un lato, fatto richiesta per contributi o altre provvidenze e, dall’altro conseguito ricavi annui superiori a Euro 100.000.

Anche in questo caso, peraltro, l’obbligo di registrazione potrebbe avere una valenza esclusivamente amministrativa, senza conseguenze di ordine penale connesse alla sua violazione; il condizionale è tuttavia d’obbligo almeno sino a quando non si avrà una nuova pronunzia sul punto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Novità normative e giurisprudenziali dal mondo del diritto delle tecnologie e dal nostro Studio