Commissione UE: convocate le autorità nazionali a tutela dei consumatori per discutere della trasparenza nel mercato degli acquisti in app

Nei giorni scorsi la Commissione europea ha convocato le autorità nazionali a difesa dei diritti dei consumatori per fare il punto sulla trasparenza nel mercato degli acquisti in app (gli acquisti di beni e/o servizi, spesso virtuali, effettuati dai consumatori all’interno di un’applicazione scaricata da uno store online come iTunes o Play Store).

All’incontro hanno partecipato anche le società che gestiscono i principali marketplace a partire dai quali i consumatori possono scaricare le applicazioni sui loro dispositivi.

La riunione a livello europeo costituisce una prima risposta alle crescenti preoccupazioni che accompagnano il costante sviluppo del settore delle applicazioni mobili.

Stando ad alcune indagini di mercato, circa l’80% dei profitti degli sviluppatori di applicazioni mobili deriverebbe proprio dai cosiddetti acquisti in app; quello che però preoccupa la Commissione è che in un numero rilevante di casi, tali acquisti non avvengono in modo consapevole, specie quando ad essere coinvolti sono i minori.

Il meccanismo è noto ed anche abbastanza semplice; si scarica un’applicazione pensando che sia gratuita ed invece il suo utilizzo comporta costi poco trasparenti che vengono addebitati direttamente sulla carta di credito. I casi limite sono rappresentati dagli acquisti che avvengono mediante un semplice “tap” senza richiedere un consenso esplicito del consumatore per ogni acquisto effettuato.

Prassi di questo genere si caratterizzano per una particolare aggressività nei confronti dei consumatori, in quanto li spingono ad effettuare acquisti in modo spesso compulsivo senza che vi sia una reale consapevolezza del costo che si sta sostenendo; ovviamente il rischio di acquisti inconsapevoli sale in modo esponenziale nel caso di coinvolgimento di minori, spinti a cliccare sui tasti virtuali che abilitano l’acquisto da messaggi accattivanti nel corso del gioco (il mercato dei giochi basati su applicazioni costituisce una della principali fonti di guadagno per gli sviluppatori).

Se meccanismi di questo genere contribuiscono a far crescere i profitti delle società, non si può dire che gli stessi rispettino i diritti riconosciuti ai consumatori dalla normativa comunitaria.

In molti casi ci si trova infatti di fronte a vere e proprie pratiche commerciali ingannevoli in grado di spingere i consumatori ad assumere decisioni commerciali non consapevoli. A parte questo, c’è poi il tema della vessatorietà di clausole che autorizzano l’addebito di un costo, senza richiedere un consenso chiaro ed esplicito da parte del consumatore.

Ad oggi la soluzione più virtuosa per aziende e consumatori resta quella di richiedere l’inserimento della password associata all’account dell’utente ogni volta che si effettua un acquisto in app. Sicuramente dall’incontro tenutosi a livello comunitario scaturiranno nuove iniziative per contemperare il legittimo interesse dell’industria di settore a crescere nel rispetto delle regole con l’aspettativa di molti consumatori a non vedersi truffati da applicazioni create ad arte per addebitare costi ad insaputa degli utenti. Un ruolo importante dovrà essere interpretato dai gestori degli store online, ai quali spetta il compito di lasciare fuori i “players” che non rispettano le regole del gioco.

Del resto, la crescita del mercato delle applicazioni passa anche attraverso una crescente fiducia dei consumatori nei prodotti acquistati.