L’AGCM indaga su Expedia e Booking

L’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti di Booking ed Expedia, società leader nel settore dei servizi di prenotazione online di strutture alberghiere, al fine di accertare se le due società, attraverso gli accordi con le strutture alberghiere partner, pongano in essere condotte lesive della concorrenza.

Il procedimento, avviato su segnalazione di Federalberghi ed AICA, che avrebbero denunciato all’Antitrust la presunta vessatorietà di alcune delle clausole presenti negli accordi stipulati dalle strutture alberghiere con Expedia e Booking, in realtà accerterà se tali clausole integrano intese vietate ai sensi dell’art. 101 TFUE, in quanto idonee a limitare la concorrenza sul prezzo e sulle condizioni di offerta sia tra le diverse piattaforme che tra i diversi canali di vendita.

In particolare, sono finite al vaglio dell’Antitrust le clausole che vincolano le strutture alberghiere a non offrire i propri servizi a prezzi o condizioni migliori tramite altri canali, sia online che offline, compresi i propri siti internet.  Proprio tali clausole consentono alle due società di offrire agli utenti la garanzia che i prezzi offerti sui propri siti siano sempre i migliori disponibili online e che in caso contrario verrà applicato all’utente il miglior prezzo reperito sul mercato. A tali garanzie corrisponde l’ulteriore obbligo per gli albergatori di rimborsare al cliente finale la differenza tra la tariffa proposta sui portali di Booking ed Expedia e il miglior prezzo offerto tramite altro operatore.

Secondo l’Antitrust tali accordi sono idonei ad ostacolare la possibilità per i consumatori di avvalersi, per gli stessi servizi, di condizioni economiche più vantaggiose, in quanto le condizioni offerte dagli albergatori tramite i portali di Booking ed Expedia non possono che essere le migliori condizioni reperibili sul mercato.

A tale ostacolo si aggiunge un effetto ulteriore: le clausole in questione sarebbero idonee ad attenuare la concorrenza tra le piattaforme, con particolare riferimento al profilo delle commissioni richieste dalle agenzie agli albergatori. Ciascuna piattaforma, infatti, è disincentivata a rendere il proprio servizio più appetibile per gli albergatori attraverso un uso strategico della variabile competitiva rappresentata dalla commissione richiesta alle strutture partner, in quanto, a causa della presenza di clausole che vincolano il prezzo minimo offerto all’utente finale, qualsiasi riduzione della commissione non sarebbe compensata da sottrazioni di volumi di vendita alle piattaforme concorrenti, traducendosi di fatto esclusivamente in una riduzione dei margini della piattaforma stessa.

Il provvedimento è disponibile qui.

Job Vacancies: il Garante privacy passa sotto la lente di ingrandimento il settore alberghiero

Il 20 novembre 2012 la Guardia di Finanza – Nucleo Speciale Privacy, nell’ambito dell’operazione denominata “Job Vacancies”, ha condotto in tutta Italia ispezioni per verificare il regolare trattamento dei dati personali nelle procedure di selezione del personale all’interno del settore alberghiero.

In particolare le indagini svolte dalla Guardia di Finanza su delega del Garante hanno avuto come obiettivo quello di accertare se i cittadini che rispondevano ad annunci di lavoro su riviste o siti specializzati ricevessero o meno una corretta informativa ex art. 13 del Codice privacy.

Come noto, infatti, l’esonero dall’obbligo di fornire l’informativa privacy sussiste solo nel caso in cui l’invio dei curriculum alle imprese avvenga spontaneamente, senza alcuna sollecitazione da parte di queste ultime. Diversamente le società sono tenute ad informare correttamente i cittadini sul trattamento dei dati forniti con il curriculum, anche con modalità semplificate qualora la pubblicazione dell’annuncio per la selezione del personale avvenga su giornali o riviste.

In molti casi, peraltro, la Guardia di Finanza, allargando l’oggetto delle proprie indagini, ha contestato alle società alberghiere anche l’omessa indicazione con appositi cartelli della presenza di telecamere di sicurezza all’interno degli alberghi, così come l’installazione abusiva di sistemi di videosorveglianza in violazione delle garanzie previste dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori.