Il Parlamento europeo approva il nuovo brevetto comunitario ma l’Italia per il momento resta fuori

Il brevetto unitario 

L’11 dicembre 2012, con tre votazioni separate, i deputati del Parlamento europeo hanno finalmente dato il via libera al cosiddetto “pacchetto brevetto”, composto di tre distinti atti, il primo sul brevetto unitario, il secondo sul regime linguistico ed infine il terzo sul Tribunale unicoSi tratta di una decisione storica che arriva dopo trent’anni di dibattiti e trattative tra tutti i Paesi membri.

La nuova disciplina darà finalmente la possibilità alle imprese di ottenere con un’unica procedura un brevetto valido per tutti i Paesi membri, fatta eccezione, almeno per il momento, per Italia e Spagna.

In base all’attuale disciplina, infatti, un brevetto rilasciato dall’Ufficio europeo dei brevetti non è automaticamente valido in tutti i Paesi membri, se prima non è convalidato all’interno di ogni singolo Stato in cui si intende invocarne la tutela.

Le singole procedure di convalida fanno però lievitare i costi per ottenere un brevetto valido in tutti i Paesi membri sino a 36.000 euro, contro i 1.850 euro degli Stati Uniti e i 600 euro della Cina.

Ovviamente tali costi rappresentano uno svantaggio competitivo delle imprese europee rispetto a quelle delle altre economie dove è possibile ottenere la protezione delle proprie invenzioni con minori esborsi di denaro.

La nuova disciplina sul brevetto unitario prova a porre rimedio a tale situazione nella misura in cui, secondo le stime della Commissione europea, i costi per ottenere un brevetto dovrebbero scendere di circa l’80% per arrivare a quota € 4.725.

Il regime linguistico e la posizione di Italia e Spagna

A creare i maggiori malumori tra i Paesi membri, sino alla decisione di Italia e Spagna di restare fuori dal nuovo regime, è stata la scelta delle lingue da utilizzare per ottenere il rilascio del brevetto unitario.

La domanda di brevetto potrà infatti essere presentata in una qualsiasi delle lingue parlate negli Stati membri ma dovrà necessariamente essere accompagnata da una traduzione in inglese, francese o tedesco.

Ad avviso dello Stato italiano questo comporta maggiori oneri per le proprie imprese che si troverebbero a pagare circa il 30% in più rispetto a un’impresa irlandese, francese, etc… a causa dei costi di traduzione.

Per questo motivo Italia e Spagna hanno presentato un ricorso alla Corte di Giustizia volto a far dichiarare l’illegittimità della nuova disciplina per contrasto con il principio della parità linguistica fra tutti gli idiomi parlati all’interno dell’Unione europea.

Per il momento l’Avvocato generale della Corte di Giustizia ha espresso parere negativo nelle proprie conclusioni sulla fondatezza dell’azione proposta dai Governi italiano e spagnolo; nei prossimi mesi è attesa comunque la decisione definitiva della Corte di Giustizia che potrebbe confermare l’attuale disciplina, respingendo i ricorsi, ovvero rimescolare le carte, condividendo le ragioni avanzate dai ricorrenti.

Le agevolazioni a favore delle PMI

Quanto ai costi di traduzione in inglese, francese e tedesco, va comunque sottolineato che il Parlamento europeo ha adottato una soluzione di compromesso, prevedendo che tali costi siano integralmente rimborsati in favore di PMI, organizzazioni no profit, università e organizzazioni pubbliche di ricerca.

A ciò si aggiunga che ulteriori agevolazioni saranno adottate affinché le tasse di rinnovo del brevetto tengano conto delle particolari esigenze delle PMI attraverso una riduzione dei costi.

Il Tribunale unificato dei brevetti

L’ultima parte del “pacchetto” approvato dal Parlamento europeo riguarda l’istituzione di un Tribunale unificato dei brevetti con sede centrale a Parigi e due sedi distaccate, una a Londra e l’altra a Monaco di Baviera.

Il nuovo Tribunale avrà competenza esclusiva in relazione a tutte le azioni in materia di validità e violazione dei brevetti unitari.

L’entrata in vigore della nuova disciplina

I primi brevetti unitari potranno essere richiesti a partire dal 1° gennaio 2014, o anche prima, se nel frattempo, almeno 13 Stati membri, compresi Inghilterra, Germania e Francia, ratificheranno l’Accodo internazionale che istituisce il Tribunale unificato dei brevetti.

È opportuno ricordare che se Italia e Spagna non decideranno di mutare la propria posizione, aderendo anche loro al nuovo regime, in questi Paesi non sarà possibile richiedere il brevetto unitario; allo stesso modo un brevetto unitario ottenuto in un altro Stato non avrà alcun effetto in Italia e Spagna se prima non verrà convalidato in tali Paesi, previa traduzione della domanda in italiano o spagnolo.