Pratiche commerciali scorrette: l’AGCM interviene sulla promozione ingannevole di buoni sconto online

Il 28 febbraio l’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato ha reso noto di aver sanzionato con una multa di complessivi 1,7 milioni di euro otto importanti aziende (Webloyalty srl, Webloyalty sarl, Alitalia, Airone, Ryanair, eBay, Ticketone, eDreams) coinvolte in una pratica commerciale scorretta ai danni dei consumatori consistente nella promozione ingannevole di un programma di buoni sconto.

In pratica i consumatori, dopo aver concluso l’acquisto online sul sito delle società coinvolte, si trovavano di fronte a un banner che rappresentava la possibilità di usufruire di un buono sconto per successivi acquisti.

Non altrettanto chiaro per il Garante era il fatto che il banner provenisse da un’azienda diversa da quella con cui era stato appena concluso l’acquisto (Webloyalty); l’effetto decettivo era raggiunto utilizzando grafica, colori e caratteri identici a quelli della società venditrice, in modo tale che il consumatore non percepisse alcuna differenza, credendo così di beneficiare di un programma fedeltà offerto dall’azienda ai propri clienti.

Allo stesso modo, per il Garante le informazioni messe a disposizione del cliente a partire dal banner non consentivano nemmeno di comprendere che il buono sconto per i successivi acquisti veniva concesso attraverso un meccanismo di cash back per cui il consumatore restava obbligato a corrispondere a Webloyalty una fee mensile a titolo di abbonamento per poter usufruire degli sconti.

Con questo sistema migliaia di consumatori hanno fornito i dati delle proprie carte di credito, credendo di ottenere un buono sconto e vedendosi invece addebitare ogni mese 12 euro come costo di un abbonamento a cui in realtà non avevano mai voluto aderire.

A guadagnarci non era solo Webloyalty ma anche tutti i partner commerciali che avevano aderito al programma; per ogni abbonamento sottoscritto dai consumatori, Webloyalty pagava infatti una commissione all’azienda dal cui sito era partita l’attivazione del servizio.

La posizione di una delle aziende coinvolte (eBay) è stata invece giudicata con minore severità dal Garante in quanto il suo ritorno economico consisteva esclusivamente in un corrispettivo correlato al numero di pagine visitate dai consumatori agganciati attraverso il meccanismo del banner pubblicitario giudicato ingannevole dall’Autorità.

Il provvedimento è disponibile qui.