Manifestazioni a premio: il Ministero apre le porte alle multinazionali

Gli esperti del settore ed, in particolare, le aziende che ricomprendono nel proprio piano di marketing l’organizzazione di manifestazioni a premio, attendevano da tempo un intervento da parte del Ministero dello Sviluppo Economico che potesse, finalmente, chiarire l’interpretazione e l’applicazione di alcune disposizioni contenute nel D.P.R. 430 del 2001, recante la disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, nonché delle manifestazioni di sorte locali.

Il 20 novembre scorso, il Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione ha emanato la circolare prot. n. 0205930 con la quale sono stati fugati alcuni dubbi sulla nuova ipotesi di esclusione della normativa di settore, aggiunta dall’art. 22-bis del decreto legge 24 giugno 2014 n. 91, e sulla corretta interpretazione della lettera a) comma 1 art. 6 del D.P.R. 430/2001.

In merito al primo punto, il decreto legge 91/2014 ha introdotto, al comma 1 dell’art. 6 della disciplina sulle operazioni a premio, la lettera c-bis) in base alla quale non si considerano operazioni a premio e concorsi “le manifestazioni nelle quali, a fronte di una determinata spesa, con o senza soglia d’ingresso, i premi sono costituiti da buoni da utilizzare su una spesa successiva nel medesimo punto vendita che ha emesso detti buoni o in un altro punto vendita facente parte della stessa insegna o ditta”. La norma, seppur di recentissima introduzione, non ha infatti tardato ad essere oggetto di dubbi interpretativi che hanno imposto l’intervento chiarificatore del Ministero.

Sicuramente uno dei passaggi più dibattuti del dettato normativo riguarda il punto vendita presso il quale possa essere speso il buono vinto. Il Ministero, richiamando una “esigenza di ragionevolezza e proporzionalità delle limitazioni all’attività economica”, ha fornito una interpretazione non restrittiva, chiarendo che la ratio è quella di circoscrivere l’utilizzo del buono all’ambito delle imprese che hanno promosso l’iniziativa o vi abbiano aderito, aprendo di fatto alla possibilità di organizzare operazioni premiali in associazione tra più imprese, purché sia data adeguata informazione dei punti vendita presso cui il buono potrà essere speso.

Ma la novità più rilevante che emerge dalla circolare di cui si discute, riguarda l’art. 6, comma 1, lett. a) del D.P.R. 430/2001 per cui non si considerano concorsi e operazioni a premio “i concorsi indetti per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, nonché per la presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale, nei quali il conferimento del premio all’autore dell’opera prescelta ha carattere di corrispettivo di prestazione d’opera o rappresenta il riconoscimento del merito personale o un titolo di incoraggiamento nell’interesse della collettività”.

Anche in questo caso, l’interpretazione fornita dal Ministero è ispirata ad una maggiore elasticità, soprattutto in riferimento all’ipotesi di esclusione nel caso in cui il premio sia considerato corrispettivo per l’acquisizione di un progetto in ambito commerciale o industriale. In questa ipotesi, infatti, il Ministero ha precisato che non è da considerarsi necessario, al fine dell’esclusione, un impegno circa l’effettivo successivo utilizzo del progetto, essendo condizionato da autonome valutazioni di mercato.

L’esigenza di fornite chiarimenti sul punto è sorta in seguito alla segnalazione di numerose iniziative concorsuali organizzate da imprese multinazionali per le quali era espressamente prevista la partecipazione dei cittadini di nazionalità italiana, avuto riguardo alla complessità della legislazione vigente nel nostro Paese. Ad oggi, quindi, “eventuali ulteriori dichiarazioni in tal senso da parte dei soggetti promotori dopo i presenti chiarimenti – si legge nella circolare – possono essere ritenute discriminatorie ed ingannevoli, non corrispondendo, o non corrispondendo più, all’effettiva situazione normativa italiana”.