Contratti con i consumatori: entrano in vigore le modifiche al Codice del Consumo

Entrano in vigore oggi le modifiche al Codice del Consumo introdotte dal D.Lgs. 21 febbraio 2014 n. 21, che recepisce la direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori.

La direttiva, che sostituisce le precedenti direttive sui contratti a distanza e sui contratti negoziati fuori dei locali commerciali, si pone, salvo poche eccezioni, un obiettivo di armonizzazione massima delle normative nazionali. La disciplina di recepimento, pertanto, ne riproduce in gran parte i contenuti, sostituendo gli articoli da 45 a 67 del Codice del Consumo.

Le novità di maggiore interesse riguardano i contratti negoziati fuori dei locali commerciali e a distanza.

Sono rafforzati gli obblighi di informativa precontrattuale a carico del professionista per tutti i contratti con i consumatori ed in misura maggiore per i contratti negoziati fuori dei locali commerciali e a distanza. Particolari obblighi di trasparenza sono imposti per i contratti stipulati attraverso mezzi elettronici che impongano al consumatore l’obbligo di pagare. In particolare, la nuova disciplina dispone l’obbligo per il professionista di garantire che, al momento dell’inoltro del’ordine, il consumatore riconosca espressamente che l’ordine comporta un obbligo di pagamento. Di conseguenza, se l’ordine si realizza cliccando su un pulsante, questo dovrà riportare in modo leggibile esclusivamente le parole “ordine con obbligo di pagare” o una formulazione corrispondente.

Per i contratti a distanza stipulati per telefono è introdotto l’obbligo per il professionista di confermare l’offerta al consumatore, che sarà vincolato solo dopo avere firmato l’offerta o averla accettata per iscritto.  La norma chiarisce che in questi casi il documento informatico può essere sottoscritto con firma elettronica ai sensi dell’art. 21 del Codice dell’amministrazione digitale. Solo laddove il consumatore vi acconsenta, il professionista potrà limitarsi a confermare l’offerta su supporto durevole, senza acquisire alcuna sottoscrizione.

La nuova disciplina introduce, inoltre, disposizioni di maggiore favore per i consumatori  in materia di diritto di recesso nei contratti a distanza e negoziati fuori dai locali commerciali.

Queste le novità di maggiore interesse:

  • é ampliato a 14 giorni il termine concesso al consumatore per recedere;
  • la comunicazione di recesso potrà avvenire attraverso l’utilizzo del modulo tipo allegato al decreto o con qualsiasi altra dichiarazione che espliciti la volontà di recedere;
  • il professionista è tenuto a rimborsare tutti i pagamenti ricevuti, incluse le eventuali spese di consegna, entro il termine di 14 giorni dal momento in cui è informato del recesso (termine ridotto rispetto ai 30 giorni previsti dalla precedente disciplina);
  • il consumatore è tenuto a restituire i beni consegnati entro il termine di 14 giorni (termine più ampio rispetto al termine di 10 giorni previsto dalla previgente disciplina), sostenendo quale unico costo le spese di spedizione, nei soli casi in cui il professionista non abbia concordato di sostenerlo o abbia omesso di informare il consumatore che tale costo è a suo carico.

Altra novità di rilievo è introdotta dalla norma che disciplina il passaggio del rischio nel caso di spedizione dei beni. Al fine di tutelare il consumatore dal rischio di perdita o danneggiamento del bene per causa a lui non imputabile prima della ricezione dello stesso, la disciplina novellata prevede che il rischio si trasferisca in capo a  quest’ultimo soltanto nel momento in cui venga materialmente nel possesso del bene.

Particolare attenzione è dedicata ai contratti aventi ad oggetto contenuti digitali non forniti su supporto materiale,  rispetto ai quali sono posti a carico del professionista più incisivi obblighi di informazione con particolare riferimento alla funzionalità e alla interoperabilità del contenuto.

Il sistema di enforcement introdotto dal legislatore nazionale, cui è affidata dalla direttiva la scelta degli strumenti più idonei a garantire il rispetto della disciplina, affianca alla tutela giurisdizionale del giudice ordinario una tutela di natura amministrativa, affidando all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato il compito di vigilare sull’applicazione della normativa con i poteri di cui dispone in materia di pratiche commerciali scorrette.

Foro del consumatore applicabile anche ai contratti non conclusi a distanza

Il consumatore può agire in giudizio contro il professionista straniero dinanzi ai giudici nazionali anche quando il contratto non è stato concluso a distanza.

È quanto stabilito dalla Corte di Giustizia, con la sentenza del 6 settembre 2011 nella causa C-190/11, intervenendo sul tema del foro del consumatore stabilito dal Regolamento comunitario n. 44/2001.

All’art. 16 il Regolamento, derogando ai criteri generali sulla competenza giurisdizionale, stabilisce, tra l’altro, che il consumatore possa agire contro il professionista straniero dinanzi ai giudici dello Stato in cui è domiciliato, preferendo tale foro a quello dello Stato in cui è stabilita l’altra parte.

Questa particolare regola sulla competenza giurisdizionale, però, si applica solo a condizione che il professionista diriga la propria attività verso lo Stato in cui il consumatore ha il proprio domicilio.

Nella vicenda da cui ha tratto origine la questione pregiudiziale risolta dalla Corte di Giustizia, un cittadino austriaco, dopo alcuni contatti su internet con un venditore di auto tedesco, si era recato in Germania per l’acquisto dell’autovettura.

Tornato a casa e rilevati alcuni difetti del veicolo appena acquistato, il consumatore aveva quindi agito in giudizio dinanzi al giudice nazionale (ovvero quello del suo domicilio).

Il giudice adito, tuttavia, ha sollevato la questione pregiudiziale se l’attività del professionista straniero possa considerarsi diretta nei confronti dello Stato in cui il consumatore ha il proprio domicilio anche quando il contratto fra le parti non è concluso a distanza, come accaduto nella vicenda del cittadino austriaco che si era recato in Germania per comprare l’autovettura.

Pronunciandosi su tale questione, la Corte di Giustizia ha stabilito che per parlare di attività diretta verso lo Stato del domicilio del consumatore non è necessaria la conclusione a distanza del contratto, essendo invece sufficiente che il sito del professionista sia accessibile anche da tale Stato e che le parti stabiliscano un primo contatto a distanza, per esempio tramite telefonate o uno scambio di email.

La presenza di tali circostanze legittima quindi il consumatore a convenire in giudizio il professionista straniero dinanzi al proprio giudice nazionale.