Cinema e contratti. Seminario di E-Lex e Fabrique du Cinéma

“Ecco, finalmente è arrivato il mio contratto! E adesso?”

Ti senti come Cenerentola con il lupo cattivo?  E allora noi di Fabrique du Cinéma saremo il tuo cacciatore e ti difenderemo dai lupi!  Prepara il panierino, riempilo con le torte di mele e scappa al seminario che abbiamo organizzato con le nostre nonnine, gli avvocati dello studio legale E-Lex, che sapranno darti tanti consigli utili per non farti mangiare!

Si parlerà di contratti, di clausole di esclusiva, di diritti di immagine, diritti di opzione e di prelazione, di pay-or-play e right of first refusal, deposito e tutela dal plagio e di tanto altro.

Sei un attore? Un autore? Allora questo seminario è per te! Ti aspettiamo! Gli avvocati di E-Lex saranno anche a tua disposizione per chiarire i tuoi dubbi.

Il contratto cinematografico – Seminario

A chi è rivolto:        Attori, autori, produttori
Quando:                  3 marzo 2017 alle 17,30
Dove:                      Studio Legale E-Lex, via dei Barbieri 6, 00186
Costo:                     La partecipazione è gratuita, con prenotazione online    

Programma

Ore 17.30
Accoglienza

Ore 18.00
Il contratto cinematografico
Diritti di immagine, diritti di opzione e diritti di 
prelazione
Pay-or-play e right of first refusal
Deposito e tutela dal plagio

a seguire
Buffet

Corte di Giustizia e opere fuori commercio

La sentenza della Corte di Giustizia sulle opere fuori commercio (causa C‑301/15, Soulier e Doke) è senza dubbio destinata ad avere un impatto significativo e non solo sull’ordinamento francese, direttamente investito dal caso.

Il Conseil d’État, con decisione del 6 maggio 2015, ha rimesso alla Corte di Giustizia la domanda di pronuncia pregiudiziale sull’interpretazione degli artt. 2 e 5 della direttiva 2001/29/CE (direttiva c.d. InfoSoc) in relazione al Decreto n. 2013-182, del 27 febbraio 2013, recante applicazione degli articoli da L. 134-1 a L. 134-9 del Codice della proprietà intellettuale. Gli articoli in questione, introdotti in Francia dalla Legge del 1 marzo 2012 sullo sfruttamento digitale dei libri non disponibili del XX secolo, prevedevano la possibilità della digitalizzazione di massa per le opere letterarie fuori commercio e pubblicate prima del 2001.

La legge francese prevede che le collecting society rappresentative possano autorizzare le biblioteche a digitalizzare tali opere e a metterle a disposizione del pubblico per mezzo di una banca dati pubblica. È appena il caso di ricordare che tali opere, pur essendo fuori commercio, sono ancora coperte da diritti d’autore: la legge, quindi, in caso di disaccordo, riconosce all’autore o all’editore, in caso di disaccordo, la facoltà di notificare alla collecting society la propria volontà di escludere dalla banca dati anzidetta le opere di cui detengono i diritti. Tale comunicazione deve avvenire entro sei mesi dall’inserimento dell’opera nella predetta banca dati.

Il quesito affrontato dalla Corte di Giustizia è essenzialmente questo: una legge che consenta alle collecting society la facoltà di autorizzare la riproduzione e la comunicazione al pubblico delle opere è in contrasto con gli artt. 2 e 5 della direttiva InfoSoc, che concedono invece detta facoltà agli autori e non agli organismi che gestiscono collettivamente i loro diritti?

La risposta della Corte, in linea con l’opinione dell’Avvocato Generale del luglio scorso, è affermativa. È necessario, quindi, il consenso del titolare del diritto (autore o editore) per l’inserimento dell’opera nella banca dati.

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Quali diritti per Banksy?

Ha fatto molto discutere la distruzione di un murales di Banksy, intitolato “Spy Booth”, dipinto sul muro di un edificio privato e demolito durante i lavori di ristrutturazione dell’immobile.

La notizia ha riacceso la discussione sui diritti degli street artist e sulla tutela giuridica delle loro opere.

Diritto d’autore sull’opera

Non sembrano esservi particolari dubbi in ordine al fatto che le opere rientranti nella categoria della street art possano essere tutelate dal diritto d’autore. Storicamente, sia negli ordinamenti di common law sia in quelli di civil law, il diritto si è dimostrato disinteressato alla liceità del supporto che contiene l’opera.

Per quanto riguarda l’inquadramento nelle opere tutelate, il diritto americano, com’è noto, accorda un copyright a tutte le creazioni autoriali che rispettino il carattere dell’originalità e che siano fissate in un mezzo di espressione tangibile.

Analogamente, l’art. 1 della legge sul diritto d’autore stabilisce che sono protette tutte “le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”.

In entrambi gli ordinamenti, quindi, si assiste all’indifferenza del legislatore rispetto al mezzo o alla forma di espressione. Le opere dell’ingegno, infatti, sono oggetto di tutela, a prescindere sia dalla loro qualità artistica o dalla loro utilità, sia dal loro carattere illecito o immorale dell’opera o del suo corpus mechanicum.

In generale, quindi, è indiscutibile che le opere della street art rientrino nell’alveo dell’art. 2, comma 1, n. 4) che abbraccia “le opere della scultura, della pittura, dell’arte del disegno, della incisione e delle arti figurative similari”. Peraltro, e trattasi di punto pacifico in dottrina, l’elencazione dell’art. 2 l.d.a. ha natura indicativa e non tassativa e, quindi, possono essere protette tutte le opere che abbiano i caratteri della novità e della creatività e che siano state oggetto di un processo di “concretizzazione, estrinsecazione o esteriorizzazione”.

Risulta evidente, quindi, che l’autore dell’opera avrà il “diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo originale, o derivato” (art. 12 l.d.a.) e, nello specifico, il diritto di riproduzione, riconosciuto, a livello di diritto interno, dall’art. 13 l.d.a.

Alla luce di tali rilievi, ne discende chiaramente l’illiceità della prassi, per quanto ampiamente praticata, di riprodurre su prodotti di merchandising (tazze, t-shirt, ecc.) murales e altre opere della street art.

Proprietà dell’opera

Se il tema del diritto d’autore sulle opere di street art appare di agevole risoluzione, più complessa, invece, risulta essere la questione della proprietà del supporto che racchiude l’opera.

Preliminarmente, deve rilevarsi che le espressioni street art e graffiti art hanno una valenza del tutto descrittiva, atteso che i loro confini, anche all’interno della critica artistica, sono tutt’altro che definiti. È appena il caso di osservare che il diritto è indifferente rispetto al valore artistico dell’opera, ma che, in seno all’arte contemporanea, tale difficoltà classificatoria è ampiamente studiata e criticata. Spesso si tende a considerare, per dirla con Gombrich, che l’arte è ciò gli esperti hanno reputato tale: e, quindi, nel terreno che ci interessa, diviene difficile determinare se alcune espressioni della street art, come ad esempio i tag (le firme utilizzate dai graffitari per segnare il proprio passaggio) meritino di essere ricondotte in seno ai fenomeni artistici e, di conseguenza, godere di una forma di protezione giuridica.

Da un punto di vista tecnico, poi, non può non osservarsi che alcune opere possono essere rimosse dal loro supporto (come ad esempio i poster o taluni stencil) e, quindi, vivere di vita propria, a prescindere dalla loro “base”.

È scontato affermare che la proprietà della superficie su cui incide l’opera coincide con quella del proprietario dell’edificio. Tuttavia, tale relazione dominicale, una volta riconosciuto il valore artistico dell’opera, non dovrebbe spingersi sino alla possibilità di distruzione dell’opera stessa.

Si tratta di un’ipotesi espressamente disciplinata dal diritto americano. Il VARA (Visual Artists Rights Act – §106A U.S. Copyright Act), a tal riguardo, riconosce all’autore abbia il diritto all’integrità dell’opera, che non può essere distrutta dal proprietario dell’edificio nei casi in cui sia possibile rimuove l’opera stessa.

Al riguardo, il VARA stabilisce che il proprietario dell’immobile abbia l’obbligo di comunicare all’autore la scelta di distruggere (o di apportare modifiche significative che inciderebbero sull’integrità dell’opera) il muro. In realtà, il proprietario è tenuto ad un good faith attempt ossia dovrà dimostrare, in caso di distruzione dell’opera e di pretesa lesione da parte dell’autore, che si è impegnato per individuare l’autore stesso, atteso che, generalmente, gli autori ricorrono ad acronimi o a pseudonimi nel firmare le loro opere.

L’autore, una volta ricevuta la notification, ha novanta giorni per rimuovere l’opera, a proprie spese; decorso tale termine, il proprietario ha la possibilità di distruggere l’opera stessa. È evidente che il meccanismo prescelto dalla legislazione americana determina un percorso virtuoso: il proprietario dell’edificio ha, a seconda della propria convenienza economica, il diritto di alienare il bene ovvero di chiederne formalmente la rimozione, riducendo l’incertezza e i costi transattivi potenzialmente associati alla facoltà dell’autore dell’opera di agire in giudizio.

Il VARA, forse in un eccesso di furore regolamentare, prevede anche una sorta di discrimen tra atti vandalici e opere tutelate. Queste ultime sono solo quelle che rispettino lo standard della recognized stature, che ricorre nei casi in cui l’opera si riconosciuta meritevole di tutela da critici d’arte, altri appartenenti alla comunità artistica o addirittura da “cross-sectionof society”(come fissato dalla giurisprudenza nel caso Pollara). È evidente che i parametri in questione sono talmente ampi da abbracciare un numero di produzioni artistiche molto ampie, tenendo conto anche di avanguardie e di creazioni dell’ingegno non ancora elevate al rango di opere d’arte dalla critica dominante.

Si accennava poc’anzi al fatto che il VARA trovi applicazione esclusivamente nei casi in cui l’opera possa essere materialmente rimossa. Al riguardo, occorre osservare che, recentemente, sono state sviluppate tecniche sofisticate che consentono di spostare l’opera, incidendo sul profilo “epidermico” della superficie utilizzata.

La questione è stata affrontata dalla giurisprudenza statunitense in due casi, che conviene passare in rassegna.

Il primo è English v. BFC, in cui un gruppo di artisti ha agito in giudizio per impedire la distruzione di una serie di sculture e di opere murarie realizzate all’interno di un giardino comune. La distruzione delle opere era minacciata dal progetto di costruire un edificio in luogo del giardino in questione.

La Corte si espresse in senso favorevole agli artisti, statuendo che nel caso di opere realizzate illegalmente e senza il preventivo consenso dei proprietari, era ammissibile la distruzione delle opere, laddove le stesse non potessero essere rimosse senza danneggiarle o distruggerle. Appare evidente, nel caso di specie, il conflitto tra diritti proprietari, risolto a favore dei proprietari immobiliari, ritenendo prevalente l’interesse economico di questi ultimi di poter monetizzare con un mutamento della destinazione del bene immobile considerato.

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IVA sulle traduzioni letterarie: il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle entrate, con provvedimento del 20 luglio scorso – pronunciato nell’ambito di un procedimento di opposizione – ha chiarito un aspetto controverso relativo al pagamento dell’IVA in caso di contratti aventi ad oggetto la cessione dei diritti d’autore.

Nel caso sottoposto all’attenzione dell’Agenzia delle entrate, il quesito verteva sull’applicabilità dell’art. 3, comma 4, lett. a) del D.P.R. n. 633/1972 ai traduttori. La norma citata stabilisce che non sono da considerarsi prestazioni di servizi soggette a IVA “cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d’autore effettuate dagli autori e loro eredi o legatari”.

La soluzione a tale problematica passa per il corretto inquadramento professionale dell’attività di traduzione. Sul punto, occorre osservare che i traduttori editoriali, così come gli altri traduttori (es. i cc.dd. traduttori tecnici), non sono annoverabili tra i liberi professionisti e la loro attività non rientra nel regime del rapporto di lavoro autonomo (ex artt. 2222-2238 cod. civ.); al contrario, i traduttori sono da considerarsi autori, la cui attività è regolata dalla Legge n. 633/1941 sul diritto d’autore e, in particolare, dall’art. 4 della legge stessa, che testualmente afferma che

Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una all’altra forma letteraria od artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale”. Il successivo art. 7 della l.d.a. prosegue ribadendo che “è considerato autore delle elaborazioni l’elaboratore, nei limiti del suo lavoro”.

È appena il caso di ricordare, poi, che oltre dalla normativa italiana, la natura autoriale dell’attività dei traduttori è riconosciuta, a livello internazionale, a partire dalla “Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche” in vigore sin dal 1886 (di cui l’Italia è stata tra i primi firmatari). L’art. 2 di tale Convenzione recita:

“Si proteggono come opere originali, senza pregiudizio dei diritti dell’autore dell’opera originale, le traduzioni, gli adattamenti, le riduzioni musicali e le altre trasformazioni di un’opera letteraria o artistica”.

Il carattere creativo delle traduzioni editoriali è però sancito non solo dalla lettera della legge, ma altresì dalla giurisprudenza la quale ritiene, in maniera pressoché unanime, che, in particolare, le traduzioni in altra lingua, sono tutelate dal diritto d’autore, in quanto tale attività, lungi dall’essere un mero esercizio meccanico di sovrapposizione delle parole tradotte dall’uno all’altro idioma, consiste, in realtà, in un lavoro inventivo e creativo di notevole sforzo intellettuale da parte del traduttore che deve interpretare l’opera originaria e operare una scelta tra le parole e le frasi che meglio corrispondono a quelle usate nel testo originario in modo tale da attribuirgli il senso più conforme e fedele a quello voluto dall’autore originale (cfr., ex ceteris, Trib. Torino, 24.7.1995, ma v. anche App. Roma, 01.6.2009).

L’appartenenza delle traduzioni nel novero delle opere protette dal diritto d’autore viene specificata, inoltre, dalla Circolare Ministeriale n. 147/E del 10 giugno 1998 del Ministero di Economia e Finanza in cui si afferma che

“le traduzioni di opere dell’ingegno rientrano, in quanto tali, tra le opere protette dalla Legge sul diritto d’autore, senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, in quanto trattasi di un’elaborazione di carattere creativo dell’opera originaria”.

La medesima Circolare precisa poi che

“le traduzioni di testi diversi da quelli letterari ed artistici, anche di testi o documenti di natura commerciale, come pure quelle di interpretariato, hanno contenuto intellettivo simile a quello delle traduzioni di opere oggetto del diritto d’autore, in quanto, come detto, realizzano comunque un prodotto di elaborazione linguistico e possono considerarsi rientranti tra le operazioni similari di cui all’art. 3 del D.P.R 633/1972”.

Alla luce di tale ricostruzione, non può che essere salutato con estremo favore l’intervento chiarificatore dell’Agenzia delle entrate che, risolvendo un punto che era (invero stranamente, considerando il quadro legislativo) controverso, ha finalmente decretato che, ai corrispettivi previsti contrattualmente per la cessione dei diritti d’autore, non possa essere applicata l’IVA.

Per la lettura dell’intero articolo si rimanda al link: http://www.marchiebrevettiweb.it/angolo-del-professionista/7032-cessione-dei-diritti-d-autore-dei-traduttori-e-assoggettamento-ad-iva-l-agenzia-delle-entrate-fa-finalmente-chiarezza.html

 

Alta Tecnologia per i Beni Culturali

Giovanni Maria Riccio terrà un corso all’interno dei progetti SNECS (Social Network delle entità dei centri storici) e CHIS (Cultural Heritage Information System) organizzati dal Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni Culturali. Il corso, partendo dai concetti di base di legislazione dei beni culturali, affronterà i temi della valorizzazione dei beni culturali, anche per mezzo dei social network e di altre piattaforme informatiche.

Udienza in Corte di Giustizia per l’equo compenso

Si è tenuta ieri, presso la Corte di Giustizia, l’udienza della controversia Nokia Italia and Others (Case C-110/15) relativa alla conformità al diritto comunitario della legislazione italiana in materia di equo compenso. Nel procedimento in questione, E-Lex ha assistito un’importante associazione di consumatori, che rivendica l’eccessività delle tariffe – almeno rispetto al passato e rispetto a quelle previste in altri Paesi europei – per la c.d. copia privata effettuata attraverso smartphone, tablet, PC, pennette USB ed altri analoghi dispositivi e supporti.

Diritto d’autore e attività teatrali con Giovanni Maria Riccio

Perché esiste un “diritto” d’autore? Come funziona la SIAE in Italia? Esistono forme di tutela alternative? Che impatto hanno le leggi vigenti sul teatro indipendente, sia a livello produttivo che artistico? Cosa sono i diritti connessi? Che cos’è il diritto di equo compenso agli artisti?
Su questo e su molto altro si discuterà durante il primo incontro del “GRA – Gruppo di resilienza artistica”, alla ricerca di una maggiore consapevolezza e di possibili nuove soluzioni.

Al seminario è invitato, come relatore, il prof. Giovanni Maria Riccio di e-Lex.

Qui ulteriori informazioni sull’evento.

YouTube non è responsabile per le violazioni del copyright dei suoi utenti

Il Tribunale di Monaco ha stabilito che YouTube non è responsabile per le violazioni del copyright commesse dai propri utenti. La società americana era stata citata in giudizio dalla GEMA, società di gestione collettiva dei diritti d’autore, la quale aveva osservato che YouTube otterrebbe enormi benefici economici dallo sfruttamento dei video caricati dagli utilizzatori della piattaforma.

Le dichiarazioni rese dalla GEMA all’indomani della decisione sono disponibili qui.

Giovanni Maria Riccio relatore al workshop su arte e crowdfunding

Giovanni Maria Riccio interverrà al workshop “Da Lorenzo il Magnifico al crowdfunding” nel quale si parlerà delle nuove frontiere del crowdfunding per l’arte. Durante il seminario sarà presentata dalla dott.ssa Jessica Tanghetti la piattaforma BeArt, portale londinese di crowdfunding destinato alle attività artistiche. Lo studio e-Lex Belisario, Scorza, Riccio & Partners è da tempo attivo nel crowdfunding, assistendo alcune delle maggiori realtà imprenditoriali del settore. Maggiori informazioni sul seminario qui.

La Commissione europea sul diritto d’autore: cambia tutto o non cambia nulla?

La Commissione europea ha pubblicato il Work Programme 2015, annunciando una radicale riforma del copyright. Quali sono i punti da riformare e quale sarà il ruolo degli stakeholder?

La Commissione europea ha pubblicato il Work Programme 2015, tra i cui obiettivi, per il Mercato interno, spicca quello di assicurare ai consumatori un accesso transfrontaliero ai servizi digitali, creando condizioni di parità per le imprese e presupposti per incentivare l’economia digitale. Tra le varie proposte legislative, il Work Programme menziona espressamente la modernizzazione del copyright.

Una modernizzazione di cui si è discusso molto, recentemente, anche a seguito della chiusura della consultazione pubblica sulla revisione delle regole del diritto d’autore, lanciata a dicembre 2013 e chiusa lo scorso marzo. La consultazione ha prodotto un’alluvione di risposte – oltre diecimila, sebbene molte di quelle presentate dagli stakeholder siano in “fotocopia” – che porteranno alla pubblicazione di un White Paper che dovrebbe indirizzare i prossimi passi della Commissione.

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