Cinema e contratti. Seminario di E-Lex e Fabrique du Cinéma

“Ecco, finalmente è arrivato il mio contratto! E adesso?”

Ti senti come Cenerentola con il lupo cattivo?  E allora noi di Fabrique du Cinéma saremo il tuo cacciatore e ti difenderemo dai lupi!  Prepara il panierino, riempilo con le torte di mele e scappa al seminario che abbiamo organizzato con le nostre nonnine, gli avvocati dello studio legale E-Lex, che sapranno darti tanti consigli utili per non farti mangiare!

Si parlerà di contratti, di clausole di esclusiva, di diritti di immagine, diritti di opzione e di prelazione, di pay-or-play e right of first refusal, deposito e tutela dal plagio e di tanto altro.

Sei un attore? Un autore? Allora questo seminario è per te! Ti aspettiamo! Gli avvocati di E-Lex saranno anche a tua disposizione per chiarire i tuoi dubbi.

Il contratto cinematografico – Seminario

A chi è rivolto:        Attori, autori, produttori
Quando:                  3 marzo 2017 alle 17,30
Dove:                      Studio Legale E-Lex, via dei Barbieri 6, 00186
Costo:                     La partecipazione è gratuita, con prenotazione online    

Programma

Ore 17.30
Accoglienza

Ore 18.00
Il contratto cinematografico
Diritti di immagine, diritti di opzione e diritti di 
prelazione
Pay-or-play e right of first refusal
Deposito e tutela dal plagio

a seguire
Buffet

Corte di Giustizia e opere fuori commercio

La sentenza della Corte di Giustizia sulle opere fuori commercio (causa C‑301/15, Soulier e Doke) è senza dubbio destinata ad avere un impatto significativo e non solo sull’ordinamento francese, direttamente investito dal caso.

Il Conseil d’État, con decisione del 6 maggio 2015, ha rimesso alla Corte di Giustizia la domanda di pronuncia pregiudiziale sull’interpretazione degli artt. 2 e 5 della direttiva 2001/29/CE (direttiva c.d. InfoSoc) in relazione al Decreto n. 2013-182, del 27 febbraio 2013, recante applicazione degli articoli da L. 134-1 a L. 134-9 del Codice della proprietà intellettuale. Gli articoli in questione, introdotti in Francia dalla Legge del 1 marzo 2012 sullo sfruttamento digitale dei libri non disponibili del XX secolo, prevedevano la possibilità della digitalizzazione di massa per le opere letterarie fuori commercio e pubblicate prima del 2001.

La legge francese prevede che le collecting society rappresentative possano autorizzare le biblioteche a digitalizzare tali opere e a metterle a disposizione del pubblico per mezzo di una banca dati pubblica. È appena il caso di ricordare che tali opere, pur essendo fuori commercio, sono ancora coperte da diritti d’autore: la legge, quindi, in caso di disaccordo, riconosce all’autore o all’editore, in caso di disaccordo, la facoltà di notificare alla collecting society la propria volontà di escludere dalla banca dati anzidetta le opere di cui detengono i diritti. Tale comunicazione deve avvenire entro sei mesi dall’inserimento dell’opera nella predetta banca dati.

Il quesito affrontato dalla Corte di Giustizia è essenzialmente questo: una legge che consenta alle collecting society la facoltà di autorizzare la riproduzione e la comunicazione al pubblico delle opere è in contrasto con gli artt. 2 e 5 della direttiva InfoSoc, che concedono invece detta facoltà agli autori e non agli organismi che gestiscono collettivamente i loro diritti?

La risposta della Corte, in linea con l’opinione dell’Avvocato Generale del luglio scorso, è affermativa. È necessario, quindi, il consenso del titolare del diritto (autore o editore) per l’inserimento dell’opera nella banca dati.

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Quali diritti per Banksy?

Ha fatto molto discutere la distruzione di un murales di Banksy, intitolato “Spy Booth”, dipinto sul muro di un edificio privato e demolito durante i lavori di ristrutturazione dell’immobile.

La notizia ha riacceso la discussione sui diritti degli street artist e sulla tutela giuridica delle loro opere.

Diritto d’autore sull’opera

Non sembrano esservi particolari dubbi in ordine al fatto che le opere rientranti nella categoria della street art possano essere tutelate dal diritto d’autore. Storicamente, sia negli ordinamenti di common law sia in quelli di civil law, il diritto si è dimostrato disinteressato alla liceità del supporto che contiene l’opera.

Per quanto riguarda l’inquadramento nelle opere tutelate, il diritto americano, com’è noto, accorda un copyright a tutte le creazioni autoriali che rispettino il carattere dell’originalità e che siano fissate in un mezzo di espressione tangibile.

Analogamente, l’art. 1 della legge sul diritto d’autore stabilisce che sono protette tutte “le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”.

In entrambi gli ordinamenti, quindi, si assiste all’indifferenza del legislatore rispetto al mezzo o alla forma di espressione. Le opere dell’ingegno, infatti, sono oggetto di tutela, a prescindere sia dalla loro qualità artistica o dalla loro utilità, sia dal loro carattere illecito o immorale dell’opera o del suo corpus mechanicum.

In generale, quindi, è indiscutibile che le opere della street art rientrino nell’alveo dell’art. 2, comma 1, n. 4) che abbraccia “le opere della scultura, della pittura, dell’arte del disegno, della incisione e delle arti figurative similari”. Peraltro, e trattasi di punto pacifico in dottrina, l’elencazione dell’art. 2 l.d.a. ha natura indicativa e non tassativa e, quindi, possono essere protette tutte le opere che abbiano i caratteri della novità e della creatività e che siano state oggetto di un processo di “concretizzazione, estrinsecazione o esteriorizzazione”.

Risulta evidente, quindi, che l’autore dell’opera avrà il “diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo originale, o derivato” (art. 12 l.d.a.) e, nello specifico, il diritto di riproduzione, riconosciuto, a livello di diritto interno, dall’art. 13 l.d.a.

Alla luce di tali rilievi, ne discende chiaramente l’illiceità della prassi, per quanto ampiamente praticata, di riprodurre su prodotti di merchandising (tazze, t-shirt, ecc.) murales e altre opere della street art.

Proprietà dell’opera

Se il tema del diritto d’autore sulle opere di street art appare di agevole risoluzione, più complessa, invece, risulta essere la questione della proprietà del supporto che racchiude l’opera.

Preliminarmente, deve rilevarsi che le espressioni street art e graffiti art hanno una valenza del tutto descrittiva, atteso che i loro confini, anche all’interno della critica artistica, sono tutt’altro che definiti. È appena il caso di osservare che il diritto è indifferente rispetto al valore artistico dell’opera, ma che, in seno all’arte contemporanea, tale difficoltà classificatoria è ampiamente studiata e criticata. Spesso si tende a considerare, per dirla con Gombrich, che l’arte è ciò gli esperti hanno reputato tale: e, quindi, nel terreno che ci interessa, diviene difficile determinare se alcune espressioni della street art, come ad esempio i tag (le firme utilizzate dai graffitari per segnare il proprio passaggio) meritino di essere ricondotte in seno ai fenomeni artistici e, di conseguenza, godere di una forma di protezione giuridica.

Da un punto di vista tecnico, poi, non può non osservarsi che alcune opere possono essere rimosse dal loro supporto (come ad esempio i poster o taluni stencil) e, quindi, vivere di vita propria, a prescindere dalla loro “base”.

È scontato affermare che la proprietà della superficie su cui incide l’opera coincide con quella del proprietario dell’edificio. Tuttavia, tale relazione dominicale, una volta riconosciuto il valore artistico dell’opera, non dovrebbe spingersi sino alla possibilità di distruzione dell’opera stessa.

Si tratta di un’ipotesi espressamente disciplinata dal diritto americano. Il VARA (Visual Artists Rights Act – §106A U.S. Copyright Act), a tal riguardo, riconosce all’autore abbia il diritto all’integrità dell’opera, che non può essere distrutta dal proprietario dell’edificio nei casi in cui sia possibile rimuove l’opera stessa.

Al riguardo, il VARA stabilisce che il proprietario dell’immobile abbia l’obbligo di comunicare all’autore la scelta di distruggere (o di apportare modifiche significative che inciderebbero sull’integrità dell’opera) il muro. In realtà, il proprietario è tenuto ad un good faith attempt ossia dovrà dimostrare, in caso di distruzione dell’opera e di pretesa lesione da parte dell’autore, che si è impegnato per individuare l’autore stesso, atteso che, generalmente, gli autori ricorrono ad acronimi o a pseudonimi nel firmare le loro opere.

L’autore, una volta ricevuta la notification, ha novanta giorni per rimuovere l’opera, a proprie spese; decorso tale termine, il proprietario ha la possibilità di distruggere l’opera stessa. È evidente che il meccanismo prescelto dalla legislazione americana determina un percorso virtuoso: il proprietario dell’edificio ha, a seconda della propria convenienza economica, il diritto di alienare il bene ovvero di chiederne formalmente la rimozione, riducendo l’incertezza e i costi transattivi potenzialmente associati alla facoltà dell’autore dell’opera di agire in giudizio.

Il VARA, forse in un eccesso di furore regolamentare, prevede anche una sorta di discrimen tra atti vandalici e opere tutelate. Queste ultime sono solo quelle che rispettino lo standard della recognized stature, che ricorre nei casi in cui l’opera si riconosciuta meritevole di tutela da critici d’arte, altri appartenenti alla comunità artistica o addirittura da “cross-sectionof society”(come fissato dalla giurisprudenza nel caso Pollara). È evidente che i parametri in questione sono talmente ampi da abbracciare un numero di produzioni artistiche molto ampie, tenendo conto anche di avanguardie e di creazioni dell’ingegno non ancora elevate al rango di opere d’arte dalla critica dominante.

Si accennava poc’anzi al fatto che il VARA trovi applicazione esclusivamente nei casi in cui l’opera possa essere materialmente rimossa. Al riguardo, occorre osservare che, recentemente, sono state sviluppate tecniche sofisticate che consentono di spostare l’opera, incidendo sul profilo “epidermico” della superficie utilizzata.

La questione è stata affrontata dalla giurisprudenza statunitense in due casi, che conviene passare in rassegna.

Il primo è English v. BFC, in cui un gruppo di artisti ha agito in giudizio per impedire la distruzione di una serie di sculture e di opere murarie realizzate all’interno di un giardino comune. La distruzione delle opere era minacciata dal progetto di costruire un edificio in luogo del giardino in questione.

La Corte si espresse in senso favorevole agli artisti, statuendo che nel caso di opere realizzate illegalmente e senza il preventivo consenso dei proprietari, era ammissibile la distruzione delle opere, laddove le stesse non potessero essere rimosse senza danneggiarle o distruggerle. Appare evidente, nel caso di specie, il conflitto tra diritti proprietari, risolto a favore dei proprietari immobiliari, ritenendo prevalente l’interesse economico di questi ultimi di poter monetizzare con un mutamento della destinazione del bene immobile considerato.

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IVA sulle traduzioni letterarie: il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle entrate, con provvedimento del 20 luglio scorso – pronunciato nell’ambito di un procedimento di opposizione – ha chiarito un aspetto controverso relativo al pagamento dell’IVA in caso di contratti aventi ad oggetto la cessione dei diritti d’autore.

Nel caso sottoposto all’attenzione dell’Agenzia delle entrate, il quesito verteva sull’applicabilità dell’art. 3, comma 4, lett. a) del D.P.R. n. 633/1972 ai traduttori. La norma citata stabilisce che non sono da considerarsi prestazioni di servizi soggette a IVA “cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d’autore effettuate dagli autori e loro eredi o legatari”.

La soluzione a tale problematica passa per il corretto inquadramento professionale dell’attività di traduzione. Sul punto, occorre osservare che i traduttori editoriali, così come gli altri traduttori (es. i cc.dd. traduttori tecnici), non sono annoverabili tra i liberi professionisti e la loro attività non rientra nel regime del rapporto di lavoro autonomo (ex artt. 2222-2238 cod. civ.); al contrario, i traduttori sono da considerarsi autori, la cui attività è regolata dalla Legge n. 633/1941 sul diritto d’autore e, in particolare, dall’art. 4 della legge stessa, che testualmente afferma che

Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una all’altra forma letteraria od artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale”. Il successivo art. 7 della l.d.a. prosegue ribadendo che “è considerato autore delle elaborazioni l’elaboratore, nei limiti del suo lavoro”.

È appena il caso di ricordare, poi, che oltre dalla normativa italiana, la natura autoriale dell’attività dei traduttori è riconosciuta, a livello internazionale, a partire dalla “Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche” in vigore sin dal 1886 (di cui l’Italia è stata tra i primi firmatari). L’art. 2 di tale Convenzione recita:

“Si proteggono come opere originali, senza pregiudizio dei diritti dell’autore dell’opera originale, le traduzioni, gli adattamenti, le riduzioni musicali e le altre trasformazioni di un’opera letteraria o artistica”.

Il carattere creativo delle traduzioni editoriali è però sancito non solo dalla lettera della legge, ma altresì dalla giurisprudenza la quale ritiene, in maniera pressoché unanime, che, in particolare, le traduzioni in altra lingua, sono tutelate dal diritto d’autore, in quanto tale attività, lungi dall’essere un mero esercizio meccanico di sovrapposizione delle parole tradotte dall’uno all’altro idioma, consiste, in realtà, in un lavoro inventivo e creativo di notevole sforzo intellettuale da parte del traduttore che deve interpretare l’opera originaria e operare una scelta tra le parole e le frasi che meglio corrispondono a quelle usate nel testo originario in modo tale da attribuirgli il senso più conforme e fedele a quello voluto dall’autore originale (cfr., ex ceteris, Trib. Torino, 24.7.1995, ma v. anche App. Roma, 01.6.2009).

L’appartenenza delle traduzioni nel novero delle opere protette dal diritto d’autore viene specificata, inoltre, dalla Circolare Ministeriale n. 147/E del 10 giugno 1998 del Ministero di Economia e Finanza in cui si afferma che

“le traduzioni di opere dell’ingegno rientrano, in quanto tali, tra le opere protette dalla Legge sul diritto d’autore, senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, in quanto trattasi di un’elaborazione di carattere creativo dell’opera originaria”.

La medesima Circolare precisa poi che

“le traduzioni di testi diversi da quelli letterari ed artistici, anche di testi o documenti di natura commerciale, come pure quelle di interpretariato, hanno contenuto intellettivo simile a quello delle traduzioni di opere oggetto del diritto d’autore, in quanto, come detto, realizzano comunque un prodotto di elaborazione linguistico e possono considerarsi rientranti tra le operazioni similari di cui all’art. 3 del D.P.R 633/1972”.

Alla luce di tale ricostruzione, non può che essere salutato con estremo favore l’intervento chiarificatore dell’Agenzia delle entrate che, risolvendo un punto che era (invero stranamente, considerando il quadro legislativo) controverso, ha finalmente decretato che, ai corrispettivi previsti contrattualmente per la cessione dei diritti d’autore, non possa essere applicata l’IVA.

Per la lettura dell’intero articolo si rimanda al link: http://www.marchiebrevettiweb.it/angolo-del-professionista/7032-cessione-dei-diritti-d-autore-dei-traduttori-e-assoggettamento-ad-iva-l-agenzia-delle-entrate-fa-finalmente-chiarezza.html

 

Alta Tecnologia per i Beni Culturali

Giovanni Maria Riccio terrà un corso all’interno dei progetti SNECS (Social Network delle entità dei centri storici) e CHIS (Cultural Heritage Information System) organizzati dal Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni Culturali. Il corso, partendo dai concetti di base di legislazione dei beni culturali, affronterà i temi della valorizzazione dei beni culturali, anche per mezzo dei social network e di altre piattaforme informatiche.

Udienza in Corte di Giustizia per l’equo compenso

Si è tenuta ieri, presso la Corte di Giustizia, l’udienza della controversia Nokia Italia and Others (Case C-110/15) relativa alla conformità al diritto comunitario della legislazione italiana in materia di equo compenso. Nel procedimento in questione, E-Lex ha assistito un’importante associazione di consumatori, che rivendica l’eccessività delle tariffe – almeno rispetto al passato e rispetto a quelle previste in altri Paesi europei – per la c.d. copia privata effettuata attraverso smartphone, tablet, PC, pennette USB ed altri analoghi dispositivi e supporti.

Diritto d’autore e attività teatrali con Giovanni Maria Riccio

Perché esiste un “diritto” d’autore? Come funziona la SIAE in Italia? Esistono forme di tutela alternative? Che impatto hanno le leggi vigenti sul teatro indipendente, sia a livello produttivo che artistico? Cosa sono i diritti connessi? Che cos’è il diritto di equo compenso agli artisti?
Su questo e su molto altro si discuterà durante il primo incontro del “GRA – Gruppo di resilienza artistica”, alla ricerca di una maggiore consapevolezza e di possibili nuove soluzioni.

Al seminario è invitato, come relatore, il prof. Giovanni Maria Riccio di e-Lex.

Qui ulteriori informazioni sull’evento.

YouTube non è responsabile per le violazioni del copyright dei suoi utenti

Il Tribunale di Monaco ha stabilito che YouTube non è responsabile per le violazioni del copyright commesse dai propri utenti. La società americana era stata citata in giudizio dalla GEMA, società di gestione collettiva dei diritti d’autore, la quale aveva osservato che YouTube otterrebbe enormi benefici economici dallo sfruttamento dei video caricati dagli utilizzatori della piattaforma.

Le dichiarazioni rese dalla GEMA all’indomani della decisione sono disponibili qui.

Giovanni Maria Riccio relatore al workshop su arte e crowdfunding

Giovanni Maria Riccio interverrà al workshop “Da Lorenzo il Magnifico al crowdfunding” nel quale si parlerà delle nuove frontiere del crowdfunding per l’arte. Durante il seminario sarà presentata dalla dott.ssa Jessica Tanghetti la piattaforma BeArt, portale londinese di crowdfunding destinato alle attività artistiche. Lo studio e-Lex Belisario, Scorza, Riccio & Partners è da tempo attivo nel crowdfunding, assistendo alcune delle maggiori realtà imprenditoriali del settore. Maggiori informazioni sul seminario qui.

La Commissione europea sul diritto d’autore: cambia tutto o non cambia nulla?

La Commissione europea ha pubblicato il Work Programme 2015, annunciando una radicale riforma del copyright. Quali sono i punti da riformare e quale sarà il ruolo degli stakeholder?

La Commissione europea ha pubblicato il Work Programme 2015, tra i cui obiettivi, per il Mercato interno, spicca quello di assicurare ai consumatori un accesso transfrontaliero ai servizi digitali, creando condizioni di parità per le imprese e presupposti per incentivare l’economia digitale. Tra le varie proposte legislative, il Work Programme menziona espressamente la modernizzazione del copyright.

Una modernizzazione di cui si è discusso molto, recentemente, anche a seguito della chiusura della consultazione pubblica sulla revisione delle regole del diritto d’autore, lanciata a dicembre 2013 e chiusa lo scorso marzo. La consultazione ha prodotto un’alluvione di risposte – oltre diecimila, sebbene molte di quelle presentate dagli stakeholder siano in “fotocopia” – che porteranno alla pubblicazione di un White Paper che dovrebbe indirizzare i prossimi passi della Commissione.

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E-Lex presenta il secondo “Report annuale sullo stato del diritto e della politica dell’innovazione in Italia”

Lo Studio legale E-Lex Scorza, Belisario, Riccio & Partners ha pubblicato, così come per il 2013, il report annuale sullo stato del diritto e della politica dell’innovazione in Italia.

Il documento racconta gli eventi principali registratisi nel corso del 2014, a livello legislativo e giurisprudenziale, nel mondo di internet, della privacy e della proprietà intellettuale.

Il Report è gratuitamente scaricabile, con link ai principali testi normativi e giurisprudenziali che hanno caratterizzato l’anno appena trascorso.

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Opere orfane: al via l’utilizzo in digitale e online

Con il decreto legislativo 10 novembre 2014, n. 163 – pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 261 – è stata recepita la Direttiva 2012/28/UE sugli usi consentiti di opere orfane, ovvero di quelle opere creative protette dal diritto d’autore in relazione alle quali non è nota la paternità, ovvero non sono noti i titolari dei diritti di proprietà intellettuale.

La Direttiva trae origine dalla Raccomandazione del 2006 sulla digitalizzazione online, il cui principale obiettivo era quello di preservare il patrimonio culturale esistente, consentendogli la massima accessibilità da parte dei cittadini europei.

La discrasia tra la durata dei diritti d’autore (settant’anni dopo la morte dell’autore dell’opera) e la vita commerciale delle opere è nota: la maggior parte delle opere letterarie e scientifiche, che arricchiscono il patrimonio delle biblioteche, dopo qualche anno (in media cinque) sono fuori commercio. Opere, quindi, che sono difficilmente reperibili dagli utenti e che non determinano alcun ritorno economico per gli autori e per gli altri titolari dei diritti sulle opere stesse.

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Corte di Giustizia UE: l’embedding non viola il copyright

Dopo il caso Swenson , la Corte di Giustizia torna sul tema della diffusione mediante linking o embedding di un contenuto già condiviso in rete su piattaforme come YouTube, e lo fa ribadendo il principio per cui l’embedding non costituisce una violazione del copyright.

La questione pregiudiziale sottoposta alla Corte di Giustizia nasce in Germania da un’azione intentata da un’azienda produttrice di filtri per l’acqua, la BestWater, nei confronti di due agenti di vendita concorrenti, i quali avevano consentito ai visitatori del proprio sito internetdi visualizzare mediante embedding un video realizzato dalla BestWater e disponibile sull’account YouTube di quest’ultima.

Come noto, l’embedding consistenell’incorporazione all’interno di un sito di un video originariamente diffuso su un’altra piattaforma (per esempio, YouTube),  in modo tale che, a differenza di quanto accade con il linking, la visualizzazione dell’opera è possibile senza la necessità di abbandonare il sito che ha effettuato l’embedding; in altri termini, l’utente ha l’impressione che il contenuto appartenga al sito su cui sta navigando, mentre in realtà proviene da un‘altra piattaforma; peraltro, sono le stesse piattaforme di streaming, come YouTube, a consentire tale pratica attraverso il rilascio di appositi codici per l’embedding dei loro contenuti su altri siti internet.

Il ragionamento seguito dalla CorteUE per arrivare alla conclusione secondo cui l’embeddingda YouTubenon viola il diritto d’autore, è che tale pratica non comporta una nuova e diversa forma di utilizzazione del contenuto “embeddato” nella misura in cui l’opera è comunicata allo stesso pubblico già preso in considerazione dai titolari dei diritti al momento di autorizzare la diffusione dell’opera sul sito di partenza (in questo caso, YouTube). In altri termini,se la comunicazione al pubblico sul sito originario deve considerarsi legittima in quanto autorizzata dai titolari dei diritti, allora non è necessario chiedere una nuova autorizzazione per “embeddare” ovvero “linkare” il medesimo contenuto su un altro sito internet; ciò in quanto una volta caricata su piattaforme come YouTube, l’opera è già disponibile senza limitazioni per la generalità degli utenti con l’espressa autorizzazione dei titolari dei diritti, i quali, quindi,hanno preso in considerazione l’intera platea di Internet come pubblico potenziale a cui l’opera può essere comunicata.

Ovviamente il principio affermato dalla Corte non è applicabile nel caso in cui l’opera sia stata messa a disposizione del pubblico con delle limitazioni: per esempio accesso a pagamento ovvero restrizioni territoriali; in questo caso, la comunicazione a un pubblico diverso da quello originariamente preso in considerazione (negli esempi fatti, il pubblico pagante ovvero quello residente in un determinato territorio), comporta una nuova e diversa forma di utilizzazione che deve essereautorizzata dai titolari dei diritti.

La posizione assunta dalla Corte di Giustizia è destinata a produrre i propri effetti anche in Italia dove la SIAE ha raggiunto un accordo con Google per lo streaming di opere musicali eaudiovisive del repertorio SIAE nei video presenti sulla piattaforma YouTube, e dove in passato la giurisprudenza si è in alcuni casi mostrata incline a considerare illecita la pratica del linking o dell’embeddingin assenza di una nuova autorizzazione da parte dei titolari dei diritti.

Il testo della sentenza è disponibile qui nella versione in lingua francese.

This Week in Italy No. 9 – E-Lex assists ANSO, FEMI and Open Media Coalition against the AGCom’s regulation on on-line copyright enforcement

Several Italian associations (including the Association of Online Press (Anso), the Federation of Independent Digital Media (Femi) and Open Media Coalition), assisted by e-Lex law firm, have taken legal action, before the Administrative Court of Lazio, against the new Communications Authority AGCom regulation on copyright on copyright enforcement.

According to these associations, Agcom would have not been empowered to adopt this regulation as its power should be limited to certain copyright works (audiovisual works) and to certain operators (providers of audiovisual media services). On the contrary, the Regulation approved is applicable to almost all the copyright infringements committed via internet and therefore should fall beyond the boundaries set by the Legislative decree No. 177 of 2005.

Furthermore it is complained the violation of the right to defense: the Regulation grant a too short period between the notification to ISPs and their reply, which jeopardizes constitutional rights and does not provide a balance between the opposite interests of intermediary operators and IPRs holders.

The new copyright enforcement regulation also holds an obligation on ISPs to disable access to contested websites, even if the application of this measure could inhibit the access to contents other than those reported by the copyright holder.

This provision seems to conflict with the views expressed in the opinion of the Advocate General of the Court of Justice in Case C-314/12, Deutsche Wikom Telekabel, according to which it is incompatible with the weighing of the fundamental rights of the parties to prohibit an internet service provider generally and without ordering specific measures from allowing its customers to access a particular website that infringes copyright.

The above mentioned associations also stated that they are willing to take a legal action also before the European Court of Justice as well as before the European Court of Human Rights.

Collecting societies: più vicino il varo della nuova direttiva europea

Prosegue l’iter di approvazione della proposta di direttiva sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno.

Lo scorso 4 febbraio infatti, il Parlamento europeo ha adottato in prima lettura il testo della direttiva, non senza modifiche rispetto all’originaria proposta avanzata dalla Commissione. Spetterà ora al Consiglio pronunciarsi sulle disposizioni, sempre che la Commissione non ritenga necessario apportare nuove modifiche o presentare un nuovo testo.

Come si legge nei “considerando” della posizione del Parlamento europea, la direttiva “è volta a stabilite i requisiti applicabili agli organismi di gestione collettiva, al fine di garantire standard elevati in materia di governante, gestione finanziaria, trasparenza e comunicazione”, ed è applicabile agli organismi e alle entità di gestione indipendente che siano stabiliti nell’Unione, così come definiti dall’art. 3 comma 1, lettere a) e b)[1].

Ed infatti l’attuazione dei principi di trasparenza e comunicazione sembra essere stata il primo obiettivo della Commissione la quale ha dedicato un intero capo (artt. da 18 a 22) alle informazioni che ogni organismo di gestione collettiva deve mettere a disposizione di ciascun titolare di diritti o che devono essere rese pubbliche, anche sui siti internet. Prevista poi la pubblicazione, entro otto mesi dalla chiusura dell’esercizio, di una relazione di trasparenza annuale che dovrà rimanere disponibile sul sito internet dell’organismo di gestione collettiva per almeno cinque anni. Tale relazione deve contenete anche la relazione speciale, ossia la dettagliata illustrazione dell’utilizzo che è stato fatto degli importi detratti ai fini della prestazione di servizi sociali, culturali ed educativi.

Molte altre le disposizioni degne di nota.

L’articolo 5, ad esempio, stabilisce che i titolari dei diritti d’autore e dei diritti connessi dovranno essere liberi di scegliere l’organismo di gestione collettiva a cui rivolgersi e di conferire incarico per determinati territori, indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento dell’organismo stesso. L’autorizzazione, inoltre, potrà essere ritirata in qualsiasi momento con un ragionevole preavviso che non potrà essere superiore ai sei mesi. È palese che tale disposizione sia volta a garantire una gestione dei diritti più semplice e, soprattutto, più consona agli attuali mezzi di diffusione e fruizione dei contenuti protetti.

Per lo stesso motivo, ossia “creare condizioni atte a favorire prassi più efficaci di concessione delle licenze da parte di organismi di gestione collettiva in un contesto sempre più transfrontaliero” sono state individuate una serie di norme (artt. da 23 a 32) che andranno a regolare la concessione di licenze multiterritoriali pensate per i diritti d’autore su opere musicali per l’uso online. In particolare, sono tassativamente indicate le condizioni che gli organismi di gestione collettiva dovranno avere per poter concedere questa tipologia di licenze, ossia “capacità sufficienti per trattare per via elettronica, in modo efficiente e trasparente, i dati necessari per la gestione di tali licenze, anche ai fini di identificare il repertorio e controllarne l’uso, per fatturare agli utilizzatori, per riscuotere i proventi dei diritti e per distribuire gli importi dovuti ai titolari dei diritti”.

L’art. 31, salvo non intervengano modifiche, indicherà una data entro la quale, se un organismo non sarà in grado di offrire licenze multiterritoriali, i titolari potranno ritirare i diritti su opere musicali online ai fini della concessione di licenze multiterritoriali per tutti i territori, senza per questo dover ritirare i diritti per la concessione di licenze monoterritoriali.

Da ultimo, considerate anche le recenti vicende che hanno interessato alcuni organismi di gestione collettiva dei diritti,  di grande interesse anche l’articolo 13 sulla distribuzione degli importi dovuti ai titolari dei diritti. Dopo aver posto l’accento sulla necessità di diligenza e precisione nella gestione dell’incarico, la proposta di direttiva precisa che i pagamenti dovranno avvenire “quanto prima e non oltre nove mesi a decorrere dalla fine dell’esercizio finanziario nel corso del quale sono stati riscossi i proventi dei diritti” salvo impossibilità per ragioni oggettive.

Non resta che attendere l’approvazione definitiva e il recepimento da parte degli Stati membri, che dovrà avvenire entro 24 mesi dall’entrata in vigore della direttiva.

 


[1] Articolo 3 – Definizioni

Ai fini della presente direttiva si intende per:

a) «organismo di gestione collettiva»: un organismo autorizzato , per legge o in base a una cessione dei diritti, una licenza o qualsiasi altro accordo contrattuale, a gestire i diritti d’autore o i diritti connessi ai diritti d’autore per conto di più di un titolare dei diritti, a vantaggio collettivo di tali titolari come finalità unica o principale e che soddisfa uno o entrambi i seguenti criteri :

                  i) è detenuto o controllato dai propri membri;

                  ii) è organizzato senza fini di lucro;

b) «entità di gestione indipendente»: un organismo autorizzato, per legge o in base a una cessione dei diritti, una licenza o qualsiasi altro accordo contrattuale, a gestire i diritti d’autore o i diritti connessi ai diritti d’autore per conto di più di un titolare dei diritti, a vantaggio collettivo di tali titolari, come finalità unica o principale, il quale:

                 i) non è né detenuto né controllato, direttamente o indirettamente, integralmente o in parte, dai titolari dei diritti;

                 ii) è organizzato con fini di lucro;

(omissis)

This week in Italy No. 6 – Another Negative Year for SIAE?

According to the budget estimates for 2014 of SIAE, the Italian copyright collecting society plans to spend around 179 million EUR and to earn around 152 million EUR, which would mean producing losses of more than 26 million euro. The situation is even worse than in 2013, where losses were 24 million EUR.

But, in spite of all logical consequences, SIAE’s accounts will not be negative. Its inefficiency will be covered by its inefficiency: in fact, interest and investment earned by royalties due to authors and publishers will be around 34 and a half million EUR.

Furthermore, SIAE’s accounts are “doped” by the extraordinary financial income (more than 34 and a half million EUR) and approximately 48 million euro that the SIAE perceive from the so-called “services agreements”, i.e. activities not directly related with the management of copyright and that the company carries out on behalf of the Italian Revenue Service, the Monopolies of the State Agency and other public subjects.

Without such extraordinary sources of revenue, the budget of SIAE, in 2014, would close with a catastrophic net loss equal to 74,184,674 EUR, excluding taxes.

This week in Italy No. 4 – Some Brief Remarks on the New Copyright Enformcement Regulation Held by the Communications Authority (AGCom)

On March 31 the new Communications Authority (AGCom) regulation on copyright enforcement will come into force.

Despite the critical opinions raised by many stakeholders during the public consultation which took place from late-July to mid-September, concerning especially the fact that AGCom would not be empowered to issue such regulation, the final text was almost identical to its first draft. Several issues seem to be still unsolved.

E-Lex Law firm has prepared a full press release for an overview of the most relevant opinions on the new regulation.

Hereunder the most critical issues.

Right of defense , due process and the contradictory principle

First of all, many commentators have pointed out that the aim of protecting authors’ rights is reached through a summary procedure that does not respect the rights of the defense and to a fair trial.

Yet the Authority , in its press release which announced the approval of the Regulation, has defended its work stating that “the process is characterized by the full respect of contradictory principle”.

However, it is clear that the formal correctness of the measures held by the Regulation could be useless where the subjects involved, though regularly made aware of the proceedings against them, are not in the condition to defend their rights against copyright holders who act before AGCom.

Purposes of the Regulation

The 19 articles of the Regulation show a strong discrepancy between the intentions held by AGCom and the measures approved for their pursuit: in fact, while the Resolution 630/13/CONS states the intention of the authority to pass direct measures, on the one hand , “to encourage the development of legal offers of digital works and public education to the correct use of the same” and, on the other hand, to monitor , detect and stop violations .

Reading the single provisions of the Regulation, this latter purpose seems to be clear. On the contrary, the Regulation only devotes a few synthetic references to the first purpose, and notably article 4 which refers refers to the future activities of the newly established Committee for the development and protection of legal offers of digital works.

Even the composition of this Committee seems not to be accurately regulated: in fact, it is not specified who will head the Committee and what associations and organizations will have the right to delegate its own appointee.

 The protection of copyright: scope

Two aspects are definitely noteworthy. The final wording of Article 2 expressly excludes from the scope of the Regulation “end users who benefit from digital works by downloading or streaming, as well as applications and computer programs which is achieved through the direct sharing between end-users of digital works through electronic communications networks”. This choice has been welcomed within the public consultation and the AGCOM pointed out that this will not impact on the illegality of these conducts that will be sanctioned by ordinary law and procedures.

It is arguable the choice of coining a new category of protected works, namely “digital works”. On this point see the comments of Mr. Giovanni Maria Riccio, partner of e-Lex, in this article for Il Sole 24 Ore.

Terms and notices

Very short deadlines of the proceedings and the alleged incompatibility of these terms with the principle of fair trial are certainly an issue. The entire procedure, in fact, ends in a maximum of 35 working days (12 in the case of summary proceedings ) period within which the AGCom is required to take the penalties provided in the Regulation. Thus, the recipient of a notice of copyright infringement  has only 5 days (3 in case of urgent procedure) in order to present counter-arguments.

If the defense is not sufficient to counteract the reasons of the alleging party, the measure for the protection of copyright may also consist of disabling user access to a website and redirect to a page “drafted as indicated by the authority” (presumably, where violations and sanctions will be reported).

The terms seem to be even more stringent taking into account the fact that the Authority has expressly provided that all the communications must be done solely via email, not necessarily a certified one, thus entrusting the realization of the principle of due process and the right of defense to a technical mean that does not certify the correct transmission of the communications.

Against the sanctions of AGCom, an appeal before the Administrative Courts is allowed.

The future

It is hard to predict what will be the effects due to the entry into force of the Regulation. The Authority included in the final text a clause with which reserves the right to modify the provisions.

Certainly , in the light of the many issues concerning the empowerment of AGCom  raised during the past months, it will be necessary – as strongly stated by Mr. Guido Scorza, another partner of e-Lex, in this video – to contest the new Regulation before the competent courts.

Il 2013 secondo E-Lex: un anno di diritto e di politica dell’innovazione in Italia

Lo Studio Legale E-Lex Belisario, Scorza, Riccio & Partners presenta oggi il primo “Report annuale sullo stato del diritto e della politica dell’innovazione in Italia”. Con questo documento, pensato non come un resoconto statico e formale bensì come una rivista interattiva di informazione, i professionisti dello Studio hanno voluto raccontare – attraverso il proprio punto di vista dettato dalle esperienze lavorative degli ultimi dodici mesi – frammenti delle più recenti vicende che hanno interessato il mondo del diritto delle nuove tecnologie e della proprietà intellettuale.

L’obiettivo è quello di offrire un piccolo contributo utile a comprendere meglio i progetti realizzati, i grandi progetti incompiuti e quelli che, forse, si concretizzeranno nel corso dell’anno appena iniziato.

Nuove norme, vecchi errori. Il 2013 è stato caratterizzato da tanti, forse troppi episodi che hanno tenuto in disparte il nostro Paese dalla più grande rivoluzione socio-economica della storia dell’umanità – quella digitale. Eppure anche in questo l’Italia si è saputa distinguere, non certo positivamente: partendo dal fallimento dell’agenda digitale, passando per la webtax e le vicende SIAE, fino ad arrivare alla recente approvazione del Regolamento AGCOM sul diritto d’autore online.

Sarebbe però un errore non mettere in evidenza – seppur con senso critico – anche i piccoli passi avanti che sono stati fatti, primo fra tutti la creazione dell’Unità di Missione della Presidenza del Consiglio per l’attuazione dell’agenda digitale. Il Report racconta di questo, e lo fa attraverso gli occhi di professionisti entusiasti e appassionati che si affacciano al nuovo anno con un forte ottimismo e si augurano che il 2014 sia ricordato come l’anno della svolta.

Il Report è gratuitamente scaricabile sul sito www.e-lex.it in formato e-book, con link ai principali testi normativi e giurisprudenziali che hanno caratterizzato il 2013.

 

Report E-Lex 2013 sullo stato del diritto e della politica dell’innovazione in Italia by Giorgio Romeo

Regolamento AGCOM sul copyright: cosa c’è da sapere

Tra meno di tre mesi, e precisamente il 31 marzo del 2014, entrerà in vigore il Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, approvato il 13 dicembre scorso.

Nonostante le numerose critiche sollevate dai più nel corso della consultazione pubblica, prima fra tutte la legittimazione in capo ad AGCOM ad emettere un siffatto regolamento, il testo non è stato di molto modificato rispetto alla prima stesura, lasciando aperte diverse questioni problematiche.

Rinviando alla rassegna stampa curata da E-Lex per una visione di insieme sulle opinioni in merito, mettiamo in evidenza alcune delle maggiori criticità del provvedimento.

Diritto di difesa, giusto processo e principio del contraddittorio

In primo luogo, ciò che da più parti è stato sottolineato è che il nobile obiettivo di tutelare i diritti degli autori si voglia raggiungere attraverso un procedimento sommario che non rispetterebbe i diritti di difesa e ad un giusto processo.

Eppure l’Autorità, con il comunicato stampa con cui ha annunciato di aver approvato il Regolamento, ha difeso il proprio operato affermando che “il procedimento è caratterizzato dal pieno rispetto del principio del contraddittorio”.

È però evidente che la regolarità del contraddittorio rischia di rivelarsi inutile se l’interessato, seppur regolarmente reso edotto del procedimento a suo carico, non viene messo nella reale condizione di difendere i propri diritti ed è posto di fatto in una ingiustificata posizione impari rispetto a chiunque decida di proporre un’istanza all’AGCOM, piuttosto che rivolgersi al preposto giudice togato. (altro…)

Hyperlinks and TV Sport Events

The Court of Rome has ordered to the on-line newspaper “Il Post” to remove all the hyperlinks to platforms hosting and organizing other hyperlinks readdressing users to TV sports event.

The judges hold that this conduct infringes intellectual property rights belonging to RTI, the main commercial TV group in Italy. Surprisingly, the Court also granted RTI’s application of inhibiting the on-line newspaper from providing the names of these platforms stating that it could be contributing in infringing copyrighted works by users.

Le pubblicazioni di e-Lex: la Legge sul diritto d’autore

La legge sul diritto d’autore, n. 633 del 1941, rappresenta un testo fondamentale di riferimento per tutti gli operatori giuridici che lavorano nel settore della proprietà intellettuale.

Nel corso degli anni, la legge è stata modificata frequentemente, anche in settori molto importanti: si pensi, ad esempio, alla riforma della SIAE, avutasi con la Legge 9 gennaio 2008, n.2, ovvero ai ripetuti interventi comunitari, come nell’ambito dell’enforcement dei diritti d’autore

Queste continue integrazioni al testo originario pongono l’esigenza, per gli operatori della proprietà intellettuale, di un testo aggiornato alle più recenti novità.

Per questo motivo, e-Lex propone a tutti i lettori del suo blog il testo aggiornato della Legge sul diritto d’autore.

La revisione del testo, curata dall’Avv. Giovanni Maria Riccio, è la seconda delle pubblicazioni delle “Edizioni e-Lex”, testi scritti dai professionisti del nostro network e resi disponibili gratuitamente agli utenti: per scaricare il volume, infatti, è richiesto soltanto un Tweet o, in alternativa, un like alla nostra pagina Facebook.

Buona lettura!

CLICCA SUL BOTTONE PER SCARICARE IL TESTO IN FORMATO .pdf

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Le vendite su eBay a rischio negli Stati Uniti

La Corte Suprema americana sarà chiamata a breve a decidere sull’interpretazione della legge della first-sale doctrine.

Ciò a seguito della condanna, emessa dalla Corte Federale di New York, di un ragazzo al pagamento della somma di 600.000 dollari per aver venduto sul suolo americano, tramite eBay, dei libri acquistati all’estero per beneficiare di un prezzo inferiore. È quanto successo a Supap Kirtsaeng, studente universitario, il quale aveva deciso di vendere quei testi per pagarsi gli studi.

La first-sale doctrine è una legge che risale al 1908 secondo la quale il soggetto che detiene il copyright di un determinato prodotto, conserva tale diritto soltanto fino al primo acquisto dello stesso, trasferendo all’acquirente la piena titolarità del bene e, pertanto, la possibilità di rivenderlo senza essere tenuto a richiedere l’autorizzazione del produttore.

Nella sentenza in esame la Corte Federale di New York si è pronunciata a favore della casa editrice John Wiley & Sons, interpretando la firs-sale doctrine come non applicabile ai beni prodotti e acquistati all’estero. Secondo l’organo giudicante, la rivendita effettuata da Supap Kirtsaeg sarebbe stata lecita solo se lo stesso avesse richiesto ed ottenuto formale permesso dalla casa editrice.

Questa interpretazione eccessivamente restrittiva della norma potrebbe avere come conseguenza l’esclusione del passaggio della proprietà di un bene dal produttore all’acquirente a seguito del lecito acquisto di un prodotto all’estero. Le ripercussioni, per assurdo, potrebbero riguardare moltissimi beni di uso comune (dai libri agli smartphone) i quali non potrebbero nemmeno più essere regalati.

Se l’orientamento dovesse essere confermato dalla Corte Suprema, anche eBay potrebbe subire forti ripercussioni dal precedente che si andrebbe a creare in quanto il business del colosso delle vendite online si basa prevalentemente sulla logica della rivendita di beni, anche usati.

Per questo eBay si è schierata al fianco del proprio utente, interpellando a tal fine la Citizens for Ownership Rights (CFOR), un gruppo di associazioni in difesa dei consumatori che sta raccogliendo firme per una petizione da indirizzare al Presidente e al Procuratore Generale, affinché rivedano l’interpretazione della first sale doctrine.

Nel frattempo, si aspetta a breve e con molto interesse la pronuncia definitiva rimessa al giudizio della Corte Suprema degli Stati Uniti.