La quarta rivoluzione industriale: tra opportunità e sfide

 

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Il 15 giugno 2016, nell’ambito dell’indagine conoscitiva, Industria 4.0: quale modello applicare al tessuto industriale italiano, strumenti per favorire la digitalizzazione delle filiere industriali nazionali, presso la Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati, si è tenuta l’audizione del Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda.

L’inarrestabile progresso tecnologico, accompagnato dalla crescente connessione tra i calcolatori, l’utilizzo massivo di dati e informazioni, di tecnologie con sempre maggiori capacità di calcolo e di nuovi sistemi intelligenti digitalizzati e interconnessi (internet of things and machines), ci rende testimoni e partecipi di quella che è stata definita la quarta rivoluzione industriale. Non solo il settore manifatturiero, ma i più svariati settori di attività, dalla agricoltura all’energia, dal turismo alla moda, dalla sanità ai trasporti, saranno coinvolti dalla nuova Industria. Come si è avuto modo di evidenziare, non si tratterà di innovazione esclusivamente tecnologica, ma in un’ottica di più ampie vedute, verranno creati nuovi modelli organizzativi e di approccio ai mercati.

Il Ministro ha sottolineato infatti come, se da un lato la digitalizzazione dei processi produttivi globalmente intesi e in particolare di quello manifatturiero costituisca di certo una grande opportunità per la nostra industria, allo stesso tempo non può negarsi come davanti

a mutamenti cosi profondi, o si è protagonisti, oppure se ne viene travolti” ed è per tale ragione che parlare di Industria 4.0 “significa mettere a sistema amplificandole e integrandole, una serie di misure e linee politiche che questo Governo ha identificato come qualificanti: la promozione e il sostegno alle imprese che innovano, che si internazionalizzano, che trovano nella flessibilità e nella reattività la propria cifra produttiva.”

Numerosi appaiano i vantaggi connessi all’Industria 4.0:

l’analisi e l’elaborazione della grande quantità dei dati in possesso delle singole imprese (Big data) consentono infatti di assumere decisioni ponderate e migliori sulla produzione e sui consumi; la robotica e l’intelligenza artificiale consentono poi di ridurre, non solo i costi ed i tempi, ma anche gli errori a vantaggio della sicurezza e della produttività dell’azienda; la connettività spinta, l’internet of things, consente persino di anticipare i gusti dei clienti favorendo la produzione in scala; gli stessi social media è innegabile come consentano un nuovo modello di interazione con il consumatore definendo nuovi servizi (es. pay by use).

Il Ministro ha poi evidenziato come, attraverso “l’Internet delle cose e delle macchine” e lo sviluppo dell’Industria 4.0 “sarà possibile gestire reti globali che incorporano e integrano macchinari, sistemi di logistica e strutture produttive, sotto forma di Cyber Physical System for Production”.

Nell’ottica di aumentare sia la consapevolezza delle aziende che la digitalizzazione non è identificabile solo come modo per incrementare l’efficienza dei processi, ma che i dati potenzialmente a loro disposizione e che di rado vengono raccolti, organizzati ed elaborati per estrarne valore, costituiscono il vero vantaggio competitivo delle stesse; di consentire l’interoperabilità dei sistemi e dei linguaggi che governano l’industria 4.0 adottando regole comuni di livello internazionale per creare piattaforme di condivisione delle informazioni; di implementare la solidità e la diffusione di reti di interconnessione a banda ultra larga, reti satellitari e diffusione del 5 g, condizione questa imprescindibile per il successo della trasformazione di innovare le relazioni industriali, definendo anche un adeguato trattamento fiscale che porti le imprese a ricorrere sempre di più alle opportunità offerte dal salario di produttività e promuovendo lo skill empowerment dei lavoratori con riferimento alle discipline STEM (science, technology, engineering and math), il Governo, secondo quanto riportato nell’audizione dal Ministro Calenda, ha individuato un pacchetto di misure da inserire nella prossima Legge di stabilità, che verte essenzialmente su cinque punti di azione:
1 – Investimenti in Innovazione – per il Ministro, occorre promuovere gli investimenti innovativi in una logica solution driven, portando le aziende ad investire nell’analitica dei Big data e nelle informazioni che producono. Il gap di investimenti stimato e in circa 8 miliardi annui per i prossimi 5 anni. Sarà anche necessario favorire lo sviluppo di startup, l’accesso al venture capital e la collaborazione tra le nuove e le consolidate realtà imprenditoriali;
2 – Fattori abilitanti – obiettivo primario sarà potenziare le infrastrutture di connettività non solo a favore dei cittadini o consumatori, ma delle stesse imprese; bisognerà poi ridurre il digital divide delle PMI; e investire nelle competenze STEM (science, technology, engineering and math)
3 – Standard di interoperabilità, sicurezza e comunicazione IoT– il Ministro ha evidenziato come imprescindibile e vitale sarà partecipare e indirizzare le decisioni nei tavoli di confronto internazionale, alla luce di quello che è il contesto italiano, in un’ottica di adozione di standards che siano sì aperti, ma guidati da quelli che sono i bisogni industriali
4 – Rapporti di lavoro, salario e produttività – nell’ottica di una maggiore autonomia e responsabilizzazione del lavoratore andranno poi riviste le regole che concernano i rapporti di lavoro. Le stesse relazioni industriali dovranno essere decentrate così da dar risalto alle abilità e competenze del lavoratore (empowerment)
5 – Finanza di impresa – il Ministro, alla luce delle difficoltà del settore creditizio, ha evidenziato come sia preminente la necessita di costruire una finanza d’impresa che sia capace di sostenere lo sforzo di investimenti, canalizzando anche il risparmio nazionale verso gli impieghi nell’economia reale.
Da quanto riportato è evidente che il progresso anche tecnologico seppur presenti numerose sfide, porta con sé un’innegabile opportunità di sviluppo per la nostra realtà economica – industriale.
Come testimonia l’esperienza che lo Studio Legale E-lex ha acquisito negli anni, nell’ottica del Diritto delle Nuove Tecnologie, Industria 4.0 vuol dire anche, ed in particolare per le Imprese e le Pubbliche Amministrazioni, porre l’attenzione su tematiche legali concernenti la Privacy, la Proprietà industriale, la Proprietà intellettuale, materie di per sé dinamiche e che implicano necessariamente un costante aggiornamento da parte di tutti i soggetti che operano nella nuova realtà economica.

Voucher a fondo perduto per l’ammodernamento tecnologico delle MPMI. Decreto in Gazzetta

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 269 del 19 novembre 2014 il decreto 23 settembre 2014 del Ministro dello Sviluppo Economico, volto a favorire la digitalizzazione dei processi aziendali e l’ammodernamento tecnologico delle micro, piccole e medie imprese.

Il provvedimento (che dà attuazione all’art. 6 del D.L. n. 145/2013, c.d. “Destinazione Italia”) definisce – per le finalità predette – le modalità per l’erogazione di Voucher di importo massimo di 10.000,00 euro.

Ambito soggettivo di applicazione

Possono beneficiare dei contributi le imprese in possesso dei seguenti requisiti:

  1. qualificarsi come micro, piccola o media impresa (MPMI) ai sensi della raccomandazione 2003/361/CE, del 6 maggio 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 124 del 20 maggio 2003, recepita con decreto ministeriale 18 aprile 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 238 del 18 ottobre 2005, indipendentemente dalla loro forma giuridica, nonché dal regime contabile adottato;
  2. non rientrare tra le imprese attive nei settori esclusi dall’articolo 1 del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013;
  3. avere sede legale e/o unità locale attiva sul territorio nazionale ed essere iscritte al Registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente;
  4. non essere sottoposte a procedura concorsuale e non trovarsi in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente secondo la normativa vigente;
  5. non aver ricevuto altri contributi pubblici per le spese oggetto della concessione del Voucher;
  6. non trovarsi nella situazione di aver ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti sui quali pende un ordine di recupero, a seguito di una precedente decisione della Commissione europea che dichiara l’aiuto illegale e incompatibile con il mercato comune.

Attività e spese ammissibili

Le attività ammesse ai fini dell’ottenimento del Voucher devono riguardare l’acquisto di software, hardware o servizi che consentano:

  1. il miglioramento dell’efficienza aziendale;
  2. la modernizzazione dell’organizzazione del lavoro, tale da favorire l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità, tra cui il telelavoro;
  3. lo sviluppo di soluzioni di e-commerce;
  4. la connettività a banda larga e ultralarga;
  5. il collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare, attraverso l’acquisto e l’attivazione di decoder e parabole, nelle aree dove le condizioni geomorfologiche non consentano l’accesso a soluzioni adeguate attraverso le reti terrestri o laddove gli interventi infrastrutturali risultino scarsamente sostenibili economicamente o non realizzabili;
  6. la formazione qualificata, nel campo ICT, del personale delle suddette piccole e medie imprese.

In particolare, relativamente agli ambiti appena menzionati sono ammissibili le spese:

  1. per l’acquisto di hardware, software e servizi di consulenza specialistica strettamente finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali;
  2. per l’acquisto di hardware, software e servizi di consulenza specialistica strettamente finalizzati alla modernizzazione dell’organizzazione del lavoro, con particolare riferimento all’utilizzo di strumenti tecnologici e all’introduzione di forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  3. per l’acquisto di hardware, software, inclusi software specifici per la gestione delle transazioni on-line e per i sistemi di sicurezza della connessione di rete, e servizi di consulenza specialistica strettamente finalizzati allo sviluppo di soluzioni di e-commerce;
  4. di attivazione del servizio sostenute una tantum, con esclusivo riferimento ai costi di realizzazione delle opere infrastrutturali e tecniche, quali lavori di fornitura, posa, attestazione, collaudo dei cavi, e ai costi di dotazione e installazione degli apparati necessari alla connettività a banda larga e ultralarga;
  5. relative all’acquisto e all’attivazione di decoder e parabole per il collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  6. le spese per la partecipazione a corsi e per l’acquisizione di servizi di formazione qualificata, rivolti al personale dell’impresa che ottiene il Voucher (titolari, legali rappresentanti, amministratori, soci, dipendenti) risultante dal registro delle imprese o dal libro unico del lavoro.

Si segnala che, sulla base di quanto detto, sono ammissibili per l’ottenimento del Voucher le spese relative ai servizi legali finalizzati agli ambiti descritti.

Presentazione della domanda

Le imprese interessate dovranno presentare al Ministero un’istanza di accesso all’agevolazione, riportando l’elenco delle spese che si intendono sostenere ed indicando l’importo del Voucher richiesto.

I servizi e le soluzioni informatiche devono essere acquisiti successivamente all’assegnazione del Voucher, che – stante il possesso dei requisiti richiesti e la correttezza della domanda – sarà concesso nella misura massima del 50 per cento del totale delle spese ammissibili.

Per qualsiasi informazione è possibile contattare lo Studio E-Lex direttamente dal form presente in fondo a questa pagina.

Biblioteche libere di digitalizzare le opere in catalogo?

Le biblioteche possono digitalizzare i libri che hanno in catalogo e porli a disposizione degli utenti, in versione digitale, attraverso appositi terminali, consentendo, peraltro, a questi ultimi di stamparne copie negli stessi limiti ed alle stesse condizioni, nel rispetto dei quali, è già possibile fotocopiare le edizioni cartacee.

E’ questa la sintesi delle conclusioni dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in un procedimento di straordinario rilievo al quale, infatti, stanno partecipando – oltre alle parti del giudizio all’origine della controversia – numerosi Governi, tra i quali quello italiano e, soprattutto, le associazioni europee più rappresentative di biblioteche e editori.

La “pietra europea dello scandalo” è rappresentata dalla decisione di una biblioteca tedesca di porre a disposizione dei suoi utenti, previa digitalizzazione, la copia di un testo scientifico, autorizzando, addirittura, i propri utenti ad estrarne copie su una pennetta USB.

La casa editrice del testo in questione ha reagito citando in giudizio la biblioteca e contestandole la violazione dei propri diritti d’autore specie in ragione del fatto che la stessa biblioteca aveva rifiutato di accettare una proposta formulatale dall’editore di acquisto di licenze per la versione digitale del testo in questione.

Si è arrivati così davanti ai Giudici della Corte di Giustizia ai quali, nei giorni scorsi, l’Avvocato Generale ha suggerito di considerare il diritto di riproduzione in digitale – ovvero di digitalizzazione – esercitato al fine di rendere fruibile un’opera cartacea attraverso i terminali della biblioteca come parte integrante del diritto di comunicazione al pubblico e, dunque, della libera utilizzazione – rispetto a tale ultimo diritto – espressamente prevista per le biblioteche.

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