Al via il primo seminario di E-Lex e Fabrique du Cinéma

Al via a Roma il primo seminario Fabrique du Cinéma dedicato ad attori, autori e produttori per districarsi nella giungla dei contratti cinematografici, a cura di E-Lex. Special guest:Francesca Valtorta

La firma del primo contratto per tanti giovani autori, attori e persino produttori è un momento estremamente delicato: tante sono le incognite e districarsi tra postille, cavilli e rescissioni a volte può rivelarsi un’impresa ardua. Non è una coincidenza che numerosi personaggi del mondo dello spettacolo si affidino a professionisti del settore per la tutela del loro lavoro e della loro immagine.

Indubbiamente per un artista alle prime armi una tale consulenza può risultare troppo onerosa, ed è per questo che Fabrique du Cinéma ha organizzato il primo seminario gratuito su Cinema e Contratti in collaborazione con i legali dello studio E-Lex.

Tenuto dall’avvocato Giovanni Maria Riccio, il convegno verterà su alcuni temi-cardine quando si parla di accordi legali: le clausole di esclusiva, i diritti di immagine, di opzione e di prelazione, il pay-or-play e il right of first refusal, il deposito e la tutela dal plagio e tanto altro.

L’incontro si terrà venerdì 3 marzo 2017 alle ore 17.30 presso la sede di E-Lex di via dei Barbieri 6 a Roma, e avrà come ospite speciale Francesca Valtorta (Baciami ancora, Immaturi-il viaggio, Braccialetti rossi, Squadra antimafia).

Al termine del seminario è previsto un buffet a cura di Alchimia Foodlab.

Corte di Giustizia e opere fuori commercio

La sentenza della Corte di Giustizia sulle opere fuori commercio (causa C‑301/15, Soulier e Doke) è senza dubbio destinata ad avere un impatto significativo e non solo sull’ordinamento francese, direttamente investito dal caso.

Il Conseil d’État, con decisione del 6 maggio 2015, ha rimesso alla Corte di Giustizia la domanda di pronuncia pregiudiziale sull’interpretazione degli artt. 2 e 5 della direttiva 2001/29/CE (direttiva c.d. InfoSoc) in relazione al Decreto n. 2013-182, del 27 febbraio 2013, recante applicazione degli articoli da L. 134-1 a L. 134-9 del Codice della proprietà intellettuale. Gli articoli in questione, introdotti in Francia dalla Legge del 1 marzo 2012 sullo sfruttamento digitale dei libri non disponibili del XX secolo, prevedevano la possibilità della digitalizzazione di massa per le opere letterarie fuori commercio e pubblicate prima del 2001.

La legge francese prevede che le collecting society rappresentative possano autorizzare le biblioteche a digitalizzare tali opere e a metterle a disposizione del pubblico per mezzo di una banca dati pubblica. È appena il caso di ricordare che tali opere, pur essendo fuori commercio, sono ancora coperte da diritti d’autore: la legge, quindi, in caso di disaccordo, riconosce all’autore o all’editore, in caso di disaccordo, la facoltà di notificare alla collecting society la propria volontà di escludere dalla banca dati anzidetta le opere di cui detengono i diritti. Tale comunicazione deve avvenire entro sei mesi dall’inserimento dell’opera nella predetta banca dati.

Il quesito affrontato dalla Corte di Giustizia è essenzialmente questo: una legge che consenta alle collecting society la facoltà di autorizzare la riproduzione e la comunicazione al pubblico delle opere è in contrasto con gli artt. 2 e 5 della direttiva InfoSoc, che concedono invece detta facoltà agli autori e non agli organismi che gestiscono collettivamente i loro diritti?

La risposta della Corte, in linea con l’opinione dell’Avvocato Generale del luglio scorso, è affermativa. È necessario, quindi, il consenso del titolare del diritto (autore o editore) per l’inserimento dell’opera nella banca dati.

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IVA sulle traduzioni letterarie: il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle entrate, con provvedimento del 20 luglio scorso – pronunciato nell’ambito di un procedimento di opposizione – ha chiarito un aspetto controverso relativo al pagamento dell’IVA in caso di contratti aventi ad oggetto la cessione dei diritti d’autore.

Nel caso sottoposto all’attenzione dell’Agenzia delle entrate, il quesito verteva sull’applicabilità dell’art. 3, comma 4, lett. a) del D.P.R. n. 633/1972 ai traduttori. La norma citata stabilisce che non sono da considerarsi prestazioni di servizi soggette a IVA “cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d’autore effettuate dagli autori e loro eredi o legatari”.

La soluzione a tale problematica passa per il corretto inquadramento professionale dell’attività di traduzione. Sul punto, occorre osservare che i traduttori editoriali, così come gli altri traduttori (es. i cc.dd. traduttori tecnici), non sono annoverabili tra i liberi professionisti e la loro attività non rientra nel regime del rapporto di lavoro autonomo (ex artt. 2222-2238 cod. civ.); al contrario, i traduttori sono da considerarsi autori, la cui attività è regolata dalla Legge n. 633/1941 sul diritto d’autore e, in particolare, dall’art. 4 della legge stessa, che testualmente afferma che

Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una all’altra forma letteraria od artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale”. Il successivo art. 7 della l.d.a. prosegue ribadendo che “è considerato autore delle elaborazioni l’elaboratore, nei limiti del suo lavoro”.

È appena il caso di ricordare, poi, che oltre dalla normativa italiana, la natura autoriale dell’attività dei traduttori è riconosciuta, a livello internazionale, a partire dalla “Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche” in vigore sin dal 1886 (di cui l’Italia è stata tra i primi firmatari). L’art. 2 di tale Convenzione recita:

“Si proteggono come opere originali, senza pregiudizio dei diritti dell’autore dell’opera originale, le traduzioni, gli adattamenti, le riduzioni musicali e le altre trasformazioni di un’opera letteraria o artistica”.

Il carattere creativo delle traduzioni editoriali è però sancito non solo dalla lettera della legge, ma altresì dalla giurisprudenza la quale ritiene, in maniera pressoché unanime, che, in particolare, le traduzioni in altra lingua, sono tutelate dal diritto d’autore, in quanto tale attività, lungi dall’essere un mero esercizio meccanico di sovrapposizione delle parole tradotte dall’uno all’altro idioma, consiste, in realtà, in un lavoro inventivo e creativo di notevole sforzo intellettuale da parte del traduttore che deve interpretare l’opera originaria e operare una scelta tra le parole e le frasi che meglio corrispondono a quelle usate nel testo originario in modo tale da attribuirgli il senso più conforme e fedele a quello voluto dall’autore originale (cfr., ex ceteris, Trib. Torino, 24.7.1995, ma v. anche App. Roma, 01.6.2009).

L’appartenenza delle traduzioni nel novero delle opere protette dal diritto d’autore viene specificata, inoltre, dalla Circolare Ministeriale n. 147/E del 10 giugno 1998 del Ministero di Economia e Finanza in cui si afferma che

“le traduzioni di opere dell’ingegno rientrano, in quanto tali, tra le opere protette dalla Legge sul diritto d’autore, senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, in quanto trattasi di un’elaborazione di carattere creativo dell’opera originaria”.

La medesima Circolare precisa poi che

“le traduzioni di testi diversi da quelli letterari ed artistici, anche di testi o documenti di natura commerciale, come pure quelle di interpretariato, hanno contenuto intellettivo simile a quello delle traduzioni di opere oggetto del diritto d’autore, in quanto, come detto, realizzano comunque un prodotto di elaborazione linguistico e possono considerarsi rientranti tra le operazioni similari di cui all’art. 3 del D.P.R 633/1972”.

Alla luce di tale ricostruzione, non può che essere salutato con estremo favore l’intervento chiarificatore dell’Agenzia delle entrate che, risolvendo un punto che era (invero stranamente, considerando il quadro legislativo) controverso, ha finalmente decretato che, ai corrispettivi previsti contrattualmente per la cessione dei diritti d’autore, non possa essere applicata l’IVA.

Per la lettura dell’intero articolo si rimanda al link: http://www.marchiebrevettiweb.it/angolo-del-professionista/7032-cessione-dei-diritti-d-autore-dei-traduttori-e-assoggettamento-ad-iva-l-agenzia-delle-entrate-fa-finalmente-chiarezza.html

 

AGCM: il monopolio SIAE è inattuale, il Parlamento ci ripensi

“L’Autorità rileva che in un contesto economico caratterizzato da profondi cambiamenti tecnologici la mancata apertura del mercato nazionale della gestione dei diritti limita la libertà d’iniziativa economica degli operatori e la libertà di scelta degli utilizzatori. Il mantenimento del monopolio legale appare, infatti, in contrasto con l’obiettivo di rendere effettiva la libertà dei titolari del diritto di effettuare una scelta tra una pluralità di operatori in grado di competere con l’incumbent senza discriminazioni.
Il regime di riserva delineato dall’articolo 180 LDA, peraltro, esclude la possibilità per organismi alternativi alla SIAE di operare in ambito nazionale, costringendoli a stabilirsi presso altri Stati membri per sfruttare le opportunità offerte dalla Direttiva in parola”.

È quanto ha affermato l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, in un parere reso e consegnato al Presidente del Senato, al Presidente della Camera dei Deputati e al Presidente del Consiglio dei Ministri sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno.

In poche parole, sul famigerato “monopolio” della SIAE e sull’imminente recepimento della Direttiva Barnier, la normativa comunitaria che si occupa delle società di gestione collettiva del diritto d’autore. Un tema di cui si sta discutendo molto nelle ultime settimane, sia per lo “schiaffo” prima di Fedez e poi di Gigi D’Alessio, che hanno abbandonato la monopolista italiana per approdare ad una collecting society inglese, sia, appunto, per l’imminente recepimento della direttiva comunitaria.

Direttiva che dovrebbe essere trasposta nell’ordinamento italiano con la legge delega per il recepimento delle direttive europee del 2015: al momento, il disegno di legge è stato approvato dalla Camera, è in corso di esame in Commissione Cultura al Senato e dovrà poi essere approvato da quest’ultimo. Però, di abolizione del monopolio non se ne parla. Molti parlamentari, appartenenti a contrapposti schieramenti politici, stanno provando a formulare proposte alternative, finalizzate al ripensamento dell’assetto legislativo e ad una radicale riforma di una società che, a troppi e da troppo tempo, appare inefficiente e poco trasparente.

Le conclusioni cui perviene l’Autorità Antitrust sono assolutamente condivisibili e superano la discussione tra difensori del monopolio e antimonopolisti, fotografando correttamente la situazione attuale.

La direttiva – ma già la decisione CISAC della Commissione europea – consentono a società straniere di operare in Italia nel mercato della gestione collettiva del diritto d’autore. Ciò significa che l’unico effetto del diritto di esclusiva – comunemente, ma impropriamente qualificato monopolio – consiste nell’impedire a società italiane di operare in un mercato in cui, invece, sono già attive società straniere. In altri termini, quello che l’Antitrust – tra le altre cose – rimarca è che se un soggetto italiano vuole intermediare i diritti d’autore deve necessariamente stabilirsi all’estero, con un danno evidente per l’economia nazionale.

Un paradosso di cui è stato lungamente scritto nell’oramai lontano 2012, quando la direttiva Barnier era ancora in discussione, e che aveva indotto in tanti a ritenere l’art. 180 della legge sul diritto d’autore, nei fatti, già superato.

La speranza, adesso, è che il Parlamento faccia proprio il monito dell’AGCM. La strada è stata chiaramente indicata: diversamente, perseverando in un’ostinata difesa dell’attuale assetto legislativo, si corre il rischio di rinviare un problema che necessita, obiettivamente, di altra soluzione.

DISCLAIMER
Per  trasparenza si avvertono i lettori che lo Studio E-Lex assiste una società concorrente della SIAE.

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SMAU / Startup e diritto: cosa bisogna sapere?

Venerdì mattina alle ore 10, presso lo SMAU di Padova, il prof. Riccio terrà una relazione su “Startup e diritto: cosa bisogna sapere?”.

L’avvio di startup pone una serie di tematiche giuridiche che devono essere affrontate in modo adeguato per definire le scelte strategiche ed impostare le corrette metodologie operative e commerciali. (altro…)

Udienza in Corte di Giustizia per l’equo compenso

Si è tenuta ieri, presso la Corte di Giustizia, l’udienza della controversia Nokia Italia and Others (Case C-110/15) relativa alla conformità al diritto comunitario della legislazione italiana in materia di equo compenso. Nel procedimento in questione, E-Lex ha assistito un’importante associazione di consumatori, che rivendica l’eccessività delle tariffe – almeno rispetto al passato e rispetto a quelle previste in altri Paesi europei – per la c.d. copia privata effettuata attraverso smartphone, tablet, PC, pennette USB ed altri analoghi dispositivi e supporti.

YouTube non è responsabile per le violazioni del copyright dei suoi utenti

Il Tribunale di Monaco ha stabilito che YouTube non è responsabile per le violazioni del copyright commesse dai propri utenti. La società americana era stata citata in giudizio dalla GEMA, società di gestione collettiva dei diritti d’autore, la quale aveva osservato che YouTube otterrebbe enormi benefici economici dallo sfruttamento dei video caricati dagli utilizzatori della piattaforma.

Le dichiarazioni rese dalla GEMA all’indomani della decisione sono disponibili qui.

Opere orfane: al via l’utilizzo in digitale e online

Con il decreto legislativo 10 novembre 2014, n. 163 – pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 261 – è stata recepita la Direttiva 2012/28/UE sugli usi consentiti di opere orfane, ovvero di quelle opere creative protette dal diritto d’autore in relazione alle quali non è nota la paternità, ovvero non sono noti i titolari dei diritti di proprietà intellettuale.

La Direttiva trae origine dalla Raccomandazione del 2006 sulla digitalizzazione online, il cui principale obiettivo era quello di preservare il patrimonio culturale esistente, consentendogli la massima accessibilità da parte dei cittadini europei.

La discrasia tra la durata dei diritti d’autore (settant’anni dopo la morte dell’autore dell’opera) e la vita commerciale delle opere è nota: la maggior parte delle opere letterarie e scientifiche, che arricchiscono il patrimonio delle biblioteche, dopo qualche anno (in media cinque) sono fuori commercio. Opere, quindi, che sono difficilmente reperibili dagli utenti e che non determinano alcun ritorno economico per gli autori e per gli altri titolari dei diritti sulle opere stesse.

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AGCOM: sul Regolamento deciderà la Corte Costituzionale

Con Ordinanza n. 10016/2014, depositata in Cancelleria poche ore fa, la Prima Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, ha disposto la sospensione, con immediato rinvio alla Corte Costituzionale, del giudizio promosso da ANSO, FEMI e Open Media Coalition contro l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ed avente ad oggetto la legittimità del “Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”.

Gli avvocati Guido Scorza, Ernesto Belisario e Maria Laura Salvati, firmatari del ricorso, avevano infatti sollevato la questione di legittimità costituzionale, evidentemente condivisa dai giudici del Tar Lazio.

A termine di una lunga ed articolata motivazione, il Tribunale ha dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata la questone di legittimità costituzionale dell’art. 5 comma1, e degli artt. 14, comma 3, 15, comma 2, e 16, comma 3, del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, nonché del comma 3 dell’art. 32 bis del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, come introdotto dall’art. 6 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 44, in relazione agli articoli 2, 21, I e IV comma, 24 e 41 della Costituzione”. Ha dichiarato “altresì rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale delle medesime disposizioni in relazione agli articoli 21, II, III e IV comma, 24 e 25, I comma, della Costituzione”.

La parola, pertanto, passa alla Suprema Corte, chiamata a pronunciarsi sul contrasto tra la normativa che avrebbe legittimato AGCOM ad emanare il Regolamento impugnato e le disposizioni della nostra Costituzione.

Biblioteche libere di digitalizzare le opere in catalogo?

Le biblioteche possono digitalizzare i libri che hanno in catalogo e porli a disposizione degli utenti, in versione digitale, attraverso appositi terminali, consentendo, peraltro, a questi ultimi di stamparne copie negli stessi limiti ed alle stesse condizioni, nel rispetto dei quali, è già possibile fotocopiare le edizioni cartacee.

E’ questa la sintesi delle conclusioni dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in un procedimento di straordinario rilievo al quale, infatti, stanno partecipando – oltre alle parti del giudizio all’origine della controversia – numerosi Governi, tra i quali quello italiano e, soprattutto, le associazioni europee più rappresentative di biblioteche e editori.

La “pietra europea dello scandalo” è rappresentata dalla decisione di una biblioteca tedesca di porre a disposizione dei suoi utenti, previa digitalizzazione, la copia di un testo scientifico, autorizzando, addirittura, i propri utenti ad estrarne copie su una pennetta USB.

La casa editrice del testo in questione ha reagito citando in giudizio la biblioteca e contestandole la violazione dei propri diritti d’autore specie in ragione del fatto che la stessa biblioteca aveva rifiutato di accettare una proposta formulatale dall’editore di acquisto di licenze per la versione digitale del testo in questione.

Si è arrivati così davanti ai Giudici della Corte di Giustizia ai quali, nei giorni scorsi, l’Avvocato Generale ha suggerito di considerare il diritto di riproduzione in digitale – ovvero di digitalizzazione – esercitato al fine di rendere fruibile un’opera cartacea attraverso i terminali della biblioteca come parte integrante del diritto di comunicazione al pubblico e, dunque, della libera utilizzazione – rispetto a tale ultimo diritto – espressamente prevista per le biblioteche.

Continua a leggere su L’Espresso | Avvocato del diavolo di Guido Scorza

Impugnato il nuovo regolamento AGCOM dinanzi al TAR Lazio

Di seguito si riporta il testo del comunicato stampa di ANSO:

ANSO (Associazione Nazionale Stampa Online), FEMI, (Federazione Media digitali indipendenti) e Open Media Coalition hanno impugnato dinanzi al TAR del Lazio il Regolamento relativo alla tutela e promozione del diritto d’autore online, varato nelle scorse settimane dall’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni.

Nessuno intende mettere in dubbio l’importanza della tutela del diritto d’autore né vuole garantire l’impunità ai ladri di proprietà intellettuale ma il rispetto della legalità, della costituzione e delle libertà fondamentali viene prima di tutto.
E’ questa la posizione delle tre associazioni.

Non spettava ad AGCOM scrivere nuove regole per il diritto d’autore online, sostituendosi al Parlamento ed ai Giudici Ordinari ai quali la legge sul Diritto d’autore attribuisce la giurisdizione esclusiva in materia di proprietà intellettuale, prevedendo, peraltro, anche la possibilità per i titolari dei diritti di chiedere ed ottenere provvedimenti d’urgenza assolutamente analoghi a quelli che l’Authority si è ora attribuita il potere di emanare al posto dei giudici.

“Qualcuno scriverà certamente che siamo dalla parte dei pirati” – dicono i rappresentanti delle tre associazioni – “ma non è vero. Siamo semplicemente convinti che non si possa tutelare una categoria di diritti, calpestandone altri. La libertà di informazione, il diritto al giudice naturale, il diritto ad un giusto processo ed ad un giusto procedimento sono, tutti principi che, sfortunatamente, AGCOM ha scelto di ignorare. Che lo abbia fatto per una buona causa non vale a rendere meno grave quanto accaduto e, soprattutto, a rendere legittimo il Regolamento”.

L’applicazione delle disposizioni contenute nel provvedimento varato dall’Authority, peraltro, pone sulle spalle di tutti gli imprenditori che maneggiano contenuti digitali online macroscopici oneri e responsabilità attraverso i quali, di fatto, si trasferisce integralmente in capo a questi ultimi – che non sono né ladri né pirati – il costo dell’antipirateria.
La parola passa ora ai Giudici amministrativi e potrebbe, poi, passare ai Giudici dellaCorte di Giustizia dell’Unione Europea e, forse, anche a quelli della Corte Europea dei diritti dell’uomo.

“Credo sia solo un fatto di democrazia – dice l’Avv. Scorza che con i colleghi Belisario e Salvati assiste le tre associazioni – In un Paese normale se non si condivide la decisione di un’Autorità, prima si cerca il confronto ed il dialogo e, poi ci si rivolge ad un Giudice perché stabilisca chi ha ragione e chi ha torto e, eventualmente, ristabilisca la legalità”.

L’auspicio è che i Giudici amministrativi siano celeri nella definizione del giudizio perché l’ormai imminente entrata in vigore del provvedimento espone decine di milioni di cittadini italiani a possibili violazioni della propria libertà di manifestazione del pensiero e centinaia di imprenditori ad insostenibili oneri e responsabilità a fronte di colpe che non sono loro.

Fonte | Associazione Nazionale della Stampa Online

Regolamento AGCOM sul copyright: cosa c’è da sapere

Tra meno di tre mesi, e precisamente il 31 marzo del 2014, entrerà in vigore il Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, approvato il 13 dicembre scorso.

Nonostante le numerose critiche sollevate dai più nel corso della consultazione pubblica, prima fra tutte la legittimazione in capo ad AGCOM ad emettere un siffatto regolamento, il testo non è stato di molto modificato rispetto alla prima stesura, lasciando aperte diverse questioni problematiche.

Rinviando alla rassegna stampa curata da E-Lex per una visione di insieme sulle opinioni in merito, mettiamo in evidenza alcune delle maggiori criticità del provvedimento.

Diritto di difesa, giusto processo e principio del contraddittorio

In primo luogo, ciò che da più parti è stato sottolineato è che il nobile obiettivo di tutelare i diritti degli autori si voglia raggiungere attraverso un procedimento sommario che non rispetterebbe i diritti di difesa e ad un giusto processo.

Eppure l’Autorità, con il comunicato stampa con cui ha annunciato di aver approvato il Regolamento, ha difeso il proprio operato affermando che “il procedimento è caratterizzato dal pieno rispetto del principio del contraddittorio”.

È però evidente che la regolarità del contraddittorio rischia di rivelarsi inutile se l’interessato, seppur regolarmente reso edotto del procedimento a suo carico, non viene messo nella reale condizione di difendere i propri diritti ed è posto di fatto in una ingiustificata posizione impari rispetto a chiunque decida di proporre un’istanza all’AGCOM, piuttosto che rivolgersi al preposto giudice togato. (altro…)

Commissione europea: un passo avanti verso la modernizzazione del diritto d’autore nel mercato digitale

Il 5 dicembre 2012 la Commissione europea ha deciso di avviare all’inizio del 2013 una consultazione con tutti i soggetti interessati in vista di una possibile riforma del diritto d’autore nel mercato digitale da attuare nel corso del 2014.

Per la Commissione, infatti, la creazione di un vero mercato unico in questo settore richiede ancora importanti passi avanti in almeno 4 direzioni: garantire un sistema efficiente di remunerazione dei diritti d’autore, ampliare l’offerta di contenuti legali, spingere verso l’emersione di nuovi modelli di business e sostenere la lotta contro la pirateria e la diffusione di contenuti illegali.

A tal fine, a partire dall’inizio del prossimo anno la Commissione europea dialogherà con gli interessati su tutte le questioni che appaiono più urgenti nell’attuale situazione di mercato: trasferibilità transfrontaliera dei contenuti, User Generated Content, data e text mining, compenso per copia privata, accesso ai contenuti audiovisivi e tutela del patrimonio culturale.

Le consultazioni avranno termine nel dicembre 2013, quando la Commissione sarà chiamata a fare il punto sul lavoro svolto, indicando le soluzioni di mercato in grado raggiungere gli obiettivi perseguiti ovvero, se necessario, proponendo le riforme normative necessarie per una completa armonizzazione del diritto d’autore nel settore digitale.

A questo link sono reperibili ulteriori informazioni sulle consultazioni.

Le pubblicazioni di e-Lex: la Legge sul diritto d’autore

La legge sul diritto d’autore, n. 633 del 1941, rappresenta un testo fondamentale di riferimento per tutti gli operatori giuridici che lavorano nel settore della proprietà intellettuale.

Nel corso degli anni, la legge è stata modificata frequentemente, anche in settori molto importanti: si pensi, ad esempio, alla riforma della SIAE, avutasi con la Legge 9 gennaio 2008, n.2, ovvero ai ripetuti interventi comunitari, come nell’ambito dell’enforcement dei diritti d’autore

Queste continue integrazioni al testo originario pongono l’esigenza, per gli operatori della proprietà intellettuale, di un testo aggiornato alle più recenti novità.

Per questo motivo, e-Lex propone a tutti i lettori del suo blog il testo aggiornato della Legge sul diritto d’autore.

La revisione del testo, curata dall’Avv. Giovanni Maria Riccio, è la seconda delle pubblicazioni delle “Edizioni e-Lex”, testi scritti dai professionisti del nostro network e resi disponibili gratuitamente agli utenti: per scaricare il volume, infatti, è richiesto soltanto un Tweet o, in alternativa, un like alla nostra pagina Facebook.

Buona lettura!

CLICCA SUL BOTTONE PER SCARICARE IL TESTO IN FORMATO .pdf

[shaagi-button name=”Legge sul diritto d’autore”]

LAW & SOCIAL “Diritti d’autore: rivoluzione in arrivo?”

Accanto alla categoria dei diritti d’autore, che riconoscono all’autore facoltà esclusive di utilizzazione economica dell’opera, esistono una serie di diritti vicini attribuiti a chi, con la sua attività di impresa o con la propria creatività, interviene sull’opera stessa. Tali diritti, chiamati appunto “connessi” perché legati al diritto d’autore, sono quelli riconosciuti ad esempio agli artisti interpreti ed esecutori, ai produttori di dischi ed opere cinematografiche ed alle emittenti radiofoniche e televisive.

Nel nostro ordinamento, la tutela di tali diritti è prevista dalla legge italiana sul diritto d’autore (L. 633/1941) al Titolo II, intitolato “Disposizioni sui diritti connessi all’esercizio del diritto d’autore”.

Recentemente, dopo che a gennaio il Governo aveva varato il c.d. decreto Liberalizzazioni che sanciva la libertà nell’intermediazione dei diritti, è stato pubblicato lo schema del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri in materia di “requisiti minimi necessari ad un corretto sviluppo del mercato degli intermediari dei diritti connessi al diritto d’autore” volto a disciplinare il mercato di riferimento.

È questo l’argomento approfondito da Guido Scorza nel sesto appuntamento con “Law & Social”. Buona visione

Verso una nuova Direttiva sull’utilizzo delle opere “orfane”

Il 13 settembre 2012 il Parlamento europeo ha approvato in prima lettura la proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio su taluni usi consentiti di opere orfane.

A questo punto, se anche il Consiglio si pronuncerà favorevolmente sul testo approvato dal Parlamento, la nuova Direttiva potrà finalmente entrare in vigore.

La Direttiva si pone come traguardo quello di rendere libero l’utilizzo delle opere “orfane” da parte di biblioteche, istituti di istruzione, musei, archivi, istituti per il patrimonio cinematografico o sonoro ed emittenti di servizio pubblico, con l’obiettivo dichiarato di migliorare l’accesso al patrimonio culturale europeo da parte dei cittadini dell’Unione.

Non ogni utilizzo sarà consentito ma solo la messa a disposizione del pubblico delle opere “orfane” presenti nelle collezioni dei beneficiari della Direttiva ovvero la loro riproduzione a fini di digitalizzazione, messa a disposizione, indicizzazione, catalogazione, conservazione o restauro.

Per opere “orfane” si intendono quelle per le quali il titolare dei diritti non è stato individuato, ovvero, se anche sia stato individuato, non è stato comunque rintracciato.

Prima di poter utilizzare l’opera “orfana”, i beneficiari dei diritti dovranno in ogni caso dimostrare di aver svolto una ricerca diligente volta ad identificare ovvero a rintracciare tutti i titolari dei diritti sull’opera che si assume essere diventata “orfana”.

Se per i beneficiari, poi, lo sfruttamento delle opere nei limiti consentiti dalla Direttiva non sarà subordinato al pagamento di alcun compenso, lo stesso potrebbe non valere per gi utenti finali: nell’attuale versione della proposta i beneficiari, infatti, hanno la facoltà di generare un’entrata dagli usi consentiti delle opere “orfane”, anche se al solo fine di coprire i costi sostenuti per la digitalizzazione delle opere e per la loro messa a disposizione del pubblico.

La proposta, infine, dà ai titolari dei diritti la possibilità di riappropriarsi delle proprie creazioni, mettendo fine allo status di opera “orfana”; in questo, peraltro, i titolari hanno diritto a vedersi riconosciuto un equo compenso per l’utilizzo che è stato fatto dai beneficiari delle loro opere.

L’indicizzazione di link a siti “pirati” non viola il copyright

Il 30 agosto 2012 il Dipartimento di Giustizia statunitense ha disposto il dissequestro dei domini rojadirecta.com e rojadirecta.org, restituendoli al loro legittimo titolare, la società spagnola Puerto 80.

La vicenda ha avuto origine agli inizi del 2011 quando il Dipartimento di Giustizia, nell’ambito di una più vasta operazione volta a contrastare la pirateria online, aveva posto sotto sequestro una serie di siti internet, tra cui anche quelli contraddistinti dai domini in questione.

Per il Dipartimento di Giustizia “Rojadirecta” avrebbe contribuito alla violazione del diritto d’autore in rete, o indicizzando link a siti terzi che in alcuni casi trasmettevano illegalmente la diretta di eventi sportivi o organizzando un forum di discussione fra gli utenti del sito nel quale erano direttamente questi ultimi a postare i link incriminati.

Il clima è però radicalmente mutato quando di recente una corte federale degli Stati Uniti si è trovata a dover giudicare la fondatezza delle accuse di violazione del copyright rivolte a un sito di indicizzazione di video sul quale gli utenti avevano postato alcuni link a materiale diffuso in rete senza il consenso del titolare dei diritti.

In questo caso il Giudice ha rigettato tutte le accuse, sul presupposto che l’indicizzazione di link a materiale “pirata” non contribuisce in forma immediata e diretta alla violazione del copyright eventualmente posta in essere dai siti terzi cui puntano i link medesimi.

Del resto tale decisione è perfettamente allineata con quella resa in precedenza da un giudice spagnolo che, su analoghi presupposti, aveva respinto le accuse di pirateria mosse in Spagna contro “Rojadirecta”.

Il dissequestro dei due domini segue immediatamente la decisione della Corte federale; il Dipartimento di Giustizia non ha tuttavia chiarito le motivazioni per cui ha disposto il dissequestro anche se, ovviamente, è lecito supporre che altro non abbia fatto se non prendere atto del principio di diritto affermato dalla Corte federale, traendone le inevitabili conseguenze.