La Commissione Europea approva la concentrazione Facebook/Whatsapp

Facebook-e-WhatsApp

Ad agosto 2014 la Commissione Europea aveva ricevuto la notifica preventiva, obbligatoria per le concentrazioni di dimensione comunitaria, del progetto sulla base del quale Facebook Inc. intendeva acquisire il pieno controllo di  WhatsApp Inc. mediante acquisto di quote.

La Commissione Europea, infatti, deve analizzare e preventivamente approvare tutte le fusioni e le acquisizioni che coinvolgono imprese il cui fatturato sia, complessivo a livello mondiale, superiore a 5 miliardi di euro e, realizzato singolarmente nella UE, superiore a 250 milioni di euro. Ciò al fine di evitare operazioni che potrebbero avere un impatto negativo sulla concorrenza effettiva nello Spazio economico europeo o in una sua parte sostanziale.

A seguito dell’esame preliminare allora effettuato, la Commissione aveva ritenuto il progetto notificato come rientrante nel campo d’applicazione del regolamento sulle concentrazioni, riservandosi una decisione sulla compatibilità con gli equilibri del mercato comune e della concorrenza, avuto riguardo alla similarità tra Facebook Messenger, servizio fornito da Facebook Inc., e Whatsapp.

Lo scorso 3 ottobre, con un lungo comunicato stampa, la Commissione Europea ha reso noto di aver autorizzato la proposta di acquisizione, riconoscendo che la transazione non avrà alcuna ripercussione negativa sui consumatori e non porrà ostacoli alla concorrenza in quanto Facebook Messenger e WhatsApp non sono concorrenti prossimi.

Partendo dalle funzionalità comuni alle due applicazioni, la Commissione ha ritenuto necessario eseguire approfondimenti su tre particolari aree: comunicazione, social networking e pubblicità online.

Le sostanziali differenze tra i due servizi, nonostante alcuni punti in comune nelle funzionalità e nelle modalità di utilizzo, avuto anche riguardo alla continua evoluzione dell’offerta di applicazioni, non permetterebbero a Facebook, mediante l’acquisizione, di rafforzare la propria posizione nel mercato e, di conseguenza, ostacolare la concorrenza.

Una delle criticità sulla quale la Commissione si è concentrata, riguarda la possibilità che Facebook, sfruttando i dati raccolti tramite Whatsapp, possa rendere maggiormente mirata ed incisiva la pubblicità inserita in Facebook. Tale circostanza, seppur riconosciuta come probabile dalla Commissione, non è stata comunque ritenuta dannosa per gli equilibri della concorrenza, avuto riguardo alla molteplicità di servizi offerti sul mercato e tendenti, appunto, a fornire pubblicità mirata. Ogni ulteriore valutazione sugli effetti della concentrazione di dati sotto il controllo di Facebook, a detta della Commissione stessa, dovrà semmai essere fatta alla luce della normativa in materia di privacy.

Appare evidente, quindi, che l’acquisizione della più diffusa applicazione di messaggistica istantanea da parte del colosso di Palo Alto, seppur assolutamente corretta dal punto di vista delle regole sulla concorrenza, potrebbe suscitare perplessità e preoccupazione in relazione alla privacy degli utenti.

 

Digital Venice 2014: il video dell’intervento di Ernesto Belisario

Nell’Ambito di Digital Venice, E-Lex e l’Istituto per le politiche dell’innovazione hanno organizzato – in collaborazione con TechEconomy.it – l’incontro dibattito “Innovation vs. regulation. Clash or opportunity?”.

Questo l’intervento di Ernesto Belisario, socio fondatore di E-Lex.

Digital Venice 2014: il video dell’intervento di Stefano Epifani

Nell’Ambito di Digital Venice, E-Lex e l’Istituto per le politiche dell’innovazione hanno organizzato – in collaborazione con TechEconomy.it – l’incontro dibattito “Innovation vs. regulation. Clash or opportunity?”.
Questo l’intervento di Stefano Epifani, Chief Editor di TechEconomy.it e Professore presso l’Università La Sapienza

Digital Venice 2014: il video dell’intervento di Giovanni Maria Riccio

Nell’Ambito di Digital Venice, E-Lex e l’Istituto per le politiche dell’innovazione hanno organizzato – in collaborazione con TechEconomy.it – l’incontro dibattito “Innovation vs. regulation. Clash or opportunity?”.

Questo l’intervento di Giovanni Maria Riccio, Professore associato di Diritto europeo e comparato presso l’Università di Salerno e socio fondatore di E-Lex.

Digital Venice 2014: il video dell’intervento di Giovanni Amendola

Nell’Ambito di Digital Venice, E-Lex e l’Istituto per le politiche dell’innovazione hanno organizzato – in collaborazione con TechEconomy.it – l’incontro dibattito “Innovation vs. regulation. Clash or opportunity?”.

Questo l’intervento di Giovanni Amendola, Vice President, head of Relations with International Authorities, Telecom Italia.

Digital Venice 2014: il video dell’intervento di Laura Bononcini

Nell’Ambito di Digital Venice, E-Lex e l’Istituto per le politiche dell’innovazione hanno organizzato – in collaborazione con TechEconomy.it – l’incontro dibattito “Innovation vs. regulation. Clash or opportunity?”.

Questo l’intervento di Laura Bononcini, Head of Public Policy, Italy at Facebook.

Digital Venice 2014: il video dell’intervento di Lucio Gamba

Nell’Ambito di Digital Venice, E-Lex e l’Istituto per le politiche dell’innovazione hanno organizzato – in collaborazione con TechEconomy.it – l’incontro dibattito “Innovation vs. regulation. Clash or opportunity?”.

Questo l’intervento di Lucio Gamba, Chief Marketing Officer di Clouditalia Communications SpA..

Digital Venice 2014: il video dell’intervento di Davide D’Atri

Nell’Ambito di Digital Venice, E-Lex e l’Istituto per le politiche dell’innovazione hanno organizzato – in collaborazione con TechEconomy.it – l’incontro dibattito “Innovation vs. regulation. Clash or opportunity?”.

Questo l’intervento di Davide D’Atri, Presidente di Soundreef.com.

Digital Venice 2014: il video dell’intervento di Stefano Quintarelli

Nell’Ambito di Digital Venice, E-Lex e l’Istituto per le politiche dell’innovazione hanno organizzato – in collaborazione con TechEconomy.it – l’incontro dibattito “Innovation vs. regulation. Clash or opportunity?”.

Questo l’intervento di Stefano Quintarelli, deputato e membro dell’intergruppo Parlamentare Agenda Digitale.

SAVE THE DATE: Venezia, 9 luglio, E-Lex a Digital Venice

Digital Venice

Nell’Ambito di Digital Venice, E-Lex e l’Istituto per le politiche dell’innovazione organizzano  – in collaborazione con TechEconomy.it – l’incontro dibattito “Innovation vs. regulation. Clash or opportunity?”, che si terrà il 9 luglio a Venezia presso il Telecom Italia Future Centre.

Che si tratti di ormai maturi giganti del web come Google o delle Telecomunicazioni come Telecom o Vodafone, di ex startup cresciute in fretta come Uber e Soundreef o di nuove start up emergenti come Travel appeal, le regole – dappertutto e nel nostro Paese in modo particolare – sembrano inesorabilmente destinate a rappresentare, determinati e coriacei antagonisti di innovatori e rivoluzionari.

Eppure la storia moderna insegna che questi innovatori, crescono in fretta e producono, altrettanto in fretta, ricchezza e nuove opportunità di mercato e democrazia anche se, naturalmente, non sempre, non per tutti e non ovunque.

Possibile che il rapporto tra l’innovazione e la regolamentazione debba necessariamente essere tanto difficile e conflittuale.

Possibile che sia così complicato scrivere regole capaci di instradare l’innovazione nella direzione giusta limitando danni ed effetti collaterali – talvolta ineliminabili – e moltiplicando opportunità e benefici?

La recente decisione della Corte di Giustizia UE in materia di motori di ricerca e diritto all’oblio, il caso Tripadvisor del quale l’Autorità Antitrust italiana ha appena deciso di occuparsi, il confronto-scontro tra Uber ed i tassisti milanesi che fa parlare di sé da oltre un anno o quello, ormai atavico tra Soundreef e SIAE ed i dubbi e le perplessità con le quali deve confrontarsi chi voglia lanciare, in Italia, una startup innovativa sono li a testimoniare quanto complicato sia il rapporto tra innovazione e regolamentazione.

Forse aveva davvero ragione Macchiavelli quando nel suo Il Principe scriveva: “non è cosa più difficile a trattare né più dubbia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo a introdurre nuovi ordini; perché lo introduttore ha per nimici tutti quelli che delli ordini vecchi fanno bene ed ha tepidi difensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbero bene. La quale tepidezza nasce parte per paura degli avversari, che hanno le leggi dal canto loro, parte dalla incredulità degli uomini; e quali non credano in verità le cose nuove se non ne veggano nata una ferma esperienza.”. (Il Principe, N. Macchiavelli, Capitolo VI).

Ma poi la resistenza che la regolamentazione, talvolta, oppone all’innovazione ha davvero senso? Accade davvero che le regole possano frenare o anche solo arginare certe rivoluzioni innovative. Che ruolo hanno avuto le regole nella storia di giganti come Google, Facebook, Tripadvisor o Booking.com? Che ruolo avranno nel futuro di Uber? Non è che le regole riescono solo ad influenzare le startup in erba, inducendole a desistere e gettare la spugna?

Se fosse così ci sarebbe davvero di che preoccuparsi perché I più grandi continuerebbero a crescere ed I più giovani, sarebbero costretti a rinunciare.

Ne discutono giganti del web, giovani promesse ed emergenti con I regolatori. Noi come Istitituto per le politiche dell’Innovazione proviamo a fare da mediatori culturali e come E-Lex, Studio Legale a suggerire strade, strategie e soluzioni di compromesso.

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PROGRAMMA

Ore 15:30 – 16,00 – Welcome coffee e Registrazione

Ore 16,15 – Talk Show

Modera: Guido Scorza (Istituto politiche innovazione – E-lex)

Giorgia Abeltino – Google
Benedetta Arese Lucini – Uber
Stefano Quintarelli – intergruppo Parlamentare Agenda digitale
Davide D’Atri – Soundreef
Lucio Gamba – CloudItalia
Laura Bononcini – Facebook

Ore 17,30 – In the meantime outside Italy

Giovanni Maria Riccio (E-lex)

Modera: Ernesto Belisario (E-lex)

Mirko Lalli – Travel Appeal
Franco Brescia – Telecom Italia
Maria Luisa Cesaro – Vodafone
Antonio Nicita – AGCOM
Luigi Montuori – Garante Privacy (in attesa di conferma)
Stefano Epifani – Università La Sapienza, Chief Editor TechEconomy.it

18.30 – Fine dei lavori

The week in Italy No. 1 – Two cases on defamation via Tripadvisor and Facebook

An Italian professor has been sued for defamation after posting on Tripadvisor a critical review of a restaurant. According to the user, prices, service and, above all, quality of food and wine are inadequate to the standard of the restaurant, which could be one of the most famous and expensive of Bologna.
Most of all, the post criticizes the wine which would not been only bad, but even “undrinkable”. “I do not mean bad wine” – says the reviewer – “I’m talking about spoiled wine spoiled, which could cause health problems”.
The owners of the restaurant stand on the opinion that this comment is offensive and defamatory and, for this reason, sued the user, who has been investigated by the Public Prosecutor, and has received an invitation to appear before the public authority and defend her position.
The restaurant specifies that it appreciates Tripadvisor and that the popular platform has not been required to remove the post or involved in the legal case.

Italian media are also focusing their attention on another interesting case.
An Italian journalist has criticized the poster of a private school representing a teenager with a strong make-up, passing a lipstick on her lips, by saying “your posters and your banners are just chilling…Congratulations for the representation of women you offer… Have you been hibernated in the fifties and then woke up all of a sudden?”. Similarly, the journalist also expresses her view on her Facebook page, quoting and modifying the commercial jingle used by the school.
The school sued the woman for her expressions, assuming that they are defamatory. However, the journalist replies that she has not lied but only expressed an opinion and made a joke which was legitimate in the specific contest.

LAW & SOCIAL: “Per il tag ci vuole il consenso”

Il Gruppo “articolo 29” sulla tutela dei dati personali (così denominato perché istituito dall’articolo 29 della direttiva 95/46/CE) ha recentemente precisato che l’associazione di un tag all’immagine di una persona caricata su una piattaforma di social network, è possibile solo con il consenso esplicito dell’interessato.

In seguito alla decisione dei Garanti europei, Facebook, che aveva introdotto questa feature nei profili di tutti gli utenti, è stata costretta a modificare le proprie originarie policy in materia di tagging e riconoscimento facciale.

È questo il tema dell’approfondimento di Guido Scorza, nel terzo appuntamento con “Law & Social“.

Facebook elimina (per ora) il riconoscimento facciale

Facebook ha deciso di rimuovere, per gli utenti europei, la funzionalità del riconoscimento facciale a seguito dei suggerimenti pervenuti dalla Irish Data Protection Commissioner (DPC).

Ancora prima il social network era stato oggetto di una forte opposizione da parte del Governo tedesco, il quale aveva incentrato l’attenzione sui danni che tale funzionalità avrebbe potuto causare alla privacy di milioni di utenti. In particolare, le autorità tedesche avevano intimato a Facebook di eliminare il database di dati biometrici formato fin dall’avvio del riconoscimento facciale, per giunta senza la preventiva richiesta di consenso agli utenti.

Tutto ciò ha portato alla decisione dei vertici di Facebook di disattivare il Tag Suggest (implementato nel giugno 2011) per tutti gli utenti europei e di eliminare i template esistenti entro il 15 ottobre.

La feature incriminata funziona nel modo seguente: quando un utente procede al caricamento di una foto, l’applicazione suggerisce i nomi degli amici che potrebbero essere presenti nella stessa sulla base del riconoscimento facciale. L’utente può decidere se accettare o meno e, in caso affermativo, una notifica indicherà alla persona taggata l’inserimento nella foto.

La decisione da parte del social network di Menlo Park di abbandonare temporaneamente il facial tag, ha fatto sì che la stessa DPC, nel suo ultimo report,  attribuisse a Facebook buoni voti circa l’attenzione dedicata alla trasparenza e alla privaci degli utenti. Si legge testualmente: “agli utenti di Facebook viene dato il potere di controllare le proprie impostazioni con maggiore trasparenza, fornendo informazioni chiare sul periodo di conservazione dei dati personali e un accesso semplice e immediato ai propri dati”

Facebook ha fatto sapere che la rimozione del riconoscimento facciale sarà soltanto temporanea e la sua reintroduzione verrà subordinata alla ricerca di una strategia per informare al meglio gli utenti del Vecchio Continente. Del resto, il Social punta molto su questa feature, vista anche la recente acquisizione di Face.com.

Suggerimento: senza aspettare l’eliminazione della funzione da parte di Facebook, è possibile disattivarla manualmente. Entrando nelle impostazioni Privacy, alla voce “Chi può vedere i suggerimenti dei tag quando vengono caricate foto che ti somigliano”, basterà accertarsi che sia selezionata l’opzione “Nessuno”.