Corso di aggiornamento: Il nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati personali

Lo Studio Legale e-Lex organizza quattro incontri di formazione e di aggiornamento sul nuovo Regolamento Generale in materia di protezione dei dati personali. Ogni incontro avrà la durata di quattro ore e sarà tenuto presso la sede dello studio, nel centro storico di Roma (zona Largo Argentina). Ai partecipanti sarà distribuito materiale informativo, contenente le maggiori novità legislative e giurisprudenziali in materia di privacy, oltre ad una raccolta di articoli curata dai soci dello studio. È prevista una sezione Q&A, per rispondere ai quesiti dei partecipanti. Il corso è gratuito per i soggetti rientranti nella categorie dei destinatari, fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Destinatari

Data Protection Officer, Avvocati in-house, Responsabili HR e gestione del personale, Digital specialist, Responsabili marketing e social media, Sviluppatori software, Pubbliche amministrazioni.

Programma

Primo incontro

Introduzione al Regolamento

Ambito di applicazione soggettivo e oggettivo

Dati personali, dati sensibili, dati giudiziari, dati anonimi

Principi del Regolamento (Liceità, finalità, necessità, proporzionalità, pertinenza)

One Stop Shop

Titolare del trattamento, responsabile, data protection officer

Titolarità nei gruppi societari

Q&A

Secondo incontro

Informativa e consenso

Diritti dell’interessato

Diritto di accesso e riscontro all’interessato

Portabilità

Regole di accountability

Privacy by Design e Privacy by Default

Diritto all’oblio, rettificazione, cancellazione

Q&A

Terzo incontro

Particolari tipologie di trattamento (giornalisti, minori, ecc.)

Profilazione e Registro delle opposizioni

Big data e compliance normativa

Privacy impact assessments (PIA) e data audit

Misure di sicurezza

Mappatura dei flussi di dati

Risk management, data breach e obblighi del titolare

Q&A

Quarto incontro

Trasferimento di dati all’estero. Il Privacy Shield

Data retention e cloud computing

Codici di condotta e certificazioni

Le Autorità Garanti (nazionali ed europee)

Reclami, ricorsi e segnalazioni

Sanzioni

Risarcimento danni

Q&A

Docenti

Guido Scorza Partner dello studio e-Lex. Insegna presso le Università di Bologna e di Roma. Assiste compagnie di telecomunicazioni, startup, società editoriali.

Giovanni Maria Riccio Partner dello studio e-Lex. Professore di Diritto della comunicazione nell’Università di Salerno, assiste compagnie di telecomunicazioni, società radiofoniche e agenzie pubblicitarie.

Ernesto Belisario Partner dello studio e-Lex. Consulente di pubbliche amministrazioni, enti ospedalieri e startup. Esperto di archiviazione documentale, è consulente governativo.

Alessandro Di Gioia Partner dello studio e-Lex. Assiste società radiofoniche, agenzie pubblicitarie, incubatori e startup.

Maria Laura Salvati Senior associate dello studio e-Lex. Consulente di compagnie telefoniche e startup.

 

Date

10 novembre 2016 – 15-19

17 novembre 2016 – 15-19

24 novembre 2016 – 15-19

1 dicembre 2016 – 15-19

Nel corso di ogni giornata formativa è previsto un coffee & tea break e, al termine, un light aperitif.

Sede 

Studio legale e-Lex

Via dei Barbieri 6

00186 – Roma

Per maggiori informazioni: posta@e-lex.it

 

SMAU / Startup e diritto: cosa bisogna sapere?

Venerdì mattina alle ore 10, presso lo SMAU di Padova, il prof. Riccio terrà una relazione su “Startup e diritto: cosa bisogna sapere?”.

L’avvio di startup pone una serie di tematiche giuridiche che devono essere affrontate in modo adeguato per definire le scelte strategiche ed impostare le corrette metodologie operative e commerciali. (altro…)

Udienza in Corte di Giustizia per l’equo compenso

Si è tenuta ieri, presso la Corte di Giustizia, l’udienza della controversia Nokia Italia and Others (Case C-110/15) relativa alla conformità al diritto comunitario della legislazione italiana in materia di equo compenso. Nel procedimento in questione, E-Lex ha assistito un’importante associazione di consumatori, che rivendica l’eccessività delle tariffe – almeno rispetto al passato e rispetto a quelle previste in altri Paesi europei – per la c.d. copia privata effettuata attraverso smartphone, tablet, PC, pennette USB ed altri analoghi dispositivi e supporti.

La Corte di Cassazione sulle telefonate mute

La Corte di Cassazione, con sentenza depositata il 4 febbraio scorso, ha confermato l’illiceità delle cc.dd. telefonate mute.

Molti call center, infatti, per ridurre i tempi morti tra una telefonata e l’altra, generano chiamate per mezzo di sistemi automatizzati, senza che vi sia un operatore disponibile a rispondere. Ciò determina lunghi silenzi e, in taluni casi, imbarazzo o preoccupazione nel destinatario della chiamata (alle volte contattato anche 10 o 15 volte nello spazio di poche ore). (altro…)

Il Garante privacy sanziona la formazione di elenchi telefonici con dati presi dal web

Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato una società che “pescava” on line, per mezzo di appositi software, dati e informazioni per realizzare elenchi telefonici.

Il Garante ha ricordato la necessità di utilizzare il DBU (data base degli utenti) l’archivio elettronico che raccoglie  numeri di telefono e  altri dati dei clienti di tutti gli operatori nazionali di telefonia fissa e mobile.

L’unica possibile alternativa è rappresentata dalla possibilità di raccogliere i consensi dei singoli utenti.

Ulteriori informazioni sul caso sono disponibili sul sito del Garante.

YouTube non è responsabile per le violazioni del copyright dei suoi utenti

Il Tribunale di Monaco ha stabilito che YouTube non è responsabile per le violazioni del copyright commesse dai propri utenti. La società americana era stata citata in giudizio dalla GEMA, società di gestione collettiva dei diritti d’autore, la quale aveva osservato che YouTube otterrebbe enormi benefici economici dallo sfruttamento dei video caricati dagli utilizzatori della piattaforma.

Le dichiarazioni rese dalla GEMA all’indomani della decisione sono disponibili qui.

La Commissione e gli Stati Uniti si accordano sul Privacy Shield

La Commissione europea e il governo americano hanno raggiunto un’intesa sul Privacy Shield, l’accordo che dovrebbe sostituire i safe harbor agreement dopo la sentenza Schrems della Corte di Giustizia.
Il testo dell’accordo non è stato ancora licenziato, ma prevedrà maggiori garanzie per i cittadini comunitari, l’impegno da parte degli Stati Uniti di limiti chiari, garanzie e meccanismi di controllo nelle attività di sorveglianza per motivi di sicurezza nazionale e regole certe per le imprese.
Il comunicato stampa della Commissione europea è disponibile all’indirizzo http://europa.eu/rapid/press-release_IP-16-216_en.htm.

Convegno del Garante Privacy “La società sorvegliata”

Sono state pubblicate sul sito del Garante per la protezione dei dati personali le slide e le relazioni del Convegno “La società sorvegliata” che si è tenuto lo scorso 28 gennaio 2016 presso l’Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari in Via di Campo Marzio a Roma. Tra i relatori anche Guido Scorza, managing partner di e-Lex, la cui presentazione è disponibile qui.

Ernesto Belisario e Guido Scorza incontrano Tim Berners Lee

Ernesto Belisario e Guido Scorza parteciperanno questa mattina all’incontro con Tim Berners Lee, “papà” del web e direttore del World wide web Consortium, in occasione del workshop con il Ministro Madia sull’implementazione dell’Agenda digitale italiana. Si parlerà di SPID (sistema di identità digitale), domicilio digitale e comunicazioni tra PA e cittadino.

Guido Scorza relatore al convegno “La società sorvegliata. I nuovi confini della libertà”

Il prossimo 28 gennaio 2016, Guido Scorza sarà relatore al Convegno del Garante in occasione della Giornata Europea della privacy “La società sorvegliata. I nuovi confini della libertà”.
Il convegno sarà aperto da Antonello Soro, Garante per la protezione dei dati personali, e chiuso dalla Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini.
L’accesso alla Sala sarà consentito fino alle ore 9,15
Ulteriori informazioni sull’evento sono disponibili qui.

Presentata in Brasile la Carta di Internet

“L’accesso a Internet è diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale”. E’ questo l’articolo 2 della Dichiarazione dei diritti in Internet, un documento composto da un preambolo e quattordici articoli che ha visto la luce nella sala del mappamondo della Camera dei Deputati. La presentazione è avvenuta a un anno esatto dall’annuncio, da parte della Presidente della Camera, Laura Boldrini, dell’istituzione della Commissione di studio per l’elaborazione di principi in tema di diritti e doveri relativi ad Internet, presieduta da Stefano Rodotà, con il compito, appunto, di arrivare alla stesura di un Internet bill of rights italiano ma con un’ambizione europea e, anzi, globale.
Non è, infatti, un caso che nella relazione di accompagnamento si citi espressamente il Marco Civil brasiliano – il primo Internet bill of rights ad essere approvato in un Parlamento – perché è proprio in Brasile, a Joao Pessoa, che il 9 novembre, nel corso dell’Internet Governance Forum 2015, è stata tenuta a battesimo la Dichiarazione dei diritti in Internet, nel suo debutto nella società internazionale.
Un gesto carico di significato perché, per una volta, il nostro Paese si è presentato alla comunità globale che si occupa di Internet, anziché per raccontare degli enormi ritardi e divide digitali che ne rallentano l’ingresso nella società dell’informazione, di una sua eccellenza nello studio ed elaborazione di un insieme di diritti che potrebbero davvero rappresentare il cuore di una Carta costituzionale del cyberspazio.
E, in effetti, la Dichiarazione dei diritti in Internet “rischia” davvero di andare ad allungare l’elenco dei tanti esempi di italiche virtù destinati ad essere più apprezzati e famosi all’estero che nel nostro Paese, perché, in Italia, per il momento, sarà “solo” una mozione con la quale il Parlamento, a settembre, impegnerà il governo a tenere in debito conto i princìpi che vi sono fissati nelle future iniziative in materia digitale.
Non poco, naturalmente, ma meno di quanto meriterebbe un documento che non è esagerato definire storico, sia per il metodo attraverso il quale si è arrivati alla sua stesura – una commissione nell’ambito della quale parlamentari, esperti, stakeholder e società civile si sono confrontati in modo franco ed aperto, acquisendo decine di opinioni e pareri – sia per il suo contenuto.
E basta leggere alcuni passaggi dei quattordici articoli lungo i quali la Dichiarazione dei diritti in Internet si snoda per capire che si tratta di una Carta che va al cuore delle questioni dalle quali dipende il futuro della Rete in Italia e nel mondo e, attraverso la Rete, probabilmente quello di un’umanità che, ormai, vive, dialoga, cresce e si trasforma in una dimensione di interconnessione telematica costante ed universale.
E’ l’articolo 1, come è giusto che sia, che riassume il senso dell’intera dichiarazione: “Sono garantiti in Internet i diritti fondamentali di ogni persona riconosciuti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dalle costituzioni nazionali e dalle dichiarazioni internazionali in materia”.
Internet non è un altrove rispetto ai nostri Stati, Internet non è un far west, Internet non è altro se non un ambito nuovo – e, anzi, ormai neppure così tanto nuovo – nel quale non c’è ragione per la quale non riconoscere, ad ogni essere umano, quei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino attorno ai quali, la comunità internazionale, con alcune tristi eccezioni, si riconosce ormai da decenni.
E basterebbe, probabilmente questo, se la Dichiarazione dei diritti in Internet fosse, per davvero, una carta costituzionale – e basterà quando lo sarà – per far ordine tra tante piccole e grandi ingiustizie che i cittadini hanno subito e subiscono nella loro dimensione telematica, probabilmente, più spesso per mano degli Stati che li governano che dei grandi protagonisti privati del web che, pure, naturalmente, non sono senza “peccati”.
Deroghe ed eccezioni ai diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino sono, infatti, negli ultimi lustri – in Italia ed all’estero – diventate tanto frequenti da potersi considerare la regola.
La “velocità” delle comunicazioni online, l’immaterialità delle condotte nelle reti telematiche, la dimensione extraterritoriale e globale di internet hanno finito con il far passare un principio del quale sono intrise decine di leggi, secondo il quale ciò che è tecnicamente possibile fare per contrastare qualsiasi genere di fenomeno illecito – piccolo o grande che sia – può e deve essere considerato anche giuridicamente legittimo e democraticamente sostenibile.
Non si può, quindi, che salutare con entusiasmo – e forse un pizzico di patriottica fierezza – la Dichiarazione dei diritti in Internet, quando, navigando tra i suoi articoli, ci si imbatte nel diritto di accesso a Internet, in quello alla conoscenza ed all’educazione anche attraverso il web ed il digitale, nel diritto alla privacy ed all’identità personali ed in quello ad una rete neutrale nella quale ciò che si cerca ed i contenuti o servizi verso i quali si naviga non incidono sulla “libertà di circolazione” dei dati e degli utenti.

L’intervento di Guido Scorza alla tavola rotonda sull’art. 34-bis

Venerdì 8 maggio 2015, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, si è svolta la Tavola rotonda dal titolo “Art. 34 bis, accesso ad Internet come diritto sociale”. Hanno aperto i lavori Federico Castorina, Presidente di “Cultura Democratica” e il deputato Paolo Coppola, primo firmatario del ddl 2816/2015 su art. 34 bis, diritto di accesso ad Internet.

L’avv. Guido Scorza, socio fondatore dello studio E-Lex, è intervenuto alla tavola rotonda. Di seguito il suo intervento.

L’intervento di Guido Scorza a #Leopolda5

In occasione della Leopolda 2014, Guido Scorza descrive l’esperienza dello studio E-Lex.

Guido Scorza membro della task force di Caio per l’Agenda Digitale

Lo scorso 21 ottobre, in occasione del Forum dell’Agenda Digitale promosso da Confindustria, Francesco Caio, commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, ha nominato una task force composta da 12 esperti in materia di digitalizzazione ed e-government, tra i quali figura anche l’Avv. Prof. Guido Scorza.

Obiettivo dell’unità di missione è quello di accelerare il processo di concretizzazione dell’Agenda, per porre rimedio alla situazione di empasse attuale, caratterizzata da numerosi ritardi nell’adozione dei provvedimenti attuativi. In particolare, il team di Caio è a lavoro sui temi strategici per la digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche quali l’identità digitale, la fatturazione elettronica, l’anagrafe unica e il fascicolo sanitario elettronico.

La realizzazione di tali obiettivi rappresenterebbe un tassello importante sul versante della semplificazione della P.A. dal quale deriverebbero importanti risparmi, utilizzabili per portare a compimento ulteriori punti dell’Agenda ancora irrealizzati.

LAW & SOCIAL: “Per il tag ci vuole il consenso”

Il Gruppo “articolo 29” sulla tutela dei dati personali (così denominato perché istituito dall’articolo 29 della direttiva 95/46/CE) ha recentemente precisato che l’associazione di un tag all’immagine di una persona caricata su una piattaforma di social network, è possibile solo con il consenso esplicito dell’interessato.

In seguito alla decisione dei Garanti europei, Facebook, che aveva introdotto questa feature nei profili di tutti gli utenti, è stata costretta a modificare le proprie originarie policy in materia di tagging e riconoscimento facciale.

È questo il tema dell’approfondimento di Guido Scorza, nel terzo appuntamento con “Law & Social“.