Furti di dati sul Play Station Network: i giudici danno ragione a Sony

Un giudice distrettuale della California ha respinto la class action presentata dagli utenti del PlayStation Network (PSN) contro Sony, dopo che – oltre un anno e mezzo fa – il sistema era stato bucato da un attacco hacker.

Tale circostanza aveva costretto la casa giapponese a mettere offline i servizi PSN al fine di arginare la falla dei sitemi che aveva portato alla sottrazione dei dati (indirizzi email, user name, password) di molti utenti, così come reso noto da un comunicato ufficiale.

Il PlayStation Network è un ambiente interattivo al quale si può accedere attraverso le console di gioco della Sony, che permette di poter fruire di giochi ed altri contenuti multimediali online sia a titolo gratuito che a pagamento mediante carta di credito.

Con la proposizione dell’azione si richiedeva la condanna di Sony per non aver tutelato adeguatamente gli utenti adottando secondo le pratiche standard di settore, esponendo ad un rischio eccessivo la sicurezza dei dati degli utenti dal quale sarebbero derivati furti d’identità e frodi.

Tuttavia, il giudice Anthony J. Battaglia ha rigettato la maggior parte delle argomentazioni dei convenuti, riconoscendo che la Sony non aveva mai promesso agli utenti nelle clausole contrattuali del servizio PSN un servizio di sicurezza perfetto ed impenetrabile.

Infatti la privacy policy del PSN recita”there is no such thing as perfect security” e ancora “we cannot ensure or warrant the security of any information transmitted to us through [the PSN]“. Pertanto, secondo il giudice, la casa nipponica non avrebbe ingannato gli utenti promettendo una tutela poi non approntata nel caso concreto, ma si sarebbe trattato di una circostanza ricompresa nel documento concernente le politiche di riservatezza del servizio, accettato dagli utenti.

Il giudice ha inoltre rilevato che Sony nei termini di servizio non fornisce “alcuna garanzia circa la qualità, la funzionalità, la disponibilità o le prestazioni di Sony Online Services, o qualsiasi contenuto o servizio offerto su o attraverso Sony Online Services” e pertanto non era tenuta a fornire “un servizio continuo e senza interruzioni…“.

In virtù di tali osservazioni la maggior parte delle argomentazioni a fondamento della class action sono state rigettate ed è stato assegnato alle parti un termine entro il quale riformulare le domande.