Approvato dal Senato il disegno di legge in tema di modifiche al reato di diffamazione a mezzo stampa

Il Dl diffamazione è arrivato al Senato lo scorso 9 ottobre. Niente più carcere, ma il testo prevede multe fino a 60mila euro. Ai giornali e periodici diffusi via web il giudice potrà richiedere la rimozione delle immagini e dei dati di chi si è sentito diffamato, introducendo così a livello normativo il tema del diritto all’oblio.

Le novità più rilevanti sono quindi le seguenti:

1)    In relazione alla diffamazione a mezzo stampa, la pena detentiva – attualmente prevista con la reclusione fino ad un anno – è sostituita da una sanzione pecuniaria fino a diecimila euro. La sanzione è aggravata, con una multa che va dai 10 ai 50mila euro, se la diffusione della notizia sia avvenuta con la consapevolezza della falsità della stessa.  La rettifica, se conforme a quanto prevede il testo, sarà valutata dal giudice come causa di non punibilità sia per il direttore responsabile, sia per l’autore dell’offesa. E’ altresì prevista l’interdizione da uno a sei mesi dalla professione solo in caso di recidiva reiterata.

2)    Ferma restando la rettifica, l’interessato può chiedere ai siti internet ed ai motori di ricerca, l’eliminazione dei contenuti diffamatori o dei dati personali trattati in violazione di legge.

3)    In tema di rettifica, la novella legislativa prevede che la stessa dovrà essere pubblicata gratuitamente, entro due giorni dalla ricezione della richiesta, senza risposta, senza commento e senza titolo, e menzionando titolo, data e autore dell’articolo da rettificare.

4)    Viene meno la responsabilità a titolo di colpa del direttore della testata, fuori ovviamente i casi di concorso con l’autore dell’articolo, tranne nel caso in cui il delitto sia conseguenza della violazione dei doveri di vigilanza della pubblicazione. La pena è comunque ridotta di un terzo, mentre è esclusa la pena accessoria dell’interdizione alla professione.

Il provvedimento, che ha ottenuto 170 voti a favore, 10 contrari e 47 astensioni, passa ora all’esame della Camera.