Si scrive FOIA, si legge diritto di sapere (e di contare). Ed è ora che arrivi in Italia

Quali sono le principali cause di decesso nel Comune in cui viviamo da quando è stato aperto uno stabilimento industriale? Quali sono le spese per cui i nostri parlamentari hanno chiesto il rimborso? Quali sono stati i ristoranti che hanno avuto ispezioni per violazioni igieniche nelle cucine?

Si tratta di domande la cui risposta è contenuta in archivi e documenti che sono a disposizione della Pubblica Amministrazione ma che, purtroppo, non abbiamo il diritto di conoscere.

Nel nostro Paese, infatti, le informazioni della pubblica amministrazione non sono conoscibili da tutti i cittadini

Ciascuno può avere accesso soltanto ai documenti per i quali nutra un interesse “diretto, concreto e attuale” nell’ambito di uno specifico procedimento amministrativo che lo riguardi (ad esempio, i miei compiti in caso di partecipazione ad un pubblico concorso). Ma la cosa ancora più grave è che la legge che disciplina la “trasparenza” (la “vecchia” Legge n. 241/1990) prevede espressamente che non sono ammissibili le richieste di accesso agli atti amministrativi “preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”.

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