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Vendite piramidali: nuovo intervento sanzionatorio dell’AGCM

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Con provvedimento pubblicato lo scorso 3 novembre, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è intervenuta nuovamente in materia di vendite piramidali, sanzionando la condotta di un professionista che avrebbe diffuso, attraverso il proprio sito internet, messaggi pubblicitari volti ad promuovere sistemi di investimento caratterizzati dalla presenza di incentivi economici, in favore degli aderenti, legati essenzialmente all’ingresso di altri partecipanti nella rete di vendita.

L’Autorità ha ritenuto che la condotta integrasse una pratica commerciale vietata ai sensi dell’art. 23 del Codice del Consumo, che contiene la cd. black list di pratiche considerate in ogni caso ingannevoli, nonché ai sensi dell’art. 22 del Codice.

L’art. 23 lett. p) vieta la creazione di sistemi di vendita piramidali, vale a dire quei sistemi nei quali il consumatore fornisce un contributo in cambio della prospettiva di poter ricevere un corrispettivo che deriva, però, principalmente dall’entrata di altri soggetti nel sistema più che dall’effettiva vendita o dal consumo di prodotti. Lo scopo di tale divieto è quello di evitare una eccessiva dilatazione di quei sistemi distributivi basati sul progressivo ampliamento della base di soggetti reclutati, con conseguente danno a carico dei soggetti che hanno investito nella piramide una volta che la catena si estenda in maniera esponenziale.

All’esito dell’istruttoria svolta dall’AGCM è emerso che le possibilità di guadagno per gli aderenti ai programmi di investimento oggetto di indagine erano collegate esclusivamente all’inserimento di nuovi soggetti nella struttura piramidale e non allo svolgimento di una effettiva attività di vendita di beni o servizi. Le caratteristiche di tali attività, infatti, sono risultate di fatto imprecisate nella presentazione dei diversi programmi di investimento, riducendosi quindi gli stessi a mero pretesto per ampliare la rete di consumatori affiliati.

L’AGCM ha ritenuto, inoltre, che le comunicazioni promozionali diffuse dal professionista attraverso il proprio sito internet fossero omissive ai sensi dell’art. 22 del Codice, in quanto non veritiere e lacunose erano le informazioni rese circa il sistema di remunerazione dei programmi idi investimento e l’effettiva fruibilità di tali guadagni da parte degli aderenti: nella descrizione dei programmi non era chiarito, infatti, che i guadagni prospettati avrebbero potuto essere conseguiti solo a fronte di un alto numero di nuovi aderenti, mentre, in caso di interruzione della catena di affiliazione, scarsi sarebbero stati i benefici economici conseguiti.

Qui il testo del provvedimento.

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