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Verso una nuova Direttiva sull’utilizzo delle opere “orfane”

Il 13 settembre 2012 il Parlamento europeo ha approvato in prima lettura la proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio su taluni usi consentiti di opere orfane.

A questo punto, se anche il Consiglio si pronuncerà favorevolmente sul testo approvato dal Parlamento, la nuova Direttiva potrà finalmente entrare in vigore.

La Direttiva si pone come traguardo quello di rendere libero l’utilizzo delle opere “orfane” da parte di biblioteche, istituti di istruzione, musei, archivi, istituti per il patrimonio cinematografico o sonoro ed emittenti di servizio pubblico, con l’obiettivo dichiarato di migliorare l’accesso al patrimonio culturale europeo da parte dei cittadini dell’Unione.

Non ogni utilizzo sarà consentito ma solo la messa a disposizione del pubblico delle opere “orfane” presenti nelle collezioni dei beneficiari della Direttiva ovvero la loro riproduzione a fini di digitalizzazione, messa a disposizione, indicizzazione, catalogazione, conservazione o restauro.

Per opere “orfane” si intendono quelle per le quali il titolare dei diritti non è stato individuato, ovvero, se anche sia stato individuato, non è stato comunque rintracciato.

Prima di poter utilizzare l’opera “orfana”, i beneficiari dei diritti dovranno in ogni caso dimostrare di aver svolto una ricerca diligente volta ad identificare ovvero a rintracciare tutti i titolari dei diritti sull’opera che si assume essere diventata “orfana”.

Se per i beneficiari, poi, lo sfruttamento delle opere nei limiti consentiti dalla Direttiva non sarà subordinato al pagamento di alcun compenso, lo stesso potrebbe non valere per gi utenti finali: nell’attuale versione della proposta i beneficiari, infatti, hanno la facoltà di generare un’entrata dagli usi consentiti delle opere “orfane”, anche se al solo fine di coprire i costi sostenuti per la digitalizzazione delle opere e per la loro messa a disposizione del pubblico.

La proposta, infine, dà ai titolari dei diritti la possibilità di riappropriarsi delle proprie creazioni, mettendo fine allo status di opera “orfana”; in questo, peraltro, i titolari hanno diritto a vedersi riconosciuto un equo compenso per l’utilizzo che è stato fatto dai beneficiari delle loro opere.

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